L’evento catastrofico numero uno per il petrolio

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

L’evento catastrofico numero uno per il petrolio

Da Rossana Prezioso

L’allarme arriva da BofA e guarda al Medioriente. Facile pensare al petrolio, un po’ meno ovvio invece guardare alla vera natura del pericolo: l’Arabia Saudita.

I pericoli da Ryad

Da qualche tempo si ha la certezza che anche la nazione degli sceicchi non potrà tollerare ancora a lungo il livello di un petrolio sempre più indirizzato al ribasso e che adesso arriva addirittura a lambire con quotidiana rassegnazione i 40 dollari al barile. Infatti per Ryad il problema non è solo più economico ma anche politico dal momento che la monarchia assolutista, lungi dal voler rispettare i diritti umani, mette a tacere le proteste concedendo sgravi fiscali ad ampie fette della popolazione. Fin qui nulla di strano, purtroppo il peso che finora è stato retto grazie alla pressocchè inesauribile fonte dell’oro nero, adesso ricadrà con tutto il suo onere sulle spalle di un governo che, mancando entrate alternative, non riuscirà a colmare le lacune che inevitabilmente si creeranno.

O per meglio dire che si stanno già creando dal momento che la monarchia ha già aumentato il suo debito per il 2015 e potrebbe continuare a farlo anche per il 2016. Numeri alla mano attualmente il rapporto tra debito e prodotto interno lordo non va oltre il 2% ma le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale parlano invece di un dato che tra meno di 5 anni e cioè nel 2020, arriverà al 33% e che già dalla fine di questo si attesterà al 20%, mentre da Standard&Poor’s si parla di un 2015 che verrà chiuso con un debito Pil al 16%. Non solo, ma le stime parlano anche di riserve monetario in calo continuato,e che hanno raggiunto il livello più basso da oltre 3 anni.

E adesso il colpo di grazia

Stando alle previsioni di Bank of America (Swiss: BAC.SW - notizie) l’Arabia Saudita potrebbe sganciare al moneta locale, il riyal dal dollaro statunitense creando quello che è stato definito dagli esperti come il peggior evento catastrofico per il 2016 sul fronte del petrolio. Evento che conta una probabilità in percentuale molto bassa ma che denota la tensione presente, anche solo per il fatto di essere stato preso in considerazione tra le eventualità.

Intanto sull’oro nero continuano le previsioni fosche e i pochi rialzi risultano essere semplicemente momentanei, dovuti per lo più a notizie di cronaca che possono favorire rialzi estemporanei come quello di ieri nato sulla scia dell’entusiasmo per la volontà dell’Opec di intervenire per riuscire a proteggere il prezzo del petrolio dopo che il Venezuela aveva avvisato di voler vendere il greggio a 25 dollari al barile.

I rialzi... fiacchi

Ma come prevedibile si è trattato di un fuoco di paglia, lo stesso che poi, spegnendosi, ha lasciato spazio alla realtà di un ‘Arabia in corsa per la conquista di fette di mercato in Asia e ancora di più in Cina dove si sono registrate circa 4 milioni di tonnellate di petrolio venduto nel solo mese di ottobre. Meglio correre ad accumulare fieno in cascina prima che arrivi il prossimo grande crac dei prezzi con la discesa in campo dell’Iran e delle sue potenziali minacce di inondare il mercato con un altro milione di barili qualora le sanzioni dell’Occidente contro Teheran non venissero cancellate entro i prossimi 6 mesi.

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