Una politica monetaria con grandi incognite

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Una politica monetaria con grandi incognite

Di Loretta Napoleoni

La politica monetaria di Eurolandia diventa sempre più complicata. Secondo uno studio di Bloomberg, il prestigioso servizio d'informazioni finanziarie, il quantitative easing di Mario Draghi potrebbe incontrare dei seri ostacoli in un futuro prossimo venturo. Non è infatti detto che sia possibile per la Bce alzare con facilità il tetto degli acquisti di titoli mensili.
Al momento la Banca centrale europea compra l'equivalente di 60 miliardi di euro al mese, a questo ritmo entro settembre 2016 la banca sarà stata in grado di acquistare tutti i titoli di stato per 893 miliardi di euro che ha pianificato. Ma se, come ha suggerito Draghi, a dicembre ci sarà bisogno di aumentare l'esborso mensile allora questo traguardo sarà raggiunto molto prima. Secondo i calcoli di Bloomberg, con un esborso mensile di 90 miliardi di euro la Bce arriverebbe a comprare titoli per 1.200 miliardi di euro entro settembre del 2016.
Se, come molti prevedono, questa politica sarà accompagnata da una riduzione dei tassi (per incentivare le banche a non parcheggiare liquidità nella Bce e far ripartire l'inflazione, ancora ferma intorno all'1 per cento), il totale del valore dei titoli che, secondo i parametri del quantitative easing, la Bce può comprare scenderà a 1.300 miliardi di euro. Ciò significa che il prossimo autunno Draghi potrebbe trovarsi nella surreale situazione di non avere abbastanza obbligazioni da acquistare. A quel punto per poter continuare la politica espansiva si dovrà includere nella lista dei titoli anche quelli del debito delle imprese o di altre nazioni.
Secondo molti Draghi spera che la prospettiva di un taglio ulteriore dei tassi faccia perdere quota all'euro rispetto al dollaro e quindi ridurre le pressioni deflazioniste su Eurolandia, senza dover effettivamente abbassare i tassi. Certo a pagarne le conseguenze saranno quelle economie europee, come Svizzera, Danimarca, Svezia e Regno Unito, che non hanno aderito all'euro, le cui monete si apprezzerebbero ulteriormente.
Ma manipolare le aspettative dei mercati è come giocare con il fuoco, una volta intuita la manovra potrebbe succedere esattamente il contrario. Una cosa è certa, la ripresa economica tanto decantata non si è verificata. Al contrario. Ancora una volta i dati reali sono peggiori delle previsioni. La Commissione europea ha infatti tagliato il tasso di crescita dei 19 Paesi di Eurolandia dall'1,9 all'1,8 per cento.