Il paziente va in trance e il chirurgo opera

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

L'ipnosi è sempre più utilizzata negli interventi
L'ipnosi è sempre più utilizzata negli interventi

L'ipnosi medica è la nuova frontiera dell'anestesiologia in sala operatoria che presta sempre maggiore attenzione al benessere dei pazienti. Anche a quelli, e sono tanti, che affrontano con ansia e timore un'anestesia totale. Negli ospedali europei, Svizzera compresa, si moltiplicano gli interventi chirurgici che utilizzano come complemento la tecnica dell'ipnosedazione. Con risultati sorprendenti: molti meno effetti secondari, complicazioni ridotte e un più rapido decorso post operatorio. C'è anche chi sostiene che si tratti di un modo per umanizzare le cure (vedi sotto).
In prima fila i centri universitari di Ginevra e Losanna, Hug e Chuv, che da tempo affrontano alcune operazioni facendo capo a questa pratica. In Ticino, all'Ente ospedaliero cantonale (Eoc) si stanno facendo i primi passi con l'ipnosedazione. "Non è utilizzata in maniera sistematica - spiega il dottor Raffaele Rosso, primario di chirurgia al Civico di Lugano e presidente della Società svizzera di chirurgia -, ma abbiamo ad esempio fatto interventi sulla carotide in anestesia locoregionale, significa che il paziente rimane sveglio, col complemento di ipnosi. Il tutto con estrema soddisfazione dei pazienti e anche degli operatori". Sempre in Ticino, all'Eoc esiste un progetto nell'ambito pediatrico. Già, una realtà, invece, al Chuv di Losanna, dove i piccoli pazienti vengono guidati in una sorta di viaggio interiore dalla voce dolce di un'infermiera-ipnoterapeuta.
Negli interventi eseguiti sotto ipnosi non significa certo che il paziente sia sveglio. È una tecnica che combina un'anestesia locale, un'ipnosi e eventualmente una leggera sedazione intravenosa che aiuta a rilassarsi senza dormire. Ipnosedazione, appunto. Ecco perché è fondamentale che il paziente sia costantemente sorvegliato come sotto anestesia generale e, se necessario, possa essere addormentato in qualsiasi momento.
In Svizzera, il pioniere di questa tecnica è stato Alain Forster, medico anestesista che già negli anni Settanta, di ritorno da un soggiorno negli Stati Uniti, l'ha introdotta all'Hug di Ginevra per alleviare il dolore dei grandi ustionati, ad esempio durante il cambio di fasciatura, invece di sedarli completamente. L'obiettivo dell'ipnosi è permettere al paziente di sentirsi più autonomo nel controllo del suo dolore, ha detto Chantal Berna Renella, capo clinica al centro di terapia antalgica del servizio di anestesiologia del Chuv di Losanna, in un servizio che L'Hebdo ha dedicato al tema. Applicata in sala operatoria, l'ipnosedazione fa sì che il paziente non subisca passivamente ma sia in qualche modo parte attiva all'intervento, il che lo valorizza. Un effetto positivo che tende a perdurare ben oltre il momento dell'operazione.
Il futuro dell'ipnosi come complemento terapeutico è più che promettente. Già diverse le applicazioni in campo medico. Oltre alla chirurgia, si rivela un ottimo strumento anche in oncologia, contro dolori, nausea e vomito. In psichiatria, tiene a bada ansie, fobie, stress post traumatico e insonnia. In pediatria, allevia i dolori acuti o cronici, riduce l'ansia prima di un intervento o una cura invasiva. Efficace anche contro la sindrome dell'intestino irritabile e nella preparazione al parto, dalla posa del catetere per l'epidurale al travaglio.

Patrizia Guenzi

http://caffe.ch/stories/cronaca/52312_il_paziente_va_in_trance_e_il_chirurgo_opera/

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