Un test prenatale non invasivo dei difetti cromosomici

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Immagine del corredo cromosomico, o cariotipo, di una donna (© Visuals Unlimited/Corbis)
Immagine del corredo cromosomico, o cariotipo, di una donna (© Visuals Unlimited/Corbis)

Il test prenatale non invasivo di difetti cromosomici, basato sul DNA fetale estratto dal plasma sanguigno della madre, è stato esteso dall'analisi delle anomalie del numero di cromosomi a quella della struttura interna dei cromosomi stessi(red)

I test prenatali non invasivi del DNA fetale ottenuto dal plasma sanguigno della madre sono sempre più usati per un'analisi accurata di eventuali anomalie nel numero dei cromosomi del nascituro. In un prossimo futuro, gli stessi test potranno essere applicati in modo affidabile per un'analisi molto più raffinata, grazie al risultato di uno studio pubblicato sui "Proceedings of the National Academy of Sciences" da Ai-hua Yin del Guangdong Women and Children Hospital a Guangzhou, in Cina.

Tra le sindromi causate da anomalie cromosomiche, o aneuploidie, le più note e diffuse sono quelle che derivano da un numero delle copie di cromosomi maggiore o minore delle normali due. Per esempio il caso della sindrome di Down, dovuta alla presenza di una terza copia del cromosoma 21, o della sindrome di Turner, dovuta alla presenza nei soggetti di sesso femminile di un unico cromosoma X, che si manifesta con diverse malformazioni e anomalie congenite.
Accanto a queste, ci sono le anomalie che riguardano la struttura interna dei cromosomi, dovute a inserzioni, delezioni o traslocazioni di materiale genetico, che corrispondono rispettivamente a inserimenti impropri, eliminazioni o spostamenti di posizione di sequenze più o meno lunghe di nucleotidi, le unità di base che costituiscono la catena del DNA.
Da questi difetti può scaturire un'ampia gamma di anomalie strutturali e funzionali, tra cui la sindrome Cri du Chat, dovuta alla delezione di una parte del cromosoma 5 e caratterizzata da ritardo psicomotorio e ritardo mentale, e la sindrome di Di George, dovuta alla delezione di una parte del cromosoma 22, che si manifesta con anomalie facciali, malformazioni cardiache, e con sviluppo incompleto di timo e ghiandole paratiroidi.
Yin e colleghi hanno migliorato e raffinato le attuali metodiche

di sequenziamento di materiale fetale ottenuto dal plasma della madre, che attualmente sono molto costose e limitate alla diagnosi delle aneuploidie. Gli scienziati hanno associato queste tecniche alla piattaforma di sequenziamento a semiconduttori (semiconductor sequencing platform, SSP), una metodica che di recente ha guadagnato sempre più i favori dei genetisti per l'elevata rapidità associata ai bassi costi.
La nuova metodica è stata testata sequenziando il plasma materno prelevato da 1476 donne incinte, nelle quali gli esami ecografici avevano evidenziato anomalie nella struttura del feto. I risultati del sequenziamento sono poi stati confrontati con quelli ottenuti con una tecnica nota come cariotipo molecolare, o analisi array-CGH, dotata di una risoluzione assai elevata nella rilevazione delle anomalie nucleotidiche.
Grazie alla nuova tecnica, gli autori hanno scoperto 56 delle 78 delezioni e duplicazioni nel DNA fetale diagnosticate con l'array-CGH, corrispondenti a una sensibilità, cioè una capacità d'individuare correttamente le anomalie, del 71,8 per cento. Nel caso delle anomalie riguardanti più di un milione di coppie di basi, la sensibilità è migliorata fino a raggiungere il 94 per cento. Non sono mancati peraltro i falsi positivi, in tutto 58, di cui 35 causati da duplicazioni e delezioni nel DNA materno, invece che nel DNA fetale.
La nuova metodica ha comunque raggiunto una notevole affidabilità. Presto potrebbe essere adottata in modo diffuso, se si riuscirà a distinguere in modo più netto il DNA materno da quello fetale all'interno dei campioni di plasma.