Le attese sulla Chiesa sono eccessive

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Le attese sulla Chiesa sono eccessive

Di Chiara Saraceno

L'approccio pastorale di papa Bergoglio, il suo continuo richiamo alla carità e all'accoglienza, piuttosto che alla condanna, hanno suscitato attese (o timori) sul piano della dottrina in materia di famiglia probabilmente eccessive. Il messaggio evangelico "chi è senza peccato scagli la prima pietra" è stato tanto a lungo dimenticato da ampi settori degli uomini di chiesa e di parte dei fedeli preoccupati di denunciare e condannare; al punto che definire la Chiesa un ospedale da campo e il suo compito quello della accoglienza, e prima ancora ricordare che siamo tutti peccatori, sembra quasi una innovazione teologica. Ma parlare di ospedale da campo, di "famiglie ferite", di persone (i divorziati, gli omosessuali) che vanno accolte perché sofferenti è un modo, certo più caritatevole di una condanna sferzante, di sottolineare che si tratta comunque di fallimenti, o di handicap o sfortune.
Accogliere non vuol dire riconoscere la possibilità che le persone possano dichiarare finito il proprio matrimonio e quindi risposarsi vedendosi riconosciuto sacramentalmente questo secondo matrimonio senza essere considerati peccatori. Vuol dire solo accoglierli, appunto, come peccatori. Piuttosto, per venire loro incontro, si allargano le maglie della dichiarazione di nullità e se ne accelera la pronuncia, come è stato già fatto con la riforma della Sacra Rota di poche settimane fa. Basterà dimostrare di non aver ben compreso, al tempo, in che cosa consistesse il sacramento del matrimonio per vedersi riconosciuta la nullità. Se un matrimonio "non c'è mai stato", il problema non sussiste più. Si incentiva l'ipocrisia per non ammettere che un matrimonio può finire ed essere reversibile.
Analogamente, gli omosessuali sono accolti purché non definiscano il proprio orientamento sessuale una delle possibilità umane e non chiedano che le loro relazioni di coppia abbiano un riconoscimento religioso (in realtà la Chiesa cattolica si oppone anche al riconoscimento civile). Il Papa è stato chiaro: la dottrina non si tocca, la famiglia è quella fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e il matrimonio religioso è indissolubile. Al di fuori e attorno a questi punti fermi si può e si deve esercitare la carità e l'accoglienza. Sembra poco, specie alla luce di quanto dicono tra loro molti teologi, anche cattolici, della storia della Chiesa pretridentina, degli sviluppi teologici e dottrinali avvenuti in altre chiese cristiane.
Eppure ai gelosi custodi dell'ortodossia, molti dei quali siedono nel Sinodo, sembra troppo, preoccupati come sono che a furia di carità e accoglienza si perda di vista la linea di confine tra il "giusto" e l'"ingiusto", tra il "buono" e il "cattivo", tra la "dottrina" e la "pratica".

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