Le nuove scoperte sul DNA “ spazzatura”

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Le nuove scoperte sul DNA “ spazzatura”

Scienziati di tutto il mondo stanno conducendo nuove ricerche sul potenziale del DNA, che può essere informato da pensieri ed emozioni. Quello considerato a torto DNA spazzatura è in realtà la sua parte "intronica", che contiene informazioni relative ai potenziali quantici esprimibili, ovvero alle nostre possibilità di scelta, che determinano gli eventi del quotidiano in base alle memorie karmiche

di Emiliano Soldani

La nostra biologia cela possibilità sino a pochi anni fa inimmaginabili che, una volta divulgate nella cornice di una scienza di frontiera e condivise fra tutti coloro che sono interessati alla ricerca interiore, permetteranno all’intera umanità di effettuare un salto quantico di specie. Questo sarà possibile grazie al ben noto effetto Maharishi comprovato dall’esperimento della centesima scimmia, attraverso il quale si dimostrava l’influenza di un ristretto numero di individui che acquisivano un’abilità specifica sull’intera popolazione della stessa razza di scimmie, la quale misteriosamente e all’improvviso esprimeva quella stessa abilità anche a distanza di chilometri, senza averla appresa tramite insegnamento o emulazione.
Il DNA infatti ha proprietà che potremmo considerare sovrannaturali, comprovate inequivocabilmente da molti scienziati. Il filamento elicoidale che codifica il nostro patrimonio genetico è oggetto di studio da molti decenni e, dopo la completa mappatura genica della sua parte esonica (quella che codifica le nostre caratteristiche fisiche) nell’ambito del Progetto Genoma, l’attenzione dei ricercatori si è spostata sulla comprensione dell’informazione contenuta nella sua parte intronica, che inizialmente venne etichettata con il nome poco lusinghiero di DNA spazzatura dal momento che non si sapeva a cosa servisse. L’équipe dell’Accademia delle Scienze Russa, capitanata da Peter Gariaev e Vladimir Poponin, ha invece approfondito lo studio sulla parte dei geni non codificante le caratteristiche biologiche e ha scoperto che gli introni contengono un’informazione relativa ai potenziali quantici esprimibili, ovvero alle nostre possibilità di scelta, che determinano gli eventi del quotidiano in base alle memorie karmiche.

Siamo tutti connessi a un campo informazionale
Le neuroscienze hanno sancito che il nostro cervello non è in grado di formulare il pensiero in modo autonomo, ma si comporta piuttosto come una ricetrasmittente connessa a un campo informazionale che Rupert Sheldrake, noto biologo molecolare inglese, ha definito mente estesa.

Carl Gustav Jung aveva intuito l’esistenza di questa mente collettiva, analizzandone soprattutto gli aspetti inconsci, ma essa non è solo un ricettacolo di problemi e pensieri di bassa qualità. Questa mente è estesa, come suggerisce l’attributo di Sheldrake, a tutti gli esseri che popolano la terra, e agisce su tutte le possibili frequenze dello spettro di emissione elettromagnetico solare.
Tale mente infatti è un campo informazionale nel quale sono contenuti i potenziali quantici che, una volta osservati dalla nostra parte conscia o inconscia, vengono condensati in eventi di vita reale. L’informazione è cablata in questa mente grazie alla luce, poiché il campo quantico è caratterizzato da funzioni d’onda di diversa frequenza e di natura elettromagnetica.
Il Sole irradia luce a varie frequenze, dai raggi gamma ai raggi x e agli ultravioletti fino alla luce visibile trasmessa dai fotoni, per scendere ancora all’infrarosso e terminare con l’hertziano. Questa luce codifica un’immensa mole di informazioni, alla quale il nostro cervello attinge incessantemente traendo intuizioni e pensieri cui riserva attenzione e che costituiscono il materiale di base per i processi di ragionamento logico che il cervello stesso applica prima di ritrasmettere il pacchetto informazionale modificato al campo di coscienza collettivo.

Quando processiamo un pensiero distruttivo, che suscita un’emozione di paura, il nostro cervello intermedio ordina il rilascio di adrenalina, un neurotrasmettitore che comunica alle nostre cellule la necessità di attivarsi, e interagisce con il DNA, inducendolo ad accartocciarsi su se stesso. Glen Rein, biochimico dell’università di Londra, lo dimostrò effettuando esperimenti di laboratorio su un gruppo scelto di soldati: il loro DNA reagiva infatti negativamente alla visione di filmati che suscitavano emozioni quali rabbia e paura, e al contrario si distendeva allungandosi in modo armonioso in presenza di sentimenti positivi.
I Russi hanno dimostrato che la parte intronica viene plasmata dai nostri pensieri e sentimenti e che l’informazione è codificata con un linguaggio la cui semantica è assimilabile a quella della lingua umana, tanto che per comprenderlo si sono avvalsi del contributo di linguisti. Questo ovviamente avvalora gli insegnamenti spirituali che insistono a lungo sulla necessità di avere maestria dei pensieri e delle parole per poter essere in buona salute e imparare a gestire consapevolmente la propria realtà.
Ma in ultima analisi il pensiero che processiamo proviene dalla luce solare, che diviene suono nell’abbassamento di frequenza dall’infrarosso all’hertziano. Fritz-Albert Poop, noto biofisico tedesco, ha infatti scoperto l’esistenza di una stretta relazione tra fotoni e DNA ed è giunto a parlare di biofotoni affermando che quando sono presenti in abbondanza permettono al DNA una piena integrità informazionale che si riflette in uno stato di buona salute, quando invece il genoma li disperde si manifestano mutazioni genetiche che conducono alla malattia.

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