Generation Bataclan, la speculazione di Libération e la cattiva fede dei conformisti - di François Bousquet

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Generation Bataclan, la speculazione di Libération e la cattiva fede dei conformisti - di François Bousquet

Fonte: Barbadillo

A Libération (quotidiano della sinistra francese sensibile al capitalismo finanziario, ndt), ci si appropria dei morti. Nella prima pagina del quotidiano, il 16 novembre, – la “generazione Bataclan” – ha fatto il giro delle redazioni. Dannazione, ma certo, la “generazione Bataclan” è la generazione Libération: “Giovani, giocosi, aperti, cosmopoliti”. All’indomani di una serie di attentati simultanei, realizzati da attentatori suicidi jihadisti, che hanno causato la morte di almeno 129 persone nel salone di Bataclan, negliarrondissement X e XI, e intorno allo Stade de France, Libération trova il modo di servire di nuovo la brutta zuppa andata a male degli anni Mitterrand, con Jacques Séguéla con Bernanrd-Henri Levy e la loro “opera di maestri” (inventori degli slogan “Generazione Mitterrand”, “Generazione morale”, “Generazione SOS razzismo”, ecc. per almeno 30 anni). Mai Libération avrà così poco capito il mondo in cui vive. Mai generazione di giornalisti sarà stata così accecata dalle sue pretese ideologiche. MaiLibération sarà sembrata così superata. In primo luogo, è allo Stade de France che i terroristi speravano di fare il maggior numero di vittime.Libération avrebbe mai fatto la sua prima pagina su una ipotetica “Generazione Stade de France”, se le misure di sicurezza non avessero funzionato correttamente? Noi dubitiamo. “Generazione Stade de France! Franchouillard, i tifosi di calcio di provincia”. Avrebbero chiesto la testa di Laurent Joffrin, il direttore!

Qui non è questione di sopraffare il giovane pubblico bohèmien-borghese crudelmente falciato il 13 novembre, anche se Philippe Muray aveva molto precisamente appuntati nella sua preveggente “Cari jihadisti…” Questa gente, infatti, si era sulla terrazza … fino a questo sinistro venerdì sera. Ma oggi, siamo sopraffatti. La paura è ovunque nonostante le dichiarazioni: basta vedere il panico in piazza della Repubblica domenica sera. Qui è questione di rifiutare le grosse espressioni di comunicazione “Generazione Bernard-Henri Lévy”, gli slogan vuoti “Io sono in terrazza”, i “Niente paura”, ecc. che impediscono di individuare il nemico. Un nemico non riconosciuto è sempre più pericoloso di un nemico riconosciuto. Bisogna farla finita con la paura delle parole, che non fa che tradurre la paura della realtà in qualcosa che assomiglia un po’ alla volta all’angelismo, a questa politica di negazione, a questa retorica dell’antifrase (il “vivere insieme”, quando poi si vive a casa!), che prevalevano fino ad allora.

Non si citerà Albert Camus per non aggiungere il dolore del mondo al dolore dei parigini. Ma a forza di non nominare le cose, le cose finiscono per ritorcersi contro di voi… In psicanalisi, questo si chiama il ritorno del rimosso. Tra i jihadisti, prende la forma di un odio oscuro, che è il loro nichilismo. Così noi qui ricordiamo la lezione del nostro amico e collaboratore di Eléments, il filosofo Julien Freund: “Come tutti i pacifisti, voi pensate che siete voi a designare il nemico. Ora, è il nemico che vi designa. E se vuole che voi siate il suo nemico, voi potete fare le più belle dichiarazioni d’amicizia. Dal momento che vuole che voi siate il nemico, voi lo siete. E vi impedirà di coltivare il vostro giardino”. O di andare a sorseggiare un mezzo bicchiere in terrazza…

[Traduzione di Manlio Triggiani da blogelements.typepad.fr]

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