L’Arabia Saudita centrale del terrorismo

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

L’Arabia Saudita centrale del terrorismo

La strage di Parigi, e l’attacco in Mali ieri, hanno sollevato quesiti più che legittimi sulla coalizione che già da un anno e mezzo dovrebbe combattere l’ISIS ma non lo sta facendo, o non lo sta facendo in modo efficace. Anzi, come hanno rilevato numerosi esperti e il vicedirettore di Famiglia Cristiana Fulvio Scaglione, ha finanziato l’ISIS per far cadere Assad.

Il 15 novembre Scaglione scriveva su Famiglia Cristiana: “Dell’Isis e delle sue efferatezze sappiamo tutto da anni, non c’è nulla da scoprire. È un movimento terroristico che ha sfruttato le repressioni del dittatore siriano Bashar al Assad per presentarsi sulla scena: armato, finanziato e organizzato dalle monarchie del Golfo (prima fra tutte l’Arabia Saudita) con la compiacenza degli Stati Uniti e la colpevole indifferenza dell’Europa” (vedi: http://www.famigliacristiana.it/articolo/francia-almeno-smettiamola-con-le-chiacchiere.aspx” target=”_blank”>http://www.famigliacristiana.it/articolo/francia-almeno-smettiamola-con-le-chiacchiere.aspx).

Lo ha dichiarato anche il parlamentare del Movimento Cinque Stelle Alessandro di Battista, criticando duramente la visita di Renzi in Arabia Saudita e dicendo che non “si possono fare affari con l’Arabia Saudita, che finanzia l’ISIS”.

Un altro parlamentare sardo del Gruppo Misto, Mauro Pili, ha denunciato la vendita all’Arabia Saudita di bombe MK-80 sicuramente usate per bombardare la popolazione civile nello Yemen (dove secondo l’ONU è in corso una catastrofe umanitaria, con oltre 6.000 morti di cui la metà tra i civili).

Il ruolo dell’Arabia Saudita nel terrorismo, fin dall’11 settembre 2001, è documentato dalle famose 28 pagine del rapporto della Commissione d’Inchiesta del Congresso USA sull’11 settembre, che Bush censurò e Obama non ha mai reso pubbliche, nonostante le solenni promesse, e di cui ora LaRouche e un gruppo misto di congressisti, guidati dal Sen. Graham, chiedono a viva voce la pubblicazione (vedi: http://movisol.org/dopo-la-strage-di-parigi-pubblicare-subito-le-28-pagine-sui-finanziamenti-sauditi-al-terrorismo/).

Anche se Obama continua a vietarne la pubblicazione, o anche solola lettura da parte dei membri del Congresso, i fatti di questa sanguinaria complicità tra Arabia Saudita, la “coalizione” di cui fa parte, Al Qaeda e ISIS sono noti a tutti. Lo ha ammesso pubblicamente perfino Tony Blair, chiedendo scusa per le menzogne sulle “armi di distruzione di massa” che portarono alla guerra in Iraq e alla conseguente nascita dell’ISIS. Così come Hillary Clinton aveva ricordato durante un’audizione al Congresso, in qualità di Segretario di Stato, che furono gli Stati Uniti a creare e finanziare i talebani in funzione anti-russa, per poi bombardarli 20 anni dopo in Afghanistan.

Qualche mese fa circolò in rete la foto di un convoglio dell’ISIS su camionette Ford che erano state regalate dal Dipartimento di Stato USA ai cosiddetti “ribelli siriani”, sostenuti dalla “coalizione” in funzione anti-Assad, e confluiti nell’ISIS. Queste connivenze spiegano sicuramente come mai i barbari assassini di Parigi potessero viaggiare liberamente tra Siria, Francia e Belgio senza che nessuno li fermasse o segnalasse la loro presenza. La “coalizione” contro il terrorismo, di cui l’Arabia Saudita fa parte, in realtà era coinvolta nel suo sostegno finanziario e logistico, almeno fino al 13 novembre.

La visita di Renzi in Arabia Saudita poco prima della strage di Parigi ha suscitato quindi non poco imbarazzo per il governo italiano. Rispondendo alle critiche di numerosi parlamentari dell’opposizione, il ministro della Difesa Pinotti si è giustificata durante un convegno dello IAI a Roma, dicendo: “Certamente dobbiamo estirpare i finanziamenti ai terroristi, e proprio per questo con gli Emirati abbiamo la co-leadership del gruppo che nella coalizione anti-Isis cerca di capire da dove vengono i finanziamenti”. “Sappiamo che all’interno di alcuni Paesi arabi ci sono state da parte di fondazioni private raccolte di finanziamenti. Dire che non bisogna avere rapporti con questi Paesi per questo motivo sarebbe come dire che non bisogna avere rapporti con l’Italia perché c’è la mafia”, ha aggiunto il ministro.

Come dimostrano le 28 pagine del rapporto del Congresso sull’11 settembre, a finanziare i dirottatori dell’11 settembre furono il principe Bandar bin-Sultan, allora ambasciatore saudita a Washington, e i servizi segreti sauditi, nell’ambito dell’accordo Al Yamanah per lo scambio di petrolio in cambio di armi, in cui furono parte attiva il governo del Regno Unito ed il colosso britannico delle armi BAE Systems. Se si vuole parlare di fondazioni private, sono quelle legate alla monarchia saudita. Il ministro Pinotti sa, o dovrebbe sapere, che l’Arabia Saudita è il Paese che ancora applica la pena di morte per decapitazione (chissà da dove avrà preso l’ISIS?) e manda in galera le donne che osino guidare un’automobile. Quindi, invece di nascondersi dietro la connivenza dell’amministrazione Obama, il governo italiano farebbe bene a prendere le distanze dall’Arabia Saudita, e unirsi invece alla Russia, all’Iran, all’Egitto e ad altri Paesi che sono veramente decisi a sgominare l’ISIS, a chiedere la fine delle sanzioni verso la Russia, che la strage di Parigi ha resa alleata della Francia nella lotta contro il terrorismo, e proporre sanzioni contro l’Arabia Saudita, finché non renda chiara la sua posizione nei confronti dell’ISIS

Un’ultima osservazione personale sul rapporto dell’FBI che individua nel Duomo e nella Scala di Milano “obiettivi sensibili” per potenziali attentati. Milano è la mia città da 40 anni, era la città di mia madre, che ha cantato alla Scala, e mi disturba quindi la superficialità con cui l’FBI tira a indovinare e individua obiettivi senza avere alcun elemento concreto per farlo. Vuole forse evitare che i milanesi vadano alla Scala? All’FBI dà fastidio l’opera e la cultura classica, che sono così importanti per dare un punto di riferimento positivo alla popolazione in un momento così difficile?

Editoriale di Liliana Gorini, Presidente di MoviSol

Fonte: www.movisol.org

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