Tra i tesori rubati diretti in Svizzera - di Mauro Spignesi

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

La storia del dio Mitra e del "caveau" dei reperti di Roma
La storia del dio Mitra e del "caveau" dei reperti di Roma

C'è il dio Mitra che affonda il suo pugnale e uccide un toro che inarca la testa. Una magnifica scultura su marmo bianco. Un valore inestimabile, storico e di testimonianza artistica, innanzitutto. Poteva essere esposta, con grande discrezione evidentemente, nella casa di un collezionista svizzero. Di Zurigo con tutta probabilità. Invece è stata intercettata dai carabinieri italiani dentro un furgone diretto verso la Confederazione. L'opera era nascosta sotto uno strato di teloni e tra piante da giardino. Era stata portata alla luce da un gruppo di tombaroli, i cacciatori abusivi di reperti, che l'avevano trovata nell'area archeologica di Tarquinia, ripulita e offerta sul mercato clandestino. Erano stati invece recuperati negli scavi abusivi di Paestum, cinque affreschi, valore di oltre un milione di franchi, che rivestivano una tomba risalente al 300 avanti Cristo. Sono stati ritrovati a Campione d'Italia. Erano di un cittadino svizzero che li aveva depositati nell'enclave e che ora sostiene di averli acquistati in buona fede.
Due episodi che raccontano un ricco mercato clandestino, alimentato da facoltosi personaggi spesso insospettabili. E intermediari che non hanno scrupoli a vendere opere d'arte destinate ai musei. Ora gli affreschi torneranno in Campania mentre la statua del dio Mitra è gelosamente custodita in un caveau. È la caserma Lamarmora, nel popolare quartiere Trastevere, a Roma. Una enorme "cassaforte" ricavata nei locali che un tempo ospitavano un convento. Un luogo discreto, dove pochi sono entrati e gestito dal Comando dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, i moderni "monuments men" raccontati nel celebre film con George Clooney. In questo "scrigno" si trovano anche altre importanti opere.
Alcune ritrovate proprio in Svizzera, altre bloccate prima che prendessero il volo per Paesi diversi. Molti "pezzi" sono corpi di reato, perché i processi cono ancora in corso. E fra perizie, rogatorie, interrogatori e altre procedure servono anni e anni di lavoro prima di arrivare a una sentenza definitiva. Perché soltanto dopo una sentenza finale sigillata dalla Cassazione (in Italia l'ultimo grado di giudizio), le opere possono essere prese in consegna dallo Stato ed eventualmente attribuite a musei o esposizioni pubbliche permanenti.
Nel caveau, c'è di tutto. Molti pezzi sono stati recuperati quando è stato scoperto l'archivio di un intermediario italo-svizzero, Gianfranco Becchina, a Basilea. Tra le carte sono state trovate dalla Polizia federale, che ha lavorato in stretta collaborazione con la magistratura svizzera e italiana, centinaia di fotografie raccolte in 140 raccoglitori, schede, lettere d'incarico, corrispondenza con collezionisti e musei, e documenti doganali. In tutto sono stati contati 13mila fascicoli. Insomma, un vasto archivio, una documentazione su reperti che da soli potrebbero consentire di mettere insieme un museo. All'inizio dell'anno in cinque depositi che secondo la polizia sarebbero stati nella disponibilità di Becchina vengono trovati oltre cinquemila reperti. Esattamente 5.361. Anche in questo caso c'è di tutto. Il valore del patrimonio che torna così allo Stato italiano è di circa 50 milioni.
Il dio Mitra, invece, non fa parte di quella che è stata definita la "collezione Becchina". È stato trafugato a Tarquinia. I tombaroli l'anno scorso stavano cercando di consegnarlo all'acquirente, rimasto sconosciuto. Dal cassone del loro furgone, fernato dalla polizia, era venuta fuori la statua di marmo bianco. Un capolavoro che sarebbe finito a Zurigo, come si è scoperto durante le indagini, dai documenti trovati a bordo del veicolo.

http://www.caffe.ch/stories/cronaca/52707_tra_i_tesori_rubati_diretti_in_svizzera/

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