Ancora su Halloween e la “ pedagogia della morte”

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Ancora su Halloween e la “ pedagogia della morte”

di Enrico Galoppini
C’è ancora qualche altra considerazione da fare in merito alla “festa” di Halloween.

I suoi difensori e tutti coloro che non ci trovano “nulla di male” apportano vari “argomenti”, tra i quali:

  • Ai bambini piace fare festa: insomma, è come un Carnevale, perché togliere loro questa gioia?
  • In origine era la Vigilia di Ognissanti, tant’è che “Halloween” significa quello: dunque, perché scomodare il “satanismo”?
  • Questa “festa” aiuterebbe i bambini a riflettere sulla morte.

La prima obiezione si commenta da sé: ci si fa schermo dei bambini per introdurre ciò che invece piace a certi grandi. Che si festeggi il Carnevale, piuttosto, senonché quello è decaduto (mantenendosi come altra “festa del consumo”) come conseguenza del decadere della partecipazione alla Quaresima. Se tanto non si ha intenzione di digiunare e di “rinunciare a sé”, a che pro scatenarsi col Carnevale? Oltretutto, oramai, è “carnevale” tutto l’anno…

Seconda obiezione: d’accordo, l’etimo di “Halloween” parla chiaro. Ma qui si fa finta di non vedere quale sia il contenuto dell’odierna “festa delle zucche”. A tutto si pensa tranne che ai santi. Ci è stato addirittura riferito che in qualche parte d’Italia dove da anni si tiene il mega-raduno del 31 ottobre sia stato portato lì da qualcuno che ne aveva la possibilità un cadavere dall’obitorio!!! Vera o falsa che sia questa “voce”, è evidente che se queste sono le azioni – vere o presunte – che il clima di Halloween ispira c’è da stare certi della “fonte” del tutto.

La terza obiezione è davvero incredibile e segno dell’incomprensione più assoluta che regna nelle menti di chi, poveretto, naviga a vista.

La cosiddetta “civiltà moderna” o “occidentale” ha rimosso il problema della morte. Questo è un fatto noto ed evidente, studiato da schiere di storici, antropologi e sociologi. Anche l’odierno boom delle “cremazioni” ha a che fare con questa rimozione.

Che ora, tutto d’un tratto, ci si preoccupi di far capire “la morte” ai bambini appare un tantino strano… Peraltro, era con le fiabe “spaventose” come quelle dei Fratelli Grimm che i bambini imparavano a sconfiggere i mostri [G.K. Chesterton], quelli che s’insinuano dentro di noi, mentre oggi sono tutti intenti a “tutelare” i bambini dai racconti contenenti orchi e simili: un fenomeno a dir poco ondivago e schizofrenico, per chi poi alimenta “feste” come quella di Halloween!

Ma c’è un punto che va chiarito bene. La morte è proprio il punto sul quale hanno “vinto” i santi, cioè quelli che andrebbero festeggiati in quest’occasione. Il santo di ogni tradizione religiosa, infatti, “muore prima di morire”, cioè uccide il suo “drago”, l’ego, ed ha così accesso alla fonte di vita eterna. Esperisce cioè che la morte, com’è intesa ordinariamente, è solo un’altra illusione dell’ego stesso, perché con quella muore effettivamente solo lui e non quello che permane.

Per questo, per gli uomini ordinari, seguire l’esempio dei santi – fosse anche solo leggere le loro biografie – è il sistema più diretto per vincere la morte, altro che Halloween.

Il famoso “dolcetto o scherzetto” di bambini camuffati mostruosamente essendo nient’altro che la profferta del Demonio che a fronte di un eventuale rifiuto ti combina un bel tiro mancino. Dare il dolcetto non significa, simbolicamente, “fare contento” il bambino di turno, ma acconsentire alle richieste del diavolo che in quell’occasione ha pure sfruttato il bambino ed i suoi genitori sprovveduti.

Stiamo parlando di gesti ritualizzati, naturalmente, ma sono proprio quelli che s’imprimono con maggior forza nella nostra ignorata “costituzione”.

E chi vuol capire, capisca. Per tutti gli altri, che dire… che vadano al diavolo. E che non se la prendano, tanto non ci credono… non è vero?

da Ilgiornale.it

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