L'indipendenza catalana sembra inarrestabile

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Barcellona verso la secessione nonostante il veto di Madrid
Barcellona verso la secessione nonostante il veto di Madrid

GIUSEPPE GROSSO, DA MADRID

Manca un mese alle elezioni generali, ma in Spagna il dibattito politico è monopolizzato dalla questione catalana. Sull'asse Barcellona-Madrid, scorre, infatti, il futuro del Paese: quello immediato del voto del 20 dicembre (che sarà determinato anche dall'evolversi degli eventi a Barcellona) e anche quello a medio termine del modello di Stato, che, comunque vada a finire la vicenda indipendentista, dovrà essere rivisto nella direzione di un federalismo ancora più marcato. Almeno per cercare una convivenza armonica tra le varie identità nazionali che compongono lo Stato iberico. In queste fasi concitate ci vorrebbe dialogo, e diplomazia, ma sia Madrid che Barcellona, sono arroccate su posizioni che sembrano inconciliabili. Gli interessi statali si intrecciano a quelli politici ed elettorali, e non è facile districare una matassa che si è andata aggrovigliando con gli anni, e che il governo conservatore del Partito popolare, in questa legislatura, non ha fatto nulla per dipanare.
Anche sulla sponda catalana, il legittimo sentimento nazionalista, è cavalcato da vecchie volpi della politica come il presidente regionale ad interim Artur Mas, di centrodestra, che sta sgomitando per un altro mandato a capo della "Generalitat" (ostacolato, però, dal partito indipendentista di sinistra anticapitalista Cup).
Ad ogni modo non si era mai andati così lontano nell'eterno tira e molla tra Stato centrale e Catalogna. Dopo le elezioni regionali di settembre, vinte di misura dalla coalizione secessionista Junts pel Sí (insieme per il sì), che raggruppa partiti di destra e di sinistra, è ormai scontro frontale.
Lunedì scorso il parlamento catalano (con i voti di Junts pel Sí e della Cup) ha approvato il "processo costituente cittadino", che dovrebbe dare il via all'inarrestabile secessione unilaterale dallo Stato spagnolo. La risoluzione, almeno sulla carta, ha una portata eccezionale, perché, per la prima volta, getta le fondamenta istituzionali di una possibile Repubblica catalana. Infatti, avvia la creazione di un fisco e di una previdenza sociale autonomi, e soprattutto impegna il futuro governo catalano ad obbedire alla Camera regionale e non alle "istituzioni dello Stato spagnolo, specialmente al suo Tribunale Costituzionale". Lo stesso Tribunale che, in settimana, ha posto il veto proprio sul "processo d'indipendenza". La questione resta controversa sotto vari aspetti. Si pone, ovviamente, un problema di legalità, determinato dal fatto che un'istituzione dello Stato (qual è il Parlamento catalano), inviti alla sovversione.
Ma c'è anche una questione che riguarda la legittimità del processo indipendentista. Il blocco Junts pel Sí, infatti, ha la maggioranza dei seggi, pur non avendo raccolto la maggioranza assoluta di voti alle elezioni regionali di settembre, cioè senza contare sul pieno appoggio dei catalani. Miracoli di una legge elettorale che assegna un peso proporzionale diverso ai voti in base alla circoscrizione elettorale (un voto a Barcellona, ad esempio, vale meno di un voto "periferico"). Infine la questione europea, tutt'altro che secondaria. Non è chiaro se un'eventuale disconnessione dalla Spagna sbarrerebbe alla neonata Repubblica catalana le porte della Ue. Angela Merkel - che appoggia su tutti i fronti il governo del premier Mariano Rajoy - ha già dichiarato nei mesi scorsi che non ci sarebbe spazio nella Ue per una Catalogna indipendente.
La reazione di Madrid, com'era prevedibile, non si è fatta attendere. Il governo ha portato la questione al Tribunale costituzionale, che ha affossato immediatamente con sentenza unanime la dichiarazione d'indipendenza, sottolineando il fatto che "il rifiuto all'adempimento dalla sentenza costituisce un reato, con conseguente destituzione dalle cariche politiche dei dirigenti indipendentisti". In caso di insubordinazione il governo di Madrid ha un ulteriore ed estremo asso nella manica: l'applicazione del controverso articolo 155 della costituzione, che permette di sospendere l'autonomia regionale. Il premier Rajoy ha già detto che "si prenderanno solo misure proporzionali alle decisioni di Barcellona". È chiaro che il governo vorrebbe evitare di ricorrervi: sarebbe come accendere la miccia in una polveriera e nessuno può prevedere la portata dell'esplosione.

http://caffe.ch/stories/cronaca/52492_lindipendenza_catalana_sembra_inarrestabile/

Commenta il post