Il mondo rallenta: i pezzi del domino iniziano a cadere

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Il mondo rallenta: i pezzi del domino iniziano a cadere

Di Rossana Prezioso

Dollaro in rialzo: si o no? La domanda campeggia da mesi nelle menti degli investitori così come in quella degli operatori e se in passato i vertici della Federal Reserve, la banca centrale statunitense, si sono impegnati per non dare risposte certe a nessuno, forse perché nemmeno loro ne avevano, gli stessi vertici continuano nella loro opera.

Le incertezze

In realtà, dal momento che con l'interventismo così attivo, per non dire feroce, da parte delle banche centrali ci si è ritrovati in una zone del tutto sconosciuta con regole profondamente modificate, quando non del tutto cancellate,è facile comprendere la tensione che si creerà sui mercati qualora la stretta dovesse esserci, anche se si tratta di un argomento fortemente apprezzato e affrontato sul fronte speculativo così come anche su quello dei mercati.

La tensione è alimentata per lo più da fattori come le guerre valutarie tuttora in corso e, soprattutto il diffuso rallentamento sulla crescita economica globale.

Brasile

Il primo protagonista in questo caso è senza dubbio il Brasile, la settima più grande economica mondiale; per la nazione carioca si tratta di una situazione complessa che investe non solo i vertici politici che devono combattere contro le accuse di corruzione ma anche di una crisi socieconomica che vede il gigante Petrobas impelagato in quello che per molti potrebbe essere un dramma. La compagnia petrolifera statale brasiliana fidava sul petrolio per riuscire a ripagare i bond emessi in dollari. Purtroppo si è avuta la svalutazione non solo del greggio, ma anche della moneta locale, il real, crollato con un +62% sul dollaro in 12 mesi. Restano in compenso i 127,5 miliardi di dollari di debito contratto, destinato tra le altre cose a salire viste le scelte particolarmente costose e sbagliate adottate sulle strategie di investimento. A questi problemi si aggiungano, per il Brasile, un'inflazione al 10% e una disoccupazione che sfiora l'8%.

Cina

Passando dal Brasile alla Cina le cose non cambiano se è vero, come è vero, che i dati sull'economia del celeste impero non solo sono in calo ma anche sempre negativi e persino inaffidabili.All'orizzonte una possibile svalutazione della moneta azionale, lo yuan sul dollaro, operazione che metterebbe molto a rischio l'economia Usa e quella europea, come sottolineato dagli esperti di Bank of America (Swiss: BAC.SW - notizie) , il tutto mentre il debito è andato via via accumulandosi fino a quadruplicare rispetto al 2007. Insomma le più grandi economie del mondo non se la stanno passando bene e potrebbero avere ognuna dei problemi nei prossimi 12 mesi.

Giappone

Volendo allargare la visuale è impossibile non ricordare come anche il Giappone co il suo Quantitative Easing da record non è stato in grado di riuscire a reggere il colpo di una manovra così profonda e radicale il cui scopo era quello di salvare la nazione da oltre 20 anni di immobilismo. Mentre per il 2016 già si prevede un anno non entusiasmante, sottotono per quanto non drammatico.

Se si vuole continuare nell'elenco allora si può citare il minimo storico record nuovamente toccato nei giorni scorsi dal Dry Baltic Shipping Index. Insomma una serie di fattori che stanno facendo sgonfiare una crescita apparente che per anni era stata alimentata dagli allentamenti monetari che hanno favorito la sensazione della ricchezza e non la ricchezza vera e propria con la possibilità di indebitarsi senza troppi rischi e soprattutto troppe spese. Purtroppo entrambe, rischi e spese, stanno tornando indietro con il più che probabile aumento da parte della Fed del costo del dollaro con un intervento le cui probabilità arrivano a toccare il 66% su dicembre contro le precedenti previsioni che parlavano del 50%.

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