Zalando, lavoro precario

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Zalando, lavoro precario

Qui sotto in versione integrale l’articolo pubblicato sul numero di settembre di Valori, dopo il quale il colosso dell’e-commerce tedesco Zalando ha chiamato la redazione di Valori proponendo un incontro con il vice-presidente e responsabile della logistica David Schröder. L’incontro si è tenuto il 20 ottobre scorso: un’ora di domande e risposte sulle condizioni di lavoro nei centri logistici Zalando, di cui trovate qui il resoconto.

di Mauro Meggiolaro (da Valori 131, settembre 2015)

Turni sfibranti, paghe minime, contratti collettivi disapplicati. Dietro il boom del colosso tedesco dell’online, pochi diritti nonostante consistenti sussidi statali

Ognuno ha il suo colore distintivo: centinaia di magazzinieri vestiti di nero, decine di mentori in grigio, qualche tecnico in giallo, i team leader in arancio e il caporeparto in bianco. Accade ad Erfurt, Germania, nel più grande (2mila dipendenti) dei tre centri logistici di Zalando, il colosso europeo dell’e-commerce per scarpe, vestiti e accessori. Dove i “picker” (raccoglitori) in divisa nera macinano in media 15-20 km al giorno per raccogliere, da mille file di scaffali, sette milioni di articoli diversi di oltre 1.500 marchi che i clienti di 15 Paesi europei ordinano online senza sosta.

SE STAI FERMO, ARRIVA IL RICHIAMO

«I mentori insegnano il lavoro ai nuovi arrivati e fanno pressione perché si mantenga il ritmo», ha spiegato sul canale ZDF la giornalista Caro Lobig che nel 2014 ha lavorato per tre mesi sotto copertura a Erfurt, riprendendo con una telecamera nascosta. «Ogni “picker” ha uno scanner in mano con il quale scannerizza i prodotti che raccoglie. Il tempo tra una scannerizzazione e l’altra è misurato con precisione: se un “picker” sta troppo tempo in piedi senza camminare verso un nuovo articolo viene ripreso». Secondo quanto riportato nel servizio di Lobig, al magazzino di Erfurt gli interventi delle ambulanze per soccorrere lavoratori spossati sarebbero stati all’ordine del giorno. Camminare, camminare, camminare per otto ore al giorno a 8,79 euro lordi all’ora, appena sopra il salario minimo di 8,50 euro, introdotto per legge in Germania dal gennaio del 2015. Un lavoro per il quale non serve una formazione specifica: solo la forma fisica e la mancanza di prospettive migliori.

Il reportage di Caro Lobig è stato trasmesso dalla rete privata RTL nell’aprile del 2014 ma non è più disponibile online. Zalando ne ha ottenuto la rimozione e ha denunciato la giornalista per spionaggio industriale. Subito dopo la trasmissione, ha pubblicato sul suo sito internet una serie di precisazioni. Nel frattempo, ha creato un team specificamente dedicato alla “revisione della gestione dei tempi di lavoro” e all’introduzione di “ulteriori postazioni per sedersi” mentre è stato eliminato il compenso di 500 euro per i dipendenti che forniscono informazioni su furti di merce da parte di loro colleghi.

35 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI

Problema risolto? Stefan Najda, segretario del sindacato Ver.Di, responsabile per il settore della vendita al dettaglio, non ne è per nulla convinto. «È vero che a Erfurt la paga oraria è ora intorno ai 9,16 euro (lordi). Recentemente sono anche partiti i consigli di fabbrica, sia a Erfurt sia nel centro di spedizione di Brieselang (Brandeburgo)», spiega Najda a Valori. «Ma i lavoratori di altre imprese nella zona di Erfurt guadagnano in media 11,21 euro all’ora per lo stesso tipo di lavoro e per 38 ore alla settimana contro le 40 di Zalando. Oltre a 925 euro di tredicesima e 1.048 euro come contributo per le ferie. Zalando paga invece un totale di 600 euro, non prevede extra per il lavoro notturno e riconosce dai due ai quattro giorni di ferie in meno. Il tutto perché la società non vuole applicare il contratto collettivo di lavoro per il commercio al dettaglio». Una condotta non certo esemplare, che è però sussidiata dallo Stato.

«Negli anni scorsi Zalando ha ricevuto contributi pubblici per circa 35 milioni di euro. Il contribuente alla fine paga due volte: con i fondi statali o regionali garantiti all’impresa per far partire l’attività e, in seguito, con le integrazioni salariali per i lavoratori che guadagnano troppo poco e non riescono a mantenere la propria famiglia». Il servizio di RTL pare comunque aver sortito qualche effetto. Del resto per Zalando, che ha un rapporto diretto con il cliente finale senza l’intermediazione di punti vendita, l’immagine è tutto. Nel 2014 la società ha speso 291,2 milioni di euro in marketing. Circa 800mila euro al giorno, destinati principalmente alla pubblicità: spot televisivi, posizionamento sui motori di ricerca, annunci pubblicitari mirati su siti internet. In percentuale dei ricavi, le spese per il marketing, sottolinea la società nell’ultimo bilancio, sono però scese dal 17,6% del 2013 (309 milioni di euro in valore assoluto) al 13,2% del 2014, l’anno in cui, per la prima volta, Zalando ha chiuso in utile: 35,71 milioni di euro a fronte di ricavi per 2,20 miliardi di euro.

http://www.valori.it/economia-solidale/zalando-lavoro-precario-10456.html

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