Rajoy alla corrida del partito anti-casta

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

La Spagna s'avvia a mandare in soffitta il bipartitismo
La Spagna s'avvia a mandare in soffitta il bipartitismo

GIUSEPPE GROSSO, DA MADRID
Manca una settimana esatta alle elezioni generali più importanti della storia democratica della Spagna. Il prossimo 20 dicembre, infatti, gli spagnoli depositeranno nelle urne, un voto che cambierà la fisionomia del sistema politico mettendo fine all’era del bipartitismo. L’alternanza tra i socialisti del Psoe e i conservatori del Partido popular (Pp), che ha segnato buona parte della lunga e delicata traiettoria politica della Spagna postfranchista, si è inceppata sotto la pressione incessante di due partiti - Ciudadanos e Podemos - sbarcati poco più di un anno fa sullo scenario nazionale con l’obiettivo di puntare al cuore l’Ancien règime.
E i colpi, costanti e precisi, sono arrivati da tutte le direzioni: da destra, per mano di Ciudadanos (C’s), partito della lotta alla corruzione guidato da Albert Rivera, e da sinistra, dalle file degli anticapitalisti di Podemos, nata dal seme del movimento degli indignados, del carismatico leader Pablo Iglesias. La portata dello tsunami politico scatenato da queste due forze si riassume efficacemente in due cifre: se si votasse oggi, il Pp (attualmente al governo) perderebbe il 20% rispetto alle politiche del 2011, mentre il Psoe farebbe segnare un calo d 8 punti. E se il vecchio retrocede, il nuovo avanza, in un inevitabile gioco di contrappesi: la diaspora dai partiti tradizionali ha alimentato la crescita di Podemos. Ma, soprattutto, di Ciudadanos, che secondo alcuni sondaggi potrebbe addirittura puntare al governo, trascinato, nella sua prodigiosa parabola, da una calcolata natura "liquida", in bilico tra il cambio e la continuità. Ciudadanos ha un’idea di rinnovamento tranquillo veicolata da un messaggio anti-casta, ma non antisistema (sul piano economico Rivera presenta un programma liberista che piace all’establishment finanziario), più rassicurante e più trasversale di quello di Podemos.
Non è un caso, d’altra parte, che Ciudadanos accolga i transfughi moderati sia del Pp che del Psoe. Ma se il Partido popular di Mariano Rajoy perde voti solo "a sinistra", verso C’s, il partito più castigato dall’irruzione delle formazioni emergenti è il Psoe di Pedro Sánchez, trafitto sia sul fianco destro (da Ciudadanos, appunto), sia su quello sinistro, da Podemos, irresistibile richiamo per buona parte dell’elettorato socialista radicale. Il partito di Iglesias, d’altra parte, arriva in affanno all’appuntamento elettorale. Sconta il fisiologico logorio di una lunga rincorsa iniziata con le europee del maggio 2014, l’errore strategico di rifiutare l’alleanza con Izquierda unida (storica formazione di sinistra radicale e quinta forza nazionale) e due questioni congiunturali: l’exploit indipendentista in Catalogna e il terrorismo jihadista (Podemos non si è unito al patto antiterrorismo siglato dopo Parigi dalle principali forze politiche), che tendono a favorire scelte di stabilità. A sette giorni dal voto, questa è la foto di gruppo dei sondaggi: Pp in vantaggio con percentuali tra il 25 e il 30%, Psoe e Ciudadanos a sgomitare per il secondo posto sul filo del 20% e Podemos, in lieve ripresa, intorno al 15%.
Numeri che vanno presi con estrema cautela, ma che non lasciano spazio a maggioranze assolute e preannunciano un inedito gioco di compromessi e di assetti, resi quanto mai variabili da una legge elettorale proporzionale "de iure", ma pensata, di fatto, per favorire il bipartitismo. In ogni caso, l’ago della bilancia, se le urne non stravolgeranno le previsioni, sarà Ciudadanos, che avrà in mano le chiavi delle alleanze. Due sarebbero in questo caso gli scenari possibili: una coalizione Pp-Ciudadanos, con Rivera che chiederà la testa di Rajoy, sostituito in tal caso dalla più abile e giovane vicepresidente del governo Soraya Sáenz de Santamaría. O un tripartito Psoe-Ciudadanos-Podemos, con l’obiettivo di sbarrare il passo al Pp. In ogni caso siamo di fronte ad un cambio ampia di portata. La fine di un ciclo che ha colto di sorpresa i vecchi dinosauri della politica, morsi alle calcagna da una specie ancora in parte sconosciuta, ma sicuramente affamata e determinata.

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