Vaccini, etica e fobie

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Vaccini, etica e fobie

di Tania Careddu

Distorta percezione del rischio, frutto di informazioni pervertenti e di carenza culturale. Sono bastati il ritiro di un medicinale antinfluenzale per ipotizzati effetti collaterali e le dicerie sul legame tra autismo e vaccini pediatrici a scotomizzare la memoria storica dell’effetto salvifico dei vaccini su intere generazioni. E a gettare nel terrore corpose ciurme di genitori. I quali, per uscire dall’impasse, invece di ricorrere a fonti ufficiali che, sulla base delle evidenze scientifiche, avrebbero (hanno) smentito le voci di corridoio (e del web cialtrone), hanno optato per l’astensione.
Perché, secondo quanto rileva Paidoss, l’Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza, il 33 per cento di loro ritiene le vaccinazioni più pericolose delle malattie che prevengono. E nonostante il 64 per cento abbia sentito parlare della recente sentenza che ha escluso il nesso tra autismo e vaccino esavalente, il 26,8 per cento si sente confuso tanto da non utilizzarli finché non riceverà rassicurazioni, il 23,9 per cento farà uso solo di quelli necessari e il 12,9 per cento non li farà (fare) più. Ma l’80 per cento di questi non sa che lo pneumococco può causare gravi malattie, tra cui la meningite, e il 48 per cento non sa quali siano le altre patologie provocate da questo patogeno, come l’otite, la bronchite e la polmonite.
Sta di fatto che la copertura vaccinale nel nostro Paese è al limite della soglia di sicurezza. Parola dell’Istituto Superiore di Sanità. Che rileva un tasso di vaccinazioni al di sotto degli obiettivi minimi previsti dal Piano nazionale per la prevenzione vaccinale. Cosi, scendono al di sotto del 95 per cento le vaccinazioni per polmonite, tetano, difterite ed epatite B, e all’86 per cento, meno quattro punti percentuali, quelle contro il morbillo, la parotite e la rosolia.
Ma “scendere sotto le soglie minime significa perdere via via la protezione della popolazione nel suo complesso e aumentare contemporaneamente il rischio che bambini non vaccinati si ammalino, che si verifichino epidemie importanti, che malattie per anni cancellate dalla protezione dei vaccini non siano riconosciute e trattate in tempo”, dichiara il suo presidente, Walter Ricciardi. Sulla stessa lunghezza d’onda, il presidente di Paidoss, Giuseppe Mele: “Il calo dell’attenzione che stiamo registrando nei confronti delle vaccinazioni, ci preoccupa per le recrudescenze di malattie contagiose, quali morbillo, varicella, rosolia e meningite pneumococciche a cui assistiamo ultimamente”.
E continua: “Dall’indagine emerge una percezione della vaccinazione che non è corretta, frutto di informazioni fuorvianti, che arrivano soprattutto dal web. Quando si digita ‘vaccinazioni’ su Google, i primi duecento siti e blog che compaiono sono antivaccinazioni: da qui attingono informazioni i genitori alla ricerca di risposte ai loro dubbi”. Inoltre, aggiunge “Io credo che una società scientifica debba prendere posizione in maniera chiara e chi appartiene a essa deve necessariamente comportarsi di conseguenza. Questo vale anche e soprattutto per i professori e per i pediatri”.

Idem per Ricciardi: “E’ necessario che, a fronte dei dubbi dei cittadini, gli operatori siano in grado di far comprendere che la mancata vaccinazione crea un rischio enormemente più alto rispetto a quello temuto di eventuali effetti collaterali. E’ inammissibile che un operatore sanitario pubblico, in scienza e coscienza, possa avanzare dubbi sull’efficacia e sull’opportunità dei vaccini, di un atto che ha anche un valore etico per la tutela della salute pubblica”. Per non disperderne il patrimonio conquistato in tanti anni di campagne vaccinali.

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