Ancora molta strada per ridurre la mortalità materna

Solo nove paesi in via di sviluppo hanno centrato l'obiettivo di ridurre del 75 per cento, rispetto al 1990, i tassi di mortalità legati alla gravidanza: se nei paesi sviluppati è di 12 donne ogni 100.000 nati vivi, a livello globale il loro numero è ancora di 216 e nei paesi sub-sahariani si arriva a 546(red)

Negli ultimi 25 anni, il rischio di una donna di morire per cause legate alla gravidanza è sceso, a livello globale, del 43 per cento ma, per quanto indubbiamente positivo, questo risultato è ben al di sotto di quanto sperato. Uno dei Millenium Goals fissati dalle Nazioni Unite e dalla Banca Mondiale era infatti quello di abbattere del 75 entro il 2015 i tassi di questo tipo di mortalità rispetto a quelli del 1990. A riferirlo è uno studio pubblicato su “The Lancet”, frutto della collaborazione tra l'Organizzazione mondiale della sanità, l'Università del Massachusetts ad Amherst, la Harvard University e l'Università della California a Berkeley.

Una drammatizzazione organizzata dalle autorità sanitarie dello Zimbabwe per mostrare alle donne che vivono nelle comunità rurali le difficoltà che possono dover affrontare durante la gravidanza. (© Stringer/Xinhua Press/Corbis)

Una drammatizzazione organizzata dalle autorità sanitarie dello Zimbabwe per mostrare alle donne che vivono nelle comunità rurali le difficoltà che possono dover affrontare durante la gravidanza. (© Stringer/Xinhua Press/Corbis)

Ovviamente gran parte di questa riduzione doveva essere realizzata nei paesi in via di sviluppo: nello stesso lasso di tempo nei paesi sviluppati il numero di morti materne per 100.000 nati vivi è sceso da 23 a 12, mentre a livello globale la diminuzione è stata da 385 a 216, con fortissime differenze fra i diversi paesi in via di sviluppo.
Solo nove paesi hanno centrato l'obiettivo del 75 per cento: Bhutan (da 945 a 148), Capo Verde (da 256 a 42), Cambogia (da 1020 a 161), Iran (da 123 a 25), Laos (da 905 a 197), Maldive (da 677 a 68), Mongolia (da 186 a 44), Rwanda (da 1300 a 290) e Timor Est (da 1080 a 215). Molti altri paesi in via di sviluppo hanno invece ancora valori di mortalità materna molto elevata: la media dell'Africa sub-sahariana è di 546 morti per 100.000 nati vivi.
All'estremo opposto della scala vi sono dieci paesi che hanno un tasso di mortalità materna inferiore a 5: Austria, Bielorussia, Repubblica Ceca, Finlandia, Grecia, Islanda, Italia, Kuwait, Polonia e Svezia.
Anche i tassi di decrescita sono molto differenziati: dieci paesi (Bielorussia,

Cambogia, Estonia, Kazakistan, Libano, Mongolia, Polonia, Rwanda, Timor Est e Turchia) hanno ridotto la mortalità a un tasso annuo compreso fra il 7 e il 5 per cento, mentre a livello regionale l'Asia orientale è quella che ha registrato la riduzione media più veloce (5 per cento all'anno). Il minimo è stato invece registrato nella regione caraibica (1,8 per cento), dove in alcuni paesi c'è stato addirittura un aumento della mortalità (in Guyana si è passati da 171 a 229 e alle Bahamas da 46 a 80).

Mappa dei tassi di mortalità per cause legate alla grabidanza. (Cortesia L. Alkema et al.)

Mappa dei tassi di mortalità per cause legate alla grabidanza. (Cortesia L. Alkema et al.)

I paesi in via di sviluppo che hanno conseguito i migliori successi – si legge nel rapporto – sono quelli che più hanno investito nella possibilità di accesso alle cure sanitarie: il Rwanda ha puntato sullo sviluppo delle risorse umane con il reclutamento e la formazione di circa 45.000 operatori sanitari e la Cambogia ha pesantemente investito in infrastrutture di collegamento e nella costruzione di presidi sanitari.

Il progresso nella lotta alla mortalità materna – osservano gli autori – passa infatti anche attraverso il miglioramento della situazione in ambiti non strettamente sanitari: in Tanzania la difficoltà di raggiungere gli ospedali rappresenta un fattore di primaria importanza l'educazione, e così pure in Bangladesh. Altri fattori di rilievo sono l'incidenza di HIV/AIDS e malaria, la presenza di conflitti o crisi umanitarie, e le catastrofi naturali.

Per riuscire a raggiungere l'obiettivo di ridurre le morti materne a 70 ogni 100 000 nati vivi entro il 2030, concludono i ricercatori, sarà quindi necessaria un'azione urgente per accelerare i progressi, soprattutto nei paesi in cui quella mortalità è ancora molto elevata.

Fonte: www.lescienze.it

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog