Cancro alla prostata " legato" al reddito - di Patrizia Guenzi

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Cancro alla prostata " legato" al reddito - di Patrizia Guenzi

Non sempre una buona disponibilità finanziaria garantisce più salute. Nel caso della patologia oncologica più diffusa tra i maschi, trovarsi in cima alla scala sociale, essere più istruiti, più informati, godere di un miglior accesso alle cure aumenta il rischio di una diagnosi di tumore alla prostata. Un paradosso che emerge dalla prima inchiesta nazionale sui pro e contro di un depistaggio a tappeto della malattia condotto dagli ospedali universitari di Ginevra, Hug, e pubblicato nella rivista Preventive Medicine. Nell’arco di due decenni, 1992-2012, sono stati monitorati 12.034 uomini dai 50 ai 75 anni , ed è stato dimostrato che un livello socio-economico elevato costituisce un fattore di rischio. Vediamo perché.
Contrariamente a ciò che avviene per il cancro al seno nella donna, un depistaggio sistematico a partire dai 50 anni, (l’esame del tasso di Psa nel sangue, una proteina prodotta dalla prostata), non è consigliato per gli uomini in Svizzera. Le cifre pubblicate dall’Hug, infatti, dimostrano che quasi una volta su due, le cellule tumorali scoperte non si sarebbero sviluppate, oppure l’avrebbero fatto così lentamente da non avere alcun impatto negativo sulla vita della persona. Proprio il controllo del Psa nel sangue, molto semplice e indolore, può avere conseguenze estremamente pesanti. Molti uomini si ritrovano catapultati in un vortice ansioso, costretti a sottoporsi ad ulteriori esami. Con una biopsia della prostata, il prelevamento di un piccolo campione sospetto, si rischia un’infezione; con un’ablazione completa, il pericolo è di soffrire di impotenza o di incontinenza negli anni futuri.
Insomma, a volte fare meno meglio è. L’utilità del Psa è stata messa in discussione la prima volta nel 2009, per alcuni studi era all’origine di sovradiagnosi, tra il 23 e il 42% dei casi, e sovratrattamenti. Dall’indagine dell’Hug emerge che nel 1992 il 55,2% degli uomini si era sottoposto al test almeno una volta contro il 70% nel 2012. Un’altra inchiesta fatta nel 2004 a Ginevra concludeva che oltre il 60% dei medici generalisti e degli urologi raccomandava sistematicamente l’esame ai pazienti over 50. Intanto, in Svizzera la Società di medicina interna ha inserito il Psa, fatto senza una discussione preliminare col paziente, tra le cinque procedure da evitare. Mentre la Società di urologia raccomanda un "utilizzo ragionato del Psa". Il professor Christophe Iselin, responsabile del servizio di urologia all’Hug, interpellato da Le Matin Dimanche - che al tema ha dedicato un ampio servizio - ha spiegato che negli ultimi anni i medici sono diventati molto più prudenti. Prima, si procede a tutta una serie di valutazioni sui fattori di rischio, come l’ereditarietà o l’età.
Tuttavia, il tema non va banalizzato. Ogni anno in Svizzera si contano 6mila nuovi casi e 1300 decessi. Inoltre, quasi un terzo di tutti i tumori maschili riguardano la prostata, il rischio aumenta a partire dai 50 anni. Va anche detto che l’esame del Psa rappresenta comunque un sollievo per numerosi uomini a rischio. Come spiega il professor Pierre Yves Dietrich, responsabile del servizio di oncologia all’Hug: "Se fate il test a 60 anni e il dosaggio del Psa è basso, non dovrete più rifarlo per molti anni. È ciò che capita alla maggior parte dei pazienti".
Intanto, per offrire una consulenza più mirata e cure più appropriate ai malati, l’Hug di Ginevra ha aperto un centro del cancro della prostata. Inaugurato ufficialmente lo scorso novembre, è in funzione dal 2014 e ha già accolto oltre 4mila pazienti. Ogni settimana, all’incira 25 casi vengono discussi nell’ambito di un colloquio pluridisciplinare tra urologi, oncologi, radiologi, sessuologi e specialisti del dolore. Un approccio coordinato che sta prendendo piede un po’ in tutti gli ospedali. "A Ginevra, come al Chuv di Losanna, ad esempio, esiste già un centro del cancro al seno, ma anche numerose altre collaborazioni nel trattamento dei tumori in generale - spiega Dietrich -. Per qualsiasi tipo di cancro, diagnosi, cura e terapia sono diventate estremamente complesse e più mirate, da qui l’importanza di condividere le nostre conoscenze".

http://www.caffe.ch/stories/cronaca/53560_cancro_alla_prostata_legato_al_reddito/

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