Il regime di bail-in accelera la disintegrazione del sistema

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Il regime di bail-in accelera la disintegrazione del sistema

La disintegrazione del sistema finanziario, avviata dal crollo della bolla delle commodity e del petrolio, è continuata nei primi giorni del 2016, aggravata dall’entrata in vigore del regime del bail-in il primo gennaio nell’Unione Europea (cfr. EIR Strategic Alert 01/2016). Il mercato delle obbligazioni è virtualmente paralizzato come effetto del panico diffusosi specialmente dopo che la banca centrale portoghese ha illegalmente espropriato i detentori di obbligazioni senior del Novo Banco.

I primi giorni dell’anno vengono di solito impiegati dalle banche per fare provvista di denaro fresco in un mercato in cui i prezzi sono bassi. Ma mentre nella prima settimana del 2015 furono raccolti oltre 16,5 miliardi di dollari con emissioni in varie valute, e nel 2014 ben 18 miliardi, quest’anno la raccolta è stata zero. È la prima volta dal 2008.

Le obbligazioni bancarie hanno perso valore su tutti i fronti, dalle più garantite a quelle più a rischio di essere espropriate, i cosiddetti “bail-in bond” che le banche hanno dovuto emettere in conformità alle nuove regole.

Il Santander è uno dei grossi gruppi bancari che hanno dovuto ritirare le emissioni la scorsa settimana, perché non trovavano mercato o perché lo trovavano a prezzi troppo scontati. Il mercato continuerà ad essere fiaccato dai previsti tentativi delle banche di piazzare altri “bail-in bond”.

Un trader citato dalla Reuters ha affermato che “Ciò che è avvenuto al Novo Banco serve a ricordare agli investitori che i regolatori faranno quello che vogliono in tempi di crisi”. In altre parole, le regole servono per essere violate.

Paolo Savona, ex ministro e per molti anni a capo del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, ha denunciato la natura extra-legale del nuovo regime di bail-in in una serie di articoli. Su Milano Finanza del 5 gennaio, Savona ha scritto: “È un classico assetto illiberale dove il cittadino è governato da uomini, non da leggi, una condizione che credevamo fosse stata sconfitta dalla storia. La direttiva sulla sistemazione delle crisi bancarie ha le caratteristiche tipiche dei Trattati e regolamenti europei che tutto prevedono, escluso però i casi che veramente interessano di fronte a crisi serie. Quando accadono si inizia a discutere, con danni dovuti ai ritardi decisionali e ai pasticci dei compromessi intergovernativi.”

Tra i problemi elencati da Savona, “la definizione di [che] cosa sia il deposito garantito è imprecisa ed esposta a raggiri e fraudolenze, senza che la direttiva europea affronti il problema definitorio che la Banca d’Italia non ha mai voluto affrontare”, e “la garanzia offerta non corrisponde alle reali possibilità di intervento delle banche sulle quali ricade l’onere e il fondo che verrà creato è insufficiente rispetto ai rischi; inoltre, se usato, la sua ricostituzione diviene un pozzo senza fine.”

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