A proposito di “minuti di silenzio”: cominciamo col rispettare noi stessi e la nostra storia! - di Enrico Galoppini

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

A proposito di “minuti di silenzio”: cominciamo col rispettare noi stessi e la nostra storia! - di Enrico Galoppini

Ha destato un grande “scandalo” (mediatico, s’intende), la notizia riguardante alcune studentesse marocchine di una scuola di Varese che, al momento di osservare un minuto di silenzio per le vittime delle stragi di Parigi, hanno scelto di uscire dalla classe.

Il “caso” è stato prima cercato col lanternino (si pensi a tutti i casini che capitano in ogni scuola, ogni giorno), e poi spregiudicatamente sfruttato da tutti i vari “spettacoli di chiacchiere” (talk show) nei quali si avvicendano, senza mai arrivare a nulla che non sia il rinforzamento dei presupposti iniziali dei loro ideatori, “esperti”, opinionisti e signore (alcune delle quali notevolmente “rifatte”) invitate per l’unico motivo che hanno la coscia o la lingua lunga.

Queste “serpi” che si anniderebbero tra di noi, tra i banchi della “buona scuola”, sono state sbattute in “prima pagina” come il più celebre “mostro” del cinema italiano, e proposte fino alla paranoia all’ospite “islamico” di turno come “mala pianta” da estirpare dalla sua “comunità”. Come se tutti i musulmani appartenessero, per il semplice fatto di aderire da una fede, ad un’unica, tetragona ed impermeabile “genia”, gli atti di ciascuno della quale ricadrebbero automaticamente su tutti gli altri.

Tutto ciò è davvero odioso ed incivile, degno proprio di quella “barbarie” tanto esecrata.

Secondo me, invece, piaccia o meno, quelle ragazze musulmane (ed anche altro, ché l’esser di fede islamica mica esaurisce la questione delle “identità”!) potrebbero aver dimostrato, con quel gesto “forte” e anche “sprezzante”, di non voler essere delle “pecore”.

Ed aggiungo che se veramente sono uscite dalla classe perché le vittime russe non erano state commemorate, con tale comportamento hanno dimostrato un’indipendenza di giudizio che, comunemente, non viene riconosciuta alla media delle donne musulmane, specialmente quando sono religiose praticanti ed osservanti. La donna musulmana, infatti, per il solo fatto di accettare la sua funzione nella famiglia e nella società, metterebbe automaticamente il cervello (e la libertà di coscienza) in soffitta… Quello che è accaduto potrebbe rappresentare perciò un discreto spunto di riflessione per molti individui prevenuti, ma sappiamo bene che la donna musulmana “usa il cervello” solo se si ribella alla religione e si “occidentalizza”! A quel punto viene ammirata e rispettata, altrimenti ogni suo comportamento è esecrabile e dettato dall'”indottrinamento” ricevuto…

Ma quale che sia il motivo per cui sono uscite dalla classe, resta il fatto che questi “minuti di silenzio”, oltre ad avere una loro storia (nascono ad un certo punto) vengono adoperati a geometria variabile, a seconda degli umori del momento e, soprattutto, della “importanza” delle vittime (di serie A, B, C… fino alla Z: ricordiamoci del titolo del Giornale dopo il massacro sulla Freedom Flotilla: “Israele ha fatto bene”).

In poche parole, più che il “rispetto”, si finisce per far prevalere un conformismo dettato dall’alto, che siano istituzioni, intellettuali eccetera

Mi chiedo però quale autorità abbiano queste istituzioni, scuole comprese, per richiedere “minuti di silenzio” quando nascondono da settant’anni una marea di verità su quello che è successo a noi italiani… Migliaia di vittime di bombardamenti terroristici che facevano uso anche di ammennicoli atti a suscitare l’interesse dei bambini. Addirittura scuole sventrate con gli scolari dentro (Gorla) e giostre saltate in aria con tutti i bimbi sopra (Grosseto). E non c’è stato uno, dico uno, studente delle nostre scuole che è mai stato portato lì a mettere un fiore.

Con queste premesse, non ci si meravigli che “sei studentesse islamiche” non “rispettino” ciò che viene proposto da chi non ha mai rispettato, per primo, se stesso!

Fonte: Il Discrimine

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