Un anno di Borsa a Piazza Affari

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Un anno di Borsa a Piazza Affari

Fine anno, tempo di bilanci. Per la Borsa italiana il 2015 è risultato senza dubbio un anno positivo, il nostro indice di riferimento, il Ftse Mib (+12,66%) dopo un 2014 terminato praticamente piatto ha messo a segno un rialzo a doppia cifra e ricordiamo che l’indice non incorpora i dividendi distribuiti, per cui il guadagno medio effettivo per gli investitori è stato ancora superiore.

Il minimo dell’anno in chiusura è stato toccato il 7 gennaio a 18.123,40 punti, mentre il massimo si è avuto il 20 luglio quando il nostro indice principale ha fatto segnare al fixing 24.031,20 punti.

Durante il 2015 ben 14 dei 40 titoli che compongono il Ftse Mib hanno ritoccato il loro massimo storico, e precisamente:

Anima Holding il 03/08

Ansaldo il 28/12

Atlantia il 23/10

Azimut il 16/05

Campari il 02/12

Exor il 05/08

FCA il 16/03

Luxottica il 10/08

Moncler il 05/08

Prysmian il 10/08

Salvatore Ferragamo il 10/04

Snam Rete Gas il 03/12

Terna il 29/12

Yoox Net-a-Porter il 07/12

Vediamo ora i cinque titoli che hanno fatto segnare la miglior performance nell’anno appena concluso:

ITALCEMENTI (+108,52%) – guadagno a tripla cifra per quello che era il quinto maggior produttore di cemento al mondo. Dico “era” perché un simile exploit è dovuto, per la gran parte, all’annuncio dell’accordo di vendita del 45% della società in mano alla famiglia Pesenti, che controllava la ditta da oltre cento anni, al colosso tedesco Heidelberg cement. L’azienda bergamasca, quotata alla Borsa valori di Milano fin dal 1925, è un altro pezzo di storia che va all’estero, scomparirà dal nostro listino nel corso del 2016 quando Heidelberg Cement, come prevede la legge, dovrà obbligatoriamente lanciare un’Opa sulle azioni rimanenti allo stesso prezzo offerto per il controllo della società e cioè 10,6 euro. Ricordiamo per inciso che Italcementi divenne una delle più grandi aziende mondiali del settore nel 1992 quando acquisì la concorrente transalpina Ciments Français, eh sì, nel 1992 erano le nostre aziende che acquisivano le concorrenti, ora invece … Dunque, fatemi ricordare … cosa è accaduto nel 1992? Ah sì! Abbiamo firmato i trattati di Maastrich.

ANIMA HOLDING (+96,44%) – Azienda attiva nel comparto del risparmio gestito, un settore che nell’anno appena trascorso ha avuto un vero e proprio boom dovuto a diversi fattori. Non è un paradosso infatti che la crisi non ha ridotto la propensione al risparmio degli italiani, anzi, al contrario, proprio i timori per un futuro incerto hanno indotto molti a contrarre di più i consumi continuando ad accantonare parte del proprio reddito. I rendimenti nulli se non negativi delle tradizionali forme di investimento privilegiate in passato dagli italiani, cioè i titoli dello Stato, hanno convinto poi molti risparmiatori ad affidarsi a società di gestione del risparmio. L’azienda era stata delistata nel 2007 in seguito all’Opa totalitaria lanciata dalla Banca Popolare di Milano, ora, dopo diverse vicissitudini, la Popolare meneghina rimane la principale azionista (16,85%), ma ha una quota rilevante (10,32%) anche Banca MPS. Anima Holding è tornata ad essere quotata in Borsa dall’aprile del 2014 e nel corso del 2015 è entrata a far parte dei quaranta titoli che compongono il nostro indice principale. Attualmente il patrimonio in gestione supera la ragguardevole cifra di 65 miliardi di euro.

YOOX NET-A-PORTER (+91,73) – un altro caso in cui l’eccezionale performance è frutto di un’operazione straordinaria, in questo caso: una fusione. La “nostra” Yoox, azienda leader in Italia nelle vendite online di rinomati marchi della moda e del lusso, nel corso dell’anno si è fusa con l’omologa francese Net-a-Porter. La società, dopo un 2013 strepitoso, entrata a far parte dell’indice principale della Borsa italiana ha avuto un 2014 veramente disastroso, ma nell’anno in corso non solo ha recuperato tutte le perdite dell’anno precedente, ma ha stabilito nuovi massimi assoluti.

FINMECCANICA (+66,67%) – i motivi per cui il più grande Gruppo italiano nel settore tecnologico il cui pacchetto di controllo è in mano al Ministero dell’Economia, ha avuto una simile performance sono noti. La riorganizzazione del Gruppo ha portato alla cessione di Ansaldo ai giapponesi della Hitachi (altra industria storica del nostro Paese che se ne va all’estero), l’azienda ha poi beneficiato della scelta operata anni fa dall’allora Presidente Pier Francesco Guarguaglini di focalizzarsi sul comparto spaziale e della difesa. E l’attuale situazione politica internazionale ed i numerosi fronti di guerra aperti in ogni parte del mondo, purtroppo, hanno premiato questa scelta.

BANCA POPOLARE DI MILANO (+65,43%) – ed al quinto posto troviamo un titolo del comparto principe di Piazza Affari, quello bancario. Complessivamente è stato un buon anno per il settore bancario, ovviamente ci riferiamo agli Istituti quotati in Borsa ed in particolare alle “Popolari”. Le nuove direttive della Bce hanno alimentato voci di possibili aggregazioni e questo ha naturalmente dato vigore a movimenti di carattere speculativo. La Popolare meneghina ha avuto un inizio anno davvero scoppiettante, praticamente tutto il guadagno è stato realizzato nel primo trimestre dell’anno, per il resto un lungo periodo laterale. Occorre inoltre ricordare che la BpM è stata una delle Banche che aveva maggiormente risentito della crisi economico/finanziaria del 2007/2008, tutt’ora il titolo quota meno di un euro per azione, ben distante quindi dalla valutazione che era stata data alla Banca nel 1998 al momento della prima quotazione in Borsa.

E passiamo ai cinque ribassi

BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA (-37,11%) – ancora un anno drammatico per la Banca senese, che lo scorso 14 dicembre ha ritoccato per l’ennesima volta il proprio minimo storico. Se pensiamo che nel maggio del 2007 il titolo era arrivato a quotare oltre 80 euro ed ora vale poco più di 1 euro abbiamo chiarito più di tante parole in quale drammatica situazione si sono trovati gli azionisti dell’Istituto. Nei primi mesi dell’anno il titolo aveva dato l’impressione di poter recuperare alcuni livelli arrivando a quotare 2,5 euro, ma da quel momento le delusioni si sono susseguite senza soluzione di continuità, nell’ultimo mese, poi, sotto l’influenza del fallimento dei quattro Istituti bancari, le vendite si sono ulteriormente accentuate decretando una debacle senza appello.

SAIPEM (-14,69%) – i radicali cambiamenti nella governance dell’azienda leader mondiale nella costruzioni di impianti petroliferi offshore, che non sarà più controllata da Eni, avevano portato il titolo, nei primi mesi dell’anno, addirittura a sfiorare la quotazione di 13 euro, con un guadagno di quasi il 50% rispetto ai valori di chiusura dell’anno precedente, ma il crollo verticale che hanno avuto nella seconda parte dell’anno i prezzi petroliferi ha drasticamente mutato la situazione. Le potenzialità per una ripresa nel corso di questo 2016 ci sono tutte, ma le previsioni sulle quotazione del greggio non alimentano tali speranze.

TENARIS (-8,76%) – naturalmente il discorso fatto per Saipem vale anche per la società controllata dalla famiglia Rocca che, come noto, è leader mondiale nella produzione di tubi per l’esplorazione e la produzione di petrolio e gas. Finchè il prezzo dell’oro nero rimarrà su livelli così sacrificati sarà difficile prevedere un rimbalzo delle quotazioni del titolo, ma Tenaris ci ha abituato anche in passato a repentini recuperi, ricordiamo a tal proposito quanto accaduto sia nel 2009 che nel 2011.

UNICREDIT (-3,69%) – è la vera e forse unica grossa delusione fra i titoli del nostro listino principale. Ha nettamente perso la sfida con la storica concorrente, Intesa Sanpaolo (+28,54%) che invece ha concluso un anno davvero pieno di soddisfazioni per i propri azionisti. Per l’Istituto guidato da Federico Ghizzoni, quindi un 2015 da dimenticare in fretta, ma non sarà facile. L’Istituto certamente paga gli imperdonabili errori fatti nella gestione Profumo, un vero e proprio sterminatore di ricchezze, ma nemmeno Ghizzoni ha saputo imprimere alla Banca una svolta rispetto al passato, forse è bene arrivi al più presto un nuovo avvicendamento al vertice.

CNH INDUSTRIAL (-1,27%) – l’ex Fiat Industrial, l’azienda del Lingotto che produce i mezzi pesanti e macchine movimento terra (Case New Holland) non ha avuto un anno brillante. Occorre però sottolineare che a soffrire è stato l’intero comparto, basti pensare che la principale concorrente statunitense, la Caterpillar, nell’anno appena trascorso ha perso il 23% a Wall Street. Il fatto che questo comparto, estremamente vitale per l’industria nel suo complesso, non abbia avuto un anno favorevole la dice lunga sulle difficoltà di uscita dalla crisi che si riscontrano a livello mondiale. Non ci resta che augurarci, per il bene di tutti, un 2016 di segno esattamente opposto per le aziende del settore.

Giancarlo Marcotti

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