I candidati alla Casa Bianca fanno campagna: in Israele

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

I candidati alla Casa Bianca fanno campagna: in Israele

Maurizio Blondet

In una grandiosa manifestazione di indipendenza e orgoglio nazionale, i candidati presidenziali Usa vanno a fare il prossimo dibattito…in Israele. “Da Gerusalemme – recita il comunicato – ogni candidato presidenziale avrà l’occasione di presentare le proprie idee sulla politica estera Usa, le relazioni Usa e Israele, i pericoli che minacciano gli alleati degli Stati Uniti in Europa ed Asia, l’instabilità del Medio Oriente, terrorismo (…)”.

Strano. Qualcuno può credere che, essendo l’elettorato americano in America, è agli americani che i candidati alla presidenza americana dovrebbero illustrare le loro posizioni in politica estera, magari anche le relazioni Usa-Israele, restando a casa loro nei confini degli Stati Uniti. Invece vanno in trasferta nello stato ebraico. Viene il dubbio: che siano lì i veri elettori decisivi per le elezioni presidenziali Usa?

“E’ una eccezionale opportunità offerta ai candidati presidenziali di mettere in mostra le loro competenze in politica estera”, spiega Jerry Johnson, presidente della National Religious Broadcaster (che contribuisce all’evento): loro fanno la passerella, e il pubblico ebraico ne soppeserà le credenziali e il valore su precisi argomenti. Esempio, “il crescere dell’antisemitismo in Europa”, e la sicurezza di Israele sempre in pericolo.

“Al Vertice dei Leader di Gerusalemme, il futuro presidente americano avrà la possibilità di affrontare le sfide, le minacce e le opportunità del 21mo secolo”, si lascia scappare felice Joel A. Samy, co-fondatore dell’International Leaders Summit, che organizza la trasferta.

Non è meraviglioso? I futuro presidente Usa sarà scelto lì. Ciascuno avrà un segmento di un’ora, in cui presenterà le sue idee e soluzioni a domande fattegli da una giuria che ci giurano essere “indipendente” (eh sì). Insomma non uno di quei dibattiti confusionari; un vero e proprio esame effettuato da questa giuria indipendente. Poi se ne potrà tornare negli Usa – “resterà lontano meno di 48 ore dalla campagna in patria”. Ma che importa in fondo, andare in patria a fare comizi qua e là? Il più sarà fatto a Sion: 3—4 novembre, Inbal Jerusalem Hotel.

Metà degli attentati a israeliani sono invenzioni di propaganda”!

E’ l’opinione del deputato britannico Gerald Kaufman, laburista. Tutte queste aggressioni all’arma bianca, due tre o quattro al giorno, sarebbero secondo lui invenzioni; fatti non avvenuti, ma il cui racconto raccapricciante è diramato per tenere sotto la paura l’opinione pubblica ebraica e giustificare – anzi fare in modo che esiga – che uccida passanti e bambini che tirano pietre.

“Più della metà di queste notizie sono completamente fabbricate. Per l’altra metà , certune sono accadute, ma non si può dire quante, perché i palestinesi pretesi accoltellatori sono stati liquidati senza che nessuno abbia fatto domande. Solo negli ultimi giorni gli israeliani hanno assassinato 52 palestinesi senza che nessuno ci abbia trovato niente da ridire – anche il mio governo (Cameron) se ne infischia: è il denaro ebraico ai conservatori…

“Oltretutto siamo al punto che ammazzano persone di aspetto arabo – qualche giorno fa’ hanno ammazzato due ebrei israeliani e un eritreo perché avevano l’aria di arabi. Anche su di loro hanno inventato una storia di accoltellamento a posteriori, per giustificare gli assassinii dopo che hanno scoperto che non erano dei palestinesi”.

Naturalmente sono falsità da cui prendiamo le distanze. Il fatto che Gerald Kaufman sia ebreo non lo salva dall’accusa di antisemitismo: è un ebreo che odia se stesso.

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