Il più grande disastro bancario dai tempi di Calvi

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Il più grande disastro bancario dai tempi di Calvi

Mentre tutti i governi europei stanno lavorando alle regole per la sicurezza del sistema bancario, mentre l'Europa stessa, in Grecia ha fatto di tutto per evitare la catastrofe, nessuno si è accorto che il disastro si stava verificando da noi. Stiamo parlando del clamoroso caso di Banca delle Marche e del pericolo di fallimento che ha caratterizzato le cronache finanziarie.

Per capire l'intensità del pericolo basterà prendere a prestito le parole dell'atto di citazione in giudizio depositato al tribunale di Ancona contro gli ex amministratori e l'ex società di revisione Price Waterhouse Coopers secondo cui:

“Quello di Banca delle Marche costituisce il maggiore disastro bancario verificatosi in Italia dopo quelli risalenti al secolo scorso dei casi Sindona e Calvi”

Si trattava di un saldo negativo che superava i due miliardi e che era da imputare all'allegra gestione precedente i cui vertici non avevano esitato ad approvare un'ottantita di finanziamenti anche nell'arco di pochi minuti. Da qui il commissariamento voluto da Banca d'Italia due anni orsono, scaduto ad ottobre di quest'anno e poi successimente rinnovato per altri due mesi. Poi il dilemma: l'intervento del fondo interbancario oppure aspettare l'applicazione, dal gennaio del 2016, delle norme che prevedono la ristrutturazione ad opera di azionisti, poi degli obbligazionisti e, qualora la perdita non fosse stata colmata, dei correntisti.

Riusciranno i nostri eroi?

La questione non era da sottovalutare anche perché il valore delle azioni, in rapporto al numero degli azionisti e del rosso segnato dalla banca stessa, di certo non sarebbe stato sufficiente a colmare il debito e quindi avrebbe potuto causare il coinvolgimento anche delle altre due categorie. Una corsa contro il tempo dal momento che la presenza del Fondo Interbancario è stata sempre malvista dall'Europa che considera questa forma di finanziamento come un aiuto di stato. Sarebbe stato difficile anche creare una rete di “solidarietà” all'interno del sistema bancario italiano, ancora di più viste le diverse prove e gli esami cui hanno dovuto sottostare le banche di casa nostra in vista del controllo da parte della Bce (Toronto: BCE-PA.TO - notizie) .

Poi alla fine il "miracolo", ma solo apparente e cioè l'approvazione, da parte del Fondo Interbancario di un aumento di capitale per circa 1,25 miliardi nell'ambito di aiuti che andavano anche ad altre banche dal momento che evidentemente Banca Marche si trovava in buona e numerosa compagnia, nello specifico di Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e CariChieti.

Ma i problemi non sono ancora finiti. Infatti, l'azione del Fondo Interbancario, come detto, non è mai stata ben vista da Bruxelles: qualora la Commissione Europea non dovesse approvare entro il 31 dicembre l'operato del Fondo per il piano di salvataggio di Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e CariChieti si aprirebbero una serie di problemi legati non solo al rimborso del debito ma anche alla fiducia sull'intero sistema di credito italiano.

Infatti nel caso in cui la decisione andasse oltre le tempistiche massime e si giungesse al 2016, allora scatterebbero le regole del Bail In e dunque azionisti, obbligazionisti e correntisti rischierebbero veramente grosso.

Da Rossana Prezioso

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