Ecco fatto: dal 2016 il bail-in è legge anche in Italia - di Valerio Lo Monaco

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Ecco fatto: dal 2016 il bail-in è legge anche in Italia - di Valerio Lo Monaco

Intanto il Bail-in è (quasi) legge anche in Italia, come per tutto il Continente: dal primo gennaio 2016 entra in vigore il nuovo regolamento sulla risoluzione delle crisi bancarie, che deriva da una direttiva europea. Direttiva che il nostro Governo sta prontamente approvando. Senza che vi sia stata una adeguata descrizione pubblica della cosa. E tanto meno una vera discussione sul tema.

Molto sinteticamente, la direttiva sancisce l’introduzione del “salvataggio interno” in base al quale gli oneri del ripristino di una situazione bancaria in crisi gravano non solo sugli azionisti della Banca, ma anche sugli obbligazionisti e infine anche sui semplici correntisti. Anche su chi, cioè, in una Banca ha il proprio semplice conto corrente.

Prima di entrare nei particolari in modo (nel caso) di poter prendere le proprie personali (ed eventuali) contromisure, vale la pena sottolineare il criterio generale di questa direttiva. Posto il concetto originario, ormai accettato ovunque senza battere ciglio, che una Banca vada salvata a tutti i costi malgrado gli errori gestionali commessi, e posto il criterio che a salvarla debbano essere gli Stati (cioè in quota parte ognuno di noi) ora passa anche il criterio che ogni singola Banca in caso di crisi debba essere salvata non solo da chi ne possiede azioni e obbligazioni, ovvero in chi ha investito su di essa, ma anche dai suoi semplici clienti, ovvero i correntisti.

Quando ne parlammo a suo tempo, da queste parti, venimmo tacciati al solito di complottismo e allarmismo, e a nulla servì portare l’esempio di quanto avvenuto a Cipro così come di quanto avvenuto (e che sta tuttora avvenendo) in seguito al meccanismo del Fondo salva Stati che invece si è presto tramutato e rivelato per quello che è realmente, ovvero Fondo salva Banche. Ma constatare oggi la facile previsione di allora ha in fin dei conti poco senso. Ciò che importa, adesso, è che l’adagio di Ezra Pound sempre troppo poco citato, secondo il quale “i politici sono i camerieri dei banchieri” - cioè i servi - deve oggi essere aggiornato in base alla nuova norma: la politica, mediante l’approvazione di questa normativa, ha in pratica trasformato anche tutti noi, tutti i correntisti, nei servi dei banchieri.

Perché di questo si tratta. Il meccanismo è di una semplicità disarmante, e deriva tutto dal nuovo criterio che è stato fatto passare senza colpo ferire. Criterio chetradisce tutti i crismi del cosiddetto libero commercio: cioè che, di fatto, anche se una azienda, una Banca in questo caso, agisce male, viene gestita peggio, ed è in forte perdita, anziché fallire come per le sorti di qualunque altra azienda privata, viene salvata dal denaro pubblico (lo Stato) e dal denaro privato (quello dei suoi correntisti).

Sino a ora per salvare le “Banche in crisi” sono intervenuti gli Stati (cioè, ribadiamo, tutti noi attraverso l’aumento della tasse): ciò ha contribuito ad esempio a far aumentare, tra il 2008 e il 2012, il rapporto debito/Pil dell’Eurozona oltre l’80%. Adesso, con questa direttiva, si amplia il modus operandi.

La regia di tutta questa operazione, caso per caso, verrà affidata a Bankitalia, cioè a una Banca privata posseduta e gestita, in quota parte, dalle Banche stesse che poi, caso per caso, andrà a salvare. Con il nostro denaro.

Il meccanismo è il seguente: a intervenire in caso di crisi saranno per primi gli azionisti, cioè coloro che hanno comperato azioni della Banca in oggetto. Se ciò non dovesse bastare si passerà agli obbligazionisti, cioè a coloro che hanno delle obbligazioni emesse dallo stesso istituto. Prima verranno aggrediti coloro che possiedono obbligazioni subordinate (un tipo di Bond un filo più rischioso) e quindi i possessori delle obbligazioni della categoria senior (meno rischiosi).

Ma se questi interventi non dovessero bastare, allora si andrà a prelevare liquidità anche da ogni singolo conto corrente presente in quella Banca, di ogni singolo privato correntista, nella parte che eccede 100 mila euro (per ora).

Chi ha sul conto corrente meno di 100 mila euro, dunque, teoricamente - molto teoricamente - non dovrebbe avere problema, perché sino a quella soglia interviene nel caso il fondo di tutela dei depositi interbancari (che però sappiamo già essere, nel suo complesso, enormemente inferiore rispetto a quanto sarebbe necessario in caso di una crisi globale del settore bancario). Ad ogni modo, sino a 100 mila euro i rischi (al momento) appaiono limitati. Anche perché tale quota limite è valida per correntista e per istituto.

Cosa significa? Questo: se un correntista ha più conti presso diverse Banche, egli rischia la quota eccedente solo per il conto relativo alla Banca in difficoltà. Così come, nel caso di un conto cointestato (ad esempio marito e moglie) la soglia si eleva a 200 mila euro.

Ciò che ne deriva è la necessità imperativa, a questo punto, di scegliere con cura la Banca presso la quale affidare anche il solo personale conto corrente. E, nel caso, di intervenire tempestivamente per spostare il proprio conto corrente altrove. O di diversificare i propri depositi in più conti correnti su Banche differenti. Ma ciò che non deve sfuggire, per capire la situazione generale e cercare di prevedere eventuali evoluzioni future, è il criterio complessivo: se era del tutto aberrante già far passare (ed è passato) il concetto che debbano essere gli Stati a salvare le Banche in crisi, lo è ancora di più il fatto che oggi non debbano essere solo gli azionisti e gli obbligazionisti di tali Banche, cioè, in qualche misura, i suoi possessori, ma anche chi semplicemente usufruisce dei suoi servizi. Servizi dei quali, del resto, in questo quadro attuale praticamente nessuno può fare a meno, viste le limitazioni al contante e a tante operazioni che è impossibile fare senza conto corrente.

In estrema sintesi: siamo obbligati a gestire il nostro denaro tramite un conto corrente. E da oggi siamo obbligati anche a intervenire nell’eventuale (eventuale?) salvataggio del gestore di questo servizio.

Valerio Lo Monaco

Fonte: Valerio Lo Monaco