Sigonella? Craxi con ‘no’ alle ingerenze Usa voleva chiudere il dopoguerra italiano - di Maurizio Cabona e Michele De Feudis

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Sigonella? Craxi con ‘no’ alle ingerenze Usa voleva chiudere il dopoguerra italiano - di Maurizio Cabona e Michele De Feudis

Sigonella, 11 ottobre 1985, una giornata epica per l’affermazione della sovranità nazionale. Abbiamo ricostruito contesto e rilevanza storica di una data che segna l’immaginario italiano con Maurizio Cabona, intellettuale, scrittore e analista di politica internazionale.

Cabona, quali documenti bisogna consultare per approfondire la storia dell’attrito tra alleati che 30 anni fa, a Sigonella, rischiò di finire nel sangue?

“ Quelli de-secretati dagli Stati Uniti. Gli scritti su Bettino Craxi, ora riuniti con essi nel volume La notte di Sigonella (Mondadori), vi aggiungono qualche dettaglio. La sostanza sta nel momento degli eventi…”

… Autunno 1985.

“ La guerra fredda è ormai decisa. Economia e armamenti sovietici non reggono più la sfida. E già i suoi nemici pensano a come regolare i conti tra loro. Gli alleati di oggi sono i nemici di domani. E viceversa”

E l’Italia del 1985 che cosa fa?

Se ne preoccupa. Andreotti non aveva detto a caso: “Amo tanto la Germania da preferirne due”, indicando, come già Moro dalla prigionia delle Br, chi era il nuovo nemico”.

Dunque?

“Si percepisce alla Farnesina che con l’Urss finirà un mondo. Ma non si sa ancora quale mondo lo sostituirà…”.

… E la politica ha orrore del vuoto.

“Vuoto di potenza significa caos. Già nel 1982 gli Stati Uniti hanno lasciato che l’Argentina occupasse le Malvine per saggiare la tenuta della Gran Bretagna, quando fin dal 1969 la guerriglia irlandese non dispiaceva certo a Washington”.

La notte di Sigonella…

“… è un attrito tra alleati in vista dei propri posizionamenti”.

L’Italia quindi ha una sua politica internazionale.

“Sì, in genere ben condotta fin dai tempi di Badoglio nella scia degli Stati Uniti o del Vaticano. Meglio se di entrambi”.

A Sigonella invece…

“… Siamo soli contro gli Stati Uniti. O quasi: ci appoggia la Jugoslavia, perché a Belgrado già si capisce che per uno Stato cuscinetto non c’è spazio in un mondo uni-polare”.

Sigonella è in Sicilia. E qui da decenni succedevano strane cose. Perché?

“Craxi sapeva qualcosa, Andreotti – a lungo vicinissimo a De Gasperi – sapeva tutto. Ma ha sempre tenuto certi segreti”.

Continui.

“Nella notte di Sigonella Craxi pensò – e Andreotti sperò – di chiudere con un non cercato, ma giustificato ‘no’ alle ingerenze degli Stati Uniti, il dopoguerra italiano”.

Un “no” dopo tanti sì.

“Nessuno, neanche l’Urss, ha potuto dire molti no agli Stati Uniti. Francia e Gran Bretagna, dopo la crisi di Suez, ne avevano tratto conseguenze diverse: mai più con Washington, decise Parigi, salvo allinearsi nella crisi di Cuba; mai più senza Washington, decise Londra, salvo sottrarsi nella crisi del Vietnam”.

Torniamo all’Italia.

“L’Italia del 1985 si sentiva in credito verso gli Usa per essere stata protagonista tra 1979 e 1981 della crisi degli euro-missili, la svolta finale della Guerra fredda”.

Tutto qui?

“No. Nel 1985 gli Stati Uniti erano ancora reduci dalle disfatte in Vietnam, Cambogia, Laos e Iran”.

Neanche l’Italia stava tanto bene, con la Fiat data in garanzia alla Libia.

“Nel decennio precedente, nonostante la strategia della tensione – che nelle intenzioni doveva portarci alla guerra civile -, l’Italia era comunque andata avanti, specie economicamente. E gli Stati Uniti indietro”.

L’Italia quindi agiva da potenza?

“Da potenza regionale. Con l’esito della Guerra fredda segnato, l’Italia intendeva trarre dalla vittoria (che sarebbe venuta nel 1989) uno status paragonabile a quello del 1919”.

Quale visione aveva Craxi dell’Italia sulla scena euro-mediterranea?

“L’internazionalismo di un socialista perde quasi sempre il prefisso ‘inter-‘ appena costui governa. E Craxi era una figura di spicco dell’Internazionale socialista, che tra la metà degli anni ’60 e la metà degli ’80 schierava Wilson, Mitterrand, Brandt, González, Kreisky, Palme… Nel 1973 costoro avevano visto morire il socialista Allende e sapevano bene perché fosse morto.”.

Ci fu dunque realmente una terza forza in Europa?

“Ognuno di costoro ebbe problemi con gli Stati Uniti. Craxi perse il potere e morì ricercato, ma almeno morì nel suo letto. Pagò per Sigonella; pagò per aver poi avvertito Gheddafi del bombardamento ideato per ucciderlo; pagò anche di più aver spostato le alleanze mediterranee del Psi”.

Sigonella va ricordata come una giornata sovranista?

“Sì, ma per i politici la lezione di Sigonella e delle sue conseguenze è che, al di fuori della Francia, il sovranismo è lecito solo agli oppositori. Una volta al governo, o vi si rinuncia o si finisce male”.

Quindi è scettico su chi si muova sulla linea di Craxi?

“Su quella linea Craxi poteva muoversi solo perché aveva alle spalle l’Internazionale socialista, che collegava Paesi anche più importanti del nostro”.

Le pare ancora realizzabile questa ambizione?

“Non voler morire americani è patriottico, ma per ora l’alternativa è morire tedeschi”.