I livelli record di anidride carbonica e il futuro del clima

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Centrali di potenza alimentate a carbone, nei pressi di Nottingham, nel Regno Unito. In tutto il mondo si sta cercando di limitare il consumo di questo combustibile fossile molto inquinante (© Ashley Cooper/Corbis)
Centrali di potenza alimentate a carbone, nei pressi di Nottingham, nel Regno Unito. In tutto il mondo si sta cercando di limitare il consumo di questo combustibile fossile molto inquinante (© Ashley Cooper/Corbis)

Le concentrazioni di anidride carbonica nell'atmosfera hanno raggiunto le 400 parti per milione – un livello che il pianeta non conosce da centinaia di migliaia di anni – causando un aumento della temperatura media globale di un grado Celsius. Tuttavia, l'energia proveniente da fonti rinnovabili è in aumento, in molte parti del mondo sono iniziati progetti per ridurre le emissioni e dalla prossima conferenza sul clima di Parigi potrebbero arrivare nuovi impegni concreti
di David Biello

Il clima della Terra è cambiato. Dopo quasi due secoli di consumo di combustibili fossili, le concentrazioni di anidride carbonica nell'atmosfera hanno raggiunto le 400 parti per milione, in particolare a causa del contributo sempre più importante dei processi di combustione degli ultimi decenni, secondo la World Meteorological Organization. Una concentrazione di CO2 in atmosfera dello 0,04 per cento può non sembrare eccessiva, ma è sufficiente per avere un incremento di un intero grado Celsius delle temperature medie globali, secondo il MetOffice del Regno Unito, e un riscaldamento ulteriore via via che i gas serra entrano in modo invisibile nell'atmosfera, intrappolando il calore, o in mare, rendendone le acque più acide.
In effetti, il pianeta non conosce una concentrazione di CO2 così alta da almeno alcune centinaia di migliaia di anni. Ogni anno, vengono scaricati in atmosfera circa 35 miliardi di tonnellate di CO2, con una tendenza all'aumento. Le acque degli oceani sono diventate del 30 per cento più acide negli ultimi decenni e il mondo non è così caldo da migliaia di anni. Probabilmente, quest'anno sarà il più caldo da quando sono iniziate le registrazioni delle temperature, per effetto del fenomeno meteorologico El Niño in atto, che si sommerà al riscaldamento globale. I primi 10 anni più caldi si sono verificati tutti a partire dal 1998, anno dell'ultimo tra gli eventi El Niño più intensi.
Come se non bastasse, l'agricoltura, la deforestazione e altre attività hanno contribuito all'effetto serra con ulteriori emissioni di gas come il metano e il protossido di azoto, quest'ultimo più comunemente noto come gas esilarante, ma la cui presenza in atmosfera non ha nulla di comico.
Eppure ci sono segnali di speranza. Gli Stati Uniti stanno bruciando meno carbone, il più inquinante dei combustibili fossili, e anche l'Europa e la Cina hanno cominciato a consumarne meno. E benché l'India e il resto dell'Asia stiano costruendo centinaia di centrali elettriche a carbone, ci sono anche progetti per una maggiore quota di energia solare in India, di energia eolica in Cina e di energia geotermica in Indonesia.

In realtà, le rinnovabili sono in rapida crescita in tutto il mondo, contribuendo a mantenere più CO2 lontana dall'atmosfera. Secondo l'ultimo rapporto World Energy Outlook dell'Agenzia internazionale per l'energia, entro il 2040 metà dell'energia elettrica del mondo potrebbe arrivare da fonti meno inquinanti. E sempre nel 2040, l'elettricità proveniente da fonti rinnovabili potrebbe essere pari a quella prodotta oggi dalle centrali elettriche a combustibili fossili in Cina, Unione Europea e Stati Uniti.
Questi tre paesi, che sono i più grandi inquinatori al mondo, responsabili complessivamente di più della metà delle emissioni globali, si sono già accordati per limitare le future emissioni di gas serra. Rispetto al 1997, quando fu firmato il protocollo di Kyoto per la lotta contro il cambiamento climatico, o rispetto al 2009, quando a Copenaghen fallì il tentativo di varare un altro accordo globale, le prospettive non sono mai state migliori. Quando il 30 novembre a Parigi prenderanno il via i negoziati sul clima, ci sarà una concreta possibilità di definire un pacchetto completo di iniziative per mitigare il riscaldamento globale in oltre 190 paesi del mondo.
Ma ci sono anche altri motivi di speranza, come il fatto che città, stati, province e anche nazioni hanno iniziato a mettere una tassa sull'inquinamento da CO2 nel tentativo di ridurne le emissioni. Oggi viviamo anche in un mondo in cui un progetto come la Keystone XL Pipeline per collegare le sabbie bituminose del Canada occidentale con le raffinerie di greggio del Texas può essere bloccato a causa del suo impatto stimato sui cambiamenti climatici. In altre parole, ciò che sembrava una volta impossibile, cioè fermare un progetto basato su combustibili fossili in un mondo che deriva da essi quasi il 90 per cento della sua energia, è divenuto non solo possibile, ma anche reale.
La strada da fare è ancora molta, come rende evidente quel 90 per cento. C'è un enorme divario tra ciò che le nazioni hanno promesso, cioè una riduzione di 11 miliardi di tonnellate di gas serra entro il 2030, e ciò che è necessario per evitare di aggiungere un altro grado Celsius alla media delle temperature globali, e cioè una riduzione globale di almeno sette miliardi di tonnellate di CO2 entro il 2030.

Ci sono migliaia di impianti di potenza che bruciano combustibili fossili, più di un miliardo di veicoli alimentati petrolio e tutte le infrastrutture per rifornirli, siano esse oleodotti, strade o miniere di carbone. Forse avremo bisogno di tecnologie come la cattura e lo stoccaggio della CO2 anche solo per gestire le emissioni di impianti di potenza alimentati a gas naturale, forni da cemento e acciaierie che saranno necessarie per costruire turbine eoliche o reattori nucleari.
In effetti, abbiamo eroso così tanta parte del budget mondiale di circa mille miliardi di tonnellate di carbonio che avremmo bisogno di una macchina del tempo per tornare indietro e cambiare rotta, oppure di metodi per assorbire la CO2 dall'atmosfera come una diffusione di biochar (un carbone di legna), fioriture e sepolture di fitoplancton e alberi artificiali. Oppure, molto probabilmente, di tutti i metodi appena elencati e forse anche di altri.
Siamo entrati in quello che potrebbe essere chiamato il massimo termico dell'Antropocene, un'era di riscaldamento globale causato da una specie con una particolare propensione per il consumo di combustibili fossili e la deforestazione. Proprio ora, nel 2015, potrebbe essere l'ultima volta che qualcuno respira aria con concentrazioni medie di CO2 inferiori a 400 ppm, poiché questo valore sembra aumentare in modo inesorabile. Ma non siamo tenuti a far crescere quel valore per sempre.
(La versione originale di questo articolo è apparsa su www.scientificamerican.com il 10 novembre 2015. Riproduzione autorizzata, tutti i diritti riservati)

Fonte: www.lescienze.it

Grafico delle concentrazioni di anidride carbonica in atmosfera ottenute dall'Osservatorio di Mauna Loa, nelle Isole Hawaii. La linea verde centrale indica la soglia delle 400 ppm (Cortesia Scripps Institution of Oceanography)

Grafico delle concentrazioni di anidride carbonica in atmosfera ottenute dall'Osservatorio di Mauna Loa, nelle Isole Hawaii. La linea verde centrale indica la soglia delle 400 ppm (Cortesia Scripps Institution of Oceanography)

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