Perché trasformare in “mostro” o “eroe” chi semplicemente difende se stesso?

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Perché trasformare in “mostro” o “eroe” chi semplicemente difende se stesso?

E va bene, ci può stare, tanto il morto c’è scappato un sacco di volte. Ma il morto era sempre il padrone di casa.

La finirei qui, perché in tutta questa storia, dove non c’è nulla di normale, l’unica cosa normale è che uno difenda la sua vita ed i suoi beni quando sono messi in grave pericolo.

Cos’altro si può fare, se non difendersi, quando si becca in casa propria un ladro che potrebbe avere dei complici e, insieme a quelli, farci la festa? La “letteratura” in merito, purtroppo, è ricca e variegata. “Arancia meccanica”, ormai, ci fa un baffo.

Quindi – ripeto – la chiuderei qui: il signor Sicignano, ora indagato per “omicidio volontario”, credo non debba farsi rimproverare nulla. Tanto meno da uno Stato ridotto ad un simulacro, che sa solo imporre balzelli e odiose “regole” fuori da ogni sano concetto di “normalità”. E che ora lo indaga come “atto dovuto” (perché?).

Ma quello che dà più fastidio è la polemica, fumosa e strumentale, che in ogni occasione del genere viene messa su dai protagonisti di uno stantio gioco delle parti che sinceramente ha fatto il suo tempo.

Da un parte, abbiamo gli “scandalizzati”. Quelli del “garantismo” a oltranza che di fatto pretendono la resa incondizionata di tutti quanti a ciò che invece è inaccettabile. Sono quelli dell’“accoglienza” a prescindere. Anche del ladro armato che ti fa cucù in camera da letto.

Intendiamoci, il pugno di ferro coi “topi d’appartamento” andrebbe usato indistintamente, con quelli stranieri e con quelli italiani, poiché la violazione della casa altrui, un tempo “sacra” quando appunto si viveva in un mondo informato secondo principi “normali”, è un atto gravissimo e senza attenuanti per chi lo compie.

Certo è che facendo entrare in Italia tutti, senza alcun criterio selettivo, chi ha compiuto un simile ‘capolavoro’ (cioè lo Stato) porta la responsabilità dei furti, e delle relative vittime, compiuti da stranieri. Tra i quali, è inutile negarlo, vi sono pure quelli che son venuti qua apposta per questo motivo (il rapinatore in questione – per la cronaca – era stato espulso nel 2013).

Bisogna ripetere ancora un concetto che fa fatica ad entrare nella testa di gente lobotomizzata da settant’anni di “rieducazione”: uno straniero, di base, non possiede quei vincoli di solidarietà etnica, culturale, clanica, familiare eccetera che pongono un freno al compimento di gratuiti atti di violenza verso chi, “a pelle”, non è percepito come “affine”. Va bene che non siamo solo “animali”, ma nell’essere umano contano anche questi fattori per così dire “zoologici” o “biologici”.

L’errore di tutti gli idealisti, compresi quelli che usano la religione per rimbecillire il popolo, è quello di considerare, ad ogni livello, una sola “umanità”. Che se certamente esiste su un piano – il più elevato – che è quello che pone ciascuno di noi di fronte al suo Creatore, è una pura fantasia quando, scendendo di livello, si considerano gli esseri umani su un piano “culturale”, nella loro differenziazione in nazioni, etnie, tribù eccetera.

Questo concetto astratto di “umanità” porta dritti all’intercambiabilità degli esseri umani, per cui “tutto il mondo è paese”. E se tanti italiani, peraltro laureati, devono fare fagotto, il problema non sussiste, tanto ci sono gli stranieri che svolgono “i lavori che gli italiani non vogliono più fare”.

Questo per quanto riguarda il composito ma solidale fronte del “buonismo” e del “permissivismo”.

Dall’altra parte, nominalmente “opposta”, vi è un altrettanto variegato ma coerente fronte della “tolleranza zero” che usa l’argomento della “lotta all’immigrazione”, clandestina o meno (dipende dalla ‘gradazione’), come foglia di fico per coprire la sua sostanziale ed entusiastica integrazione nel sistema capitalistico-finanziario, basato sull’usura, il prestito ad interesse e l’emissione della moneta-debito, nonché lo sfruttamento del lavoro dei “produttori” e l’implementazione di un “esercito di riserva” di immigrati che, a casa loro, ricevono le ‘attenzioni’ del tentacolare apparato predatorio occidentale che, tra gli altri strumenti, annovera certe organizzazioni “non governative”, le istituzioni finanziarie “internazionali” e, ovviamente, le sovversioni armate.

Oltre a ciò, tutta questa destra “identitaria” compie l’errore di considerare la “tradizione” al pari di una sagra dove si servono birra e porchetta, tanta è la furia in essa inoculata contro “gli islamici”. Manco fosse l’Islam tout court il problema, e non l’esagerato afflusso d’immigrati d’ogni origine dediti ad attività che mettono a rischio la pace e la sicurezza degli italiani e che pregiudicano la nomea anche di quegli stranieri per bene che sono venuti a vivere in Italia.

Non è serio, dunque, applaudire sotto il balcone il pensionato che questa volta ce l’ha fatta a non farsi ammazzare e poi sostenere con convinzione tutto un sistema basato sull’indebitamento all’origine, tanto più che proprio certa “destra” vanta (a sproposito) un legame ideale col Fascismo, il quale tutto era tranne che un sistema che faceva ingrassare, prima di tutti gli altri, i banchieri per mettere il popolo nella merda.

Quindi, va bene non far sentire solo chi ha avuto il ‘torto’ di non farsi ammazzare o comunque di prevenire un’eventuale omicidio ai suoi danni (chi può stabilire se, in quei frangenti, dove tutto si decide in pochi attimi, i ladri sono dei ‘gentiluomini’ alla Arsenio Lupin o dei tagliatori di teste?). Ma questa “vicinanza” non dovrebbe provenire solo da una “parte”.

Certamente, che qualcuno abbia la minima creanza di farsi vedere sotto casa del pensionato ora indagato dallo Stato è apprezzabile, piuttosto che lasciar solo “l’eroe” di turno ad arrovellarsi tutto il giorno tra “sensi di colpa” e il terrore della rappresaglia dei parenti dell’ucciso. Ma questo non basta.

Piuttosto, si dovrebbe andare a manifestare sotto le finestre delle cosiddette “autorità”, a muso duro, facendo intendere chiaramente che o pongono rimedio a questa situazione (come alle altre che ci hanno ficcato in questa “crisi”) o faranno una brutta fine. La stessa che, in fondo, sicure nel loro bengodi di privilegi, hanno servito a tutti noi, un giorno uno un giorno l’altro, addirittura in quel luogo sacro ed inviolabile che dovrebbe essere la propria casa.

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