La manovra renziana

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

La manovra renziana

di Fabrizio Casari

Una giornataccia per il premier bullo, che si è visto piombare addosso alcune notizie poco rassicuranti. La prima è la più importante sotto il profilo della finanza pubblica. La Corte dei Conti ritiene infatti che la legge di Bilancio, così come proposta, non dispone di coperture sufficienti e mette a rischio la stabilità economica del Paese.

A giudizio della Corte, infatti, la Legge di Stabilità "utilizza al massimo gli spazi di flessibilità disponibili, riducendo esplicitamente i margini di protezione del conti pubblici, e lascia sullo sfondo nodi irrisolti (clausole, contratti pubblici, pensioni). Nello specifico della contestata abolizione dell’IMU, la magistratura contabile ritiene che la manovra nel suo complesso comporti una partita di giro pericolosa per le finanze del paese, dal momento che l’abolizione della tassa di proprietà sulla prima casa comporterà un minor gettito per la fiscalità generale decisamente improponibile per lo stato dei conti pubblici.
Inoltre, la Corte rileva come inevitabilmente il danno maggiore in forma diretta sarà avvertito dai Comuni, che dovranno giocoforza elevare addizionali o altre imposte per riportare il mancato gettito derivante da Imu e Tasi nei bilanci comunali già sofferenti. Va ricordato, peraltro, che il Patto di Stabilità impedisce agli Enti Locali manovre finanziarie a debito. E fin qui, la Corte riafferma quanto già detto da osservatori e forze politiche non allineate, ossia che la manovra è iniqua (perché favorisce i ricchi) anticostituzionale (perché ignora il concetto di progressività delle imposte in base al reddito) e priva di coperture (dal momento che non propone investimenti atti al rilancio dei consumi e, dunque, dell’economia interna, che porterebbero ad un aumento del PIL).
La levata di scudi degli Enti Locali contro la manovra non sarà certo la pietra miliare della resistenza, visto che lo stesso Chiamparino, che in vista della Conferenza Stato-Regioni e Unificata critica il Premier su Imu e Tasi, è uno dei grandi sostenitori del Premier e lui, come altri sindaci e governatori di fede renziana, non si metterà certo di traverso. Per questo il premier bullo aveva già annunciato il suo “ci sarà davvero da divertirsi” in vista dell’incontro tra Governo ed Autonomie per l’approvazione della manovra.
Ma la critica diretta della magistratura contabile si esercita anche sulla questione, decisamente controversa, dell’aumento da mille a tremila euro per l’uso del contante. La Corte, infatti, ricorda che mentre la misura favorisce indiscutibilmente l’evasione fiscale, non si dispone di dati empirici che confermino come l’uso del contante sia un volano per la ripresa dei consumi.

In effetti, la differenza tra spendere 3000 euro in contanti o con una carta di credito è solo la conseguente tracciabilità dei pagamenti, dunque la possibilità di misurare il reddito effettivo e non quello dichiarato.
D’altra parte, anche il senso comune evidenzia come difficilmente chi decide di aumentare i consumi acquistando generi di qualsivoglia tipologia va in giro con 3000 euro in contanti, vuoi per comodità, vuoi per il rischio di essere derubati o di perderli. Diventano invece importanti se destinati ad attività che non devono essere tracciate.
Questa manovra, venduta dai media asserviti come atto interruttivo dell’austerity e celebrata come finanziaria “di sinistra” pur se contenente una logica economica di destra (in questo senso è degna figlia del Presidente del Consiglio), sembra veder crescere da ogni dove dubbi e perplessità circa la sua efficacia.

Da Bruxelles che la critica per le mancate coperture e per essere una manovra a debito, fino a Bankitalia prima e alla Corte dei Conti poi, che ne ravvisa contraddizioni ed incongruenze (oltre ad accusare indirettamente il Governo di favorire l’evasione fiscale), il cammino della Legge di Stabilità rischia di rivelarsi più tortuoso del previsto.

Emerge con assoluta chiarezza il dilettantismo tecnico di un governo incapace di cogliere la congiuntura economica e politica favorevole (il prezzo del petrolio al minimo storico; il quantitative easing di Draghi che tiene al minimo lo spread; la vendita dei BOT per la prima volta con il segno attivo per lo Stato; la crisi politica della Germania e con essa la riduzione della pressione turbo monetarista europea).

Che invece scimmiotta Berlusconi nell’esercizio della finanza creativa, smontando pezzi di welfare e non investendo nulla nelle opere pubbliche e nel riequilibrio finanziario delle famiglie (ad esempio con la flessibilità in uscita sulle pensioni), limitandosi a riproporre gli sciagurati 80 Euro che migliorano la vita di chi già ha e non aiutano per niente chi non ha.
Un modello di economia mutuato dalle Dame di San Vincenzo, che scambia l’elemosina con le politiche economiche, dimentica la razionalizzazione della spesa pubblica, stronca ogni velleità di crescita e impone tagli lineari sui servizi di tremontiana memoria. Renzi l’ha definita una manovra con il “segno +”. Vero, se inteso come una croce.

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