Yemen, arrivano le bombe saudite e… tutti giù per terra - di Carolina Ambrosio

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Yemen, arrivano le bombe saudite e… tutti giù per terra - di Carolina Ambrosio

Fonte: Il Faro sul Mondo

La guerra che è di per sè un evento extraordinario può diventare ordinario? Ci si può abituare alla guerra. In alcune zone del mondo arabo la guerra e il terrore sono diventati cose di “ordinaria amministrazione”. Ogni giorno e notte, ogni ora, ogni minuto milioni di persone fanno esperienza di cosa significhi vivere nel terrore.

Lo Yemen sembra essere uno di questi casi nefasti. Purtroppo a volte vediamo queste realtà come talmente lontane da non renderci conto della gravità degli atti che ogni giorno i diversi Stati coinvolti nella guerra in Yemen perpetuano ai danni della popolazione civile.

Dalle descrizioni di un giornalista del Guardian si capisce che entrare in Yemen è estremamente difficile e che l’embargo economico sia accompagnato anche dalla volontà di occultare e silenziare ciò che vi succede. Persino volare sul territorio yemenita è estremamente difficile tant’è che per giungervi bisogna partire da Gibuti ed essere in possesso dei vari permessi grazie a cui si eviterà di essere bombardati prima ancora di atterrare. Ciò rende le cose molto difficili persino per organizzazioni umanitarie come Medici Senza Frontiere che si è provvista di una suo piccolo aereo per raggiungere la zona.

La subitanea immagine che ci arriva è quella di una terra distrutta. Ovunque si possono vedere innumerevoli rovine di ponti, edifici e strade bombardate che tagliano le comunicazioni con altre città più o meno vicine.

Situata su un altipiano, la città di Taiz, nel sud dello Yemen, è una di quelle città che vivono il dramma dell’isolamento. In questa città la guerra è giornaliera e ordinaria. Quotidianamente ci sono combattimenti e attacchi aerei essendo un territorio dove quotidianamente si confrontano i combattenti Houthi e le bande terroristiche legate all’ex presidente Hadi. La paura degli abitanti, circa 600mila, è grande: tutti vivono nella paura che da un momento all’altro una bomba potrebbe cancellare la propria vita e/o quella dei propri familiari.

Come riporta il giornalista, molti degli attacchi avvengono di notte. In quei momenti non puoi far altro che sperare che il sibilo della bomba sia più lontano di quanto pensi, e quel rumore assordante che si ripercuote nel corpo faccia sempre seguito una sensazione di sollievo.

Perchè non scappano? Qualcuno potrebbe obbiettare. Non ci sono molte vie di fuga: i primi ostacoli sono i checkpoint e poi il rischio di non andare molto lontano a causa di un eventuale attacco aereo o di rimanere bloccato in un conflitto.

Ma panta rei, la vita nonostante ciò va avanti e ci si può imbattere in strade affollatissime dove ci sono bambini che giocano. Questi ultimi hanno inventato persino un nuovo gioco chiamato “un due tre attacco aereo”, in cui si buttano tutti a terra. E alcuni di questi muoiono a causa di materiale inesploso. Nelle stesse stradine affollate potrai incontrare donne occupate a comprare quei pochi prodotti alimentari disponibili nonostante l’embargo, imposto dalle Nazioni Unite e dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita di cui fanno parte buona parte dei Paesi del Golfo.

Tuttavia i prezzi di cibo e carburante sono stratosferici e diviene sempre più difficile procurarsi il necessario per vivere, dato che lo Yemen dipende per il 90% dalle importazioni e la cui economia si basa per la maggior pate sulle esportazioni di petrolio e altri materiali. E la situazione peggiora ulteriormente se ci si sposta nei centri minori vicino alle città i cui cittadini non possono portare cibo, acqua potabile o carburante all’interno dell’abitato. Ed e anche difficile far entrare materiale medico che talvolta può rimaner bloccato dalle autorità militari saudite.

Dei venti ospedali della città di Taiz, solo sei ne rimangono e fronteggiano non poche difficoltà essendo o in parte inagibili e non avendo abbastanza medicinali o staff medico per curare i pazienti. In alcuni casi lo staff si riduce a poche persone e anche un solo chirurgo per ospedale.

Msf sta dando il supporto necessario perché non chiudano, ma come abbiamo visto si hanno difficoltà anche solo a raggiungere i siti. La guerra rende impossibile accedere anche agli ordinari servizi sanitari. Tutto ciò accade davanti agli occhi di un Occidente sempre più complice e colpevole.

Commenta il post