Quegli affari criminali all'ombra della Jihad - di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Quegli affari criminali all'ombra della Jihad - di Loretta Napoleoni

Siamo letteralmente bombardati dalle notizie sul terrorismo, dopo Parigi ecco un attentato in Mali con tanto di ostaggi, sparatorie e morti. Ormai gli scontri armati che coivolgono civili stanno diventando la normalità. Ma se osserviamo la mappa della violenza urbana fuori dei confini dell'Europa ci accorgiamo che da almeno una decade è in atto un processo di destabilizzazione in zone un tempo tranquille, dove si poteva andare in vacanza, come le spiagge del mar Rosso o quelle della Tunisia.
È dal 2003 che il Mali si è trasformato nel covo di al Qaeda nel Maghreb e della nebulosa di gruppetti criminali che le ruotano intorno. Tutti gli ostaggi stranieri sequestrati nel Sahel sono finiti in prigioni nel deserto del Mali, una distesa di sabbia vastissima, impossibile da navigare per chi non ci è nato. Il traffico dei migranti provenienti dall'Africa occidentale è da sempre gestito dalla cittadina di Gao, una sorta di Tortuga in un mare di sabbia. Lo stesso vale per il traffico di droghe e di qualsiasi prodotto di contrabbando, dalle sigarette fino alla farina, che arriva dall'Algeria per poi viaggiare nell'Africa occidentale verso quella centrale. Un business di decine e decine di miliardi di dollari i cui proventi finiscono anche nelle tasche di politici corrotti che chiudono un occhio sull'attività criminale dei presunti jihadisti e dei delinquenti comuni loro soci.
In Mali e nel Sahel è nata una nuova specie di criminalità che usa la bandiera jihadista per confondere le idee e reclutare più facilmente nuovi adepti. In realtà ci troviamo di fronte ad un fenomeno prettamente criminale, a motivare le bande di jihadisti che oggi dichiarano di far parte dell'Isis non è la jihad ma i profitti del crimine.
Le popolazioni Tuareg ed i gruppi etnici arabi che vivono al nord e che sono stati marginalizzati dal governo centrale vengono così instradate verso l'alleanza con forze che le usano per mascherarsi dietro un paravento insurrezionale.
È questo un modello che si sta riproducendo rapidamente. Troviamo esempi analoghi anche in Somalia, in Afghanistan e naturalmente, nell'Africa sub-sahariana. Ad alimentarlo è l'anarchia politica alla quale si accompagna la distruzione dell'economia legittima. La povertà non alimenta il terrorismo ma di certo è funzionale alla crescita della criminalità.

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