L'opera della selezione naturale sulle popolazioni europee

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Mappa dei siti da cui sono stati ottenuti i campioni analizzati, con l'indicazione dell'epoca a cui risalgono. (Cortesia I. Mathieson et al./Nature)
Mappa dei siti da cui sono stati ottenuti i campioni analizzati, con l'indicazione dell'epoca a cui risalgono. (Cortesia I. Mathieson et al./Nature)

Le antiche popolazioni che popolarono l'Europa dovettero affrontare la sfida di ambienti nuovi, nuovi patogeni e cambiamenti nel regime alimentare, subendo una selezione che ha lasciato una traccia nei geni che presiedono alla digestione, alla pigmentazione, all'altezza e alla resistenza a vari patogeni(red)

La selezione naturale ha lasciato la propria impronta nelle popolazioni europee anche negli ultimi 8000 anni, influendo in particolare sulle regioni del DNA che sono associate con la dieta, l'altezza, la pigmentazione e il sistema immunitario. A scovare le tracce di questa azione è stato un gruppo di ricercatori di università europee e statunitensi, che firmano un articolo su “Nature”.
Iain Mathieson e colleghi hanno condotto un'accurata analisi genetica sui resti di 230 soggetti vissuti in Europa occidentale fra il 6500 a.C. e il 300 a.C. In particolare, hanno eseguito un'analisi genome wide, mappando tutti (o quasi) i geni per identificare i cosiddetti polimorfismi di singolo nucleotide (SNP), ossia quei cambiamenti di un gene a carico di una singola base nucleotidica (i mattoni del DNA) a cui corrispondono tratti fisici o fisiologici più o meno differenti.

Per osservare l'azione della selezione naturale i ricercatori hanno condotto le analisi sui resti di individui appartenuti alle tre stirpi principali da cui derivano gli europei contemporanei: i cacciatori-raccoglitori che si insediarono per primi nel continente, le popolazioni nomadi Yamnaya provenienti dalle steppe dell'Asia centrale e la popolazione anatolica che, migrando in Europa, vi portò l'agricoltura.
Dal confronto dei dati raccolti, Mathieson e colleghi hanno identificato ben 12 segnali genetici che mostrano che la selezione ha favorito la diffusione di alcune varianti geniche a scapito di altre. Il segnale genetico più forte scoperto riguarda il persistere in età adulta della lattasi, l'enzima che permette di digerire il latte, indicato da particolari SNP a carico di vari geni (due dei quali coinvolti nel metabolismo degli acidi grassi e della vitamina D), che però sono correlati anche a un aumento del rischio di sviluppare malattie come la celiachia, la colite ulcerosa e la sindrome del colon irritabile. Le analisi confermano che questa variazione genica è apparsa originariamente nelle popolazioni delle steppe.
Per quanto riguarda il secondo segnale più forte, relativo alla ridotta pigmentazione della pelle, la situazione è più complessa, dato che è correlata a più alleli che compaiono in varia misura in tutte e tre le popolazioni ancestrali considerate. Il più diffuso di questi alleli oggi sarebbe quello ereditato dai primi agricoltori provenienti dall'Anatolia, mentre quelli originariamente presenti nelle altre due popolazioni sarebbero molto rari. Per contro è ai primi cacciatori-raccoglitori che si dovrebbe l'eredità degli occhi azzurri.
Le attuali differenze di altezza media fra gli europei sarebbero invece legate alla combinazione di un influsso più rilevante delle popolazioni delle steppe sulle popolazioni dell'Europa settentrionale e di una attiva selezione naturale a favore di altezze più contenute fra le popolazioni anatoliche migrate nell'Europa meridionale.
Infine, i ricercatori hanno rilevato un segno dell'azione della selezione anche sul sistema immunitario. Particolarmente evidente è quello relativo a una serie di geni implicati nell'espressione del complesso maggiore di istocompatibilità (MHC), a cui si affiancano variazioni in altri geni che sembrano legati alla resistenza alla lebbra, alla tubercolosi e ad altri micobatteri.

http://www.lescienze.it/news/2015/11/25/news/azione_della_selezione_geni_antichi_europei-2858540/

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