Le sacerdotesse care a Zoroastro - Percorrendo la Via della Seta ( 4)

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Le sacerdotesse care a Zoroastro - Percorrendo la Via della Seta ( 4)

Sacerdotesse in Iran? Sembrerebbe paradossale, eppure la religione zoroastriana per lungo tempo ha professato l'eguaglianza uomo-donna anche nei riti. Fino alla dinastia dei Sasanidi e all'invasione araba della Persia, le sacerdotesse si occupavano del fuoco sacro, rappresentante l'energia del Creatore.
Quattro anni fa però, dopo secoli di silenzio, le sacerdotesse zoroastriane sono ricomparse. Un grande merito si deve a "Mobed "(in parsi vuol dire prete) Pedran Soroushpur, informatico nella vita civile, che negli ultimi dieci anni si è battuto perché le donne zoroastriane potessero seguire corsi per diventare sacerdotesse, a costo di scontrarsi con lo zoccolo tradizionalista della comunità zoroastriana. "Mia moglie, studiosa di persiano antico, è stata una figura chiave nel rinnovare la nostra religione - spiega all'interno del Tempio del Fuoco a Teheran, dove con cura meticolosa i "mobed" si alternano a ravvivare il fuoco sacro che non può mai spegnersi -. Abbiamo trovato dei documenti sulle vecchie scuole religiose in Iran, le 'Hibadestan', dove i preti zoroastriani venivano formati, dimostrando che anche le donne seguivano corsi per diventare sacerdotesse".
Così dieci anni fa Soroushpur ha aperto i corsi per sacerdotesse e, nel 2011, l'Associazione dei Mobed di Teheran ha per la prima volta ufficializzato l'entrata in funzione di otto sacerdotesse. Una di queste è la 36enne Fariba. Vive a Yazd, una città nota per essere tradizionale e conservatrice, sia per i musulmani sciiti che per gli zoroastriani. È lì che una parte della comunità zoroastriana e alcuni mobed anziani si sono opposti alla reintroduzione delle sacerdotesse. Fariba celebra comunque quasi tutti i riti e dimostra di avere una preparazione pari a quella dei suoi omonimi maschili: durante la cerimonia di "Ghahanbar", che simboleggia l'inizio della semina, recita l'Avesta, il testo sacro, cantando una litania seguita da gesti ripetuti da diverse centinaia di fedeli. "Il Gahambar, è una delle sei grandi cerimonie annuali che facciamo, e ogni elemento sull'altare ha una simbologia precisa e corrisponde a un angelo - spiega Fariba -: Vahman, il pensiero retto, simbolizzato dal latte; Ardi Besh, la retta via, il fuoco; fino ad Amouldat, l'angelo delle piante e dei frutti, simbolizzato dal cedro e dal mirto". A fine cerimonia molte donne si avvicinano per chiedere consigli, mentre l'assemblea mangia il pane e i frutti secchi da lei benedetti.
"Fariba è sempre stata molto curiosa di conoscere a fondo i testi sacri", racconta la 60enne Shanahnaz Shazai, formatrice di Mobed e una delle più esperte conoscitrici dello Zoroastrismo. Con falcate veloci sale sulla Torre del Silenzio di Yazd più vicina alla città, dove fino a 35 anni fa venivano ancora accatastati i cadaveri degli zoroastriani perché gli avvoltoi facessero sparire i corpi in fretta, senza che la decomposizione contaminasse il terreno. Parla in "Drin Dabiré", la lingua delle sacre scritture: "Ovvio che ho accettato subito di formare le sacerdotesse - aggiunge -. Sono le donne che hanno mantenuto viva questa religione, nei tempi antichi erano le donne le assistenti dei preti, si occupavano loro di mantenere vivo il fuoco. Hanno continuato a tenere le cerimonie anche nei tempi più bui, sempre attive, nelle case e nei loro quartieri, lontano dagli occhi delle autorità". Chi si è opposto all'introduzione delle sacerdotesse aveva paura "che gli venisse soffiato il posto", dice riferendosi ad alcuni mobed più reazionari che ostacolavano le donne a prendere i voti, chiamando in gioco l'impurità del ciclo mestruale e l'impossibilità, dunque, che una donna svolgesse riti nel tempio. "Non è scritto nei testi sacri che le mestruazioni rendano le donne impure - dice mobed Rashin Jahangiri, medico e teologa di 36 anni, allieva della moglie di Soroushpur -. È citato solo nell'interpretazione sasanide dei testi, ma rispecchia la morale e il costume di una società, e io lo rispetto". Il compromesso ha voluto che durante la settimana di ciclo le sacerdotesse affidassero i riti ad altri o altre mobed, ma ancora oggi le sacerdotesse non possono occuparsi del fuoco sacro, addirittura è vietato loro entrare nella stanza del fuoco, né celebrano funerali.
Anche se si trovano su un gradino più in basso, per Soroushpur "è già un grande traguardo averle reintrodotte - dice -. Dopo di loro molte si sono iscritte alla scuola, e quando aumenteranno di numero sarà più facile per loro raggiungere uno status esattamente alla pari dei preti zoroastriani".
G. BERTOLUZZI, T. JOVETIC, C. SPOCCI E E. VIO

http://www.caffe.ch/stories/cultura/52021_le_sacerdotesse_care_a_zoroastro/
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