Tre poesie erotiche di Juan Ramon Jimenez

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Tre poesie erotiche di Juan Ramon Jimenez

Il tuo sesso nero, soave come piuma
d’uccello, tra le sete bianche, gialle e malva
era ai miei occhi come un faro d’ombra
in un agitato mare di tiepide ombre pallide.

Un aroma acuto, come d’isole esotiche
fluttuava nel soave calore delle tue cosce.
Naufragai impazzito, senza ordine né meta,
nell’odorosa atmosfera delle tue gonne!

Con che tristezza, poi, come in fragile alba
di soavi nubi bianche, gialle e malva,
vidi, dall’indolente tedio della spiaggia
spegnersi la luce d’ombra della notte…

* * *

Questa primavera ti son cresciuti i seni
come mele che sarebbero divenute rose;
un vago e tenue profumo di donna lasci
nella brezza che fendi con le tue gambe sode…

Quella soave e dolce tenerezza d’altri tempi,
la volubilità della tua carne d’aurore
sarà per sempre ormai come un fiore di mandorlo
caduto sul vago sentiero della memoria…

Sei contenta: vaghi balenii ti avvolgono;
nei tuoi occhi, così neri, ci sono ire e vendette,
e una ferita di sangue lussuriosa e calda
si schiude nei granati sensuali della tua bocca…

* * *

Quando, dopo l’amore, ti raccogli i capelli
disordinati, come son belle le tue braccia!
Come in un libro aperto, emerge la lettera nera
delle tue ascelle, elegante e dolce sul bianco.

E nel gesto violento ti si scoprono i seni,
e i capezzoli, tante volte accarezzati,
paiono, da lontano, più scuri, più grandi…
Il sesso ti si scopre, più piccolo e più tenero…

Oh, che sdoppiamento di cose! Poi il vestito
riporta ogni cosa al paesaggio quotidiano,
come una tana dove si nascondano,
simili a serpi, petti, cosce e braccia.

(da “Libros de amor”)

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