La prossima volta ci porteranno via i risparmi

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Una crisi finanziaria simile a quella di sette anni fa è possibile, ma le conseguenze per i cittadini saranno ben peggiori
Una crisi finanziaria simile a quella di sette anni fa è possibile, ma le conseguenze per i cittadini saranno ben peggiori

Il 15 settembre 2008 con il fallimento della banca di investimento statunitense Lehman Brothers la crisi dei subprime raggiunge il suo apice. Crolla infatti il castello di carta straccia, in cui sono impacchettati miliardi e miliardi di crediti e soprattutto tutti gli strumenti finanziari (dai derivati ai Credit Default Swap) con i quali speculavano Wall Street e le maggiori banche internazionali. Il panico è generalizzato e solo gli interventi degli Stati che salvano le banche evitano il crollo dell’intero sistema finanziario. Anche la svizzera UBS è costretta ad invocare l’aiuto del Consiglio federale per evitare il fallimento. In pratica, gli Stati, ossia i contribuenti, sono costretti a salvare le banche e ad evitare che il crollo del sistema bancario provochi un’altra Grande Depressione.

Cosa è cambiato da allora? Sono stati mantenuti i solenni impegni dei politici che hanno promesso l’introduzione di regole che impediranno il ripetersi di questo “disastro”? I grandi banchieri hanno pagato per le loro malefatte? E infine siamo ora certi che una crisi del genere non si ripeterà?

Molto poco e soprattutto nulla che rompa quell’intreccio tra sistema bancario, fondi di investimento (soprattutto quelli monetari che investono a breve), Hedge Fund e altri soggetti, come le braccia finanziarie delle grandi multinazionali. In pratica, esiste tuttora il pericolo di banche too big to fail (troppo grandi per fallire) e soprattutto continuano a prosperare quegli strumenti, dai derivati ai prodotti strutturati fino ai Credit Default Swap, che legano indissolubilmente le possibilità di sopravvivenza di una banca da quella delle altre. Come viene chiamato, esiste ancora il rischio di controparte con la differenza che oggi il maggiore rischio sta negli Hedge Fund e nelle grandi case di investimento, come Blackrock, Templeton, ecc. Nulla di sostanziale è cambiato, vi sono state unicamente riforme cosmetiche.

Il cambiamento vero riguarda chi sarà chiamato a pagare il conto. Infatti allora le casse pubbliche furono chiamate alla cassa. Oggi con le regole del cosiddetto “bail in”, che vale anche per le banche svizzere, a pagare il conto di un nuovo disastro bancario saranno nell’ordine gli azionisti e coloro che hanno finanziato le banche, acquistando le obbligazioni emesse dagli istituti di credito e fin qui non vi è nulla da obiettare. Poi verranno tosati i depositi superiori ai 100mila franchi dei risparmiatori. Quindi, fate attenzione.

Ma basteranno questi capitali per pagare le voragini create da una probabile nuova crisi finanziaria? E basteranno questi soldi per evitare nuovi costosissimi salvataggi pubblici? Vi è più di un motivo per dubitarne. La ragione è semplice: le cifre in gioco sono da capogiro. Secondo stime della Banca dei Regolamenti Internazionale di Basilea, la banca centrale delle banche centrali, il montante totale dei vari strumenti derivati in circolazione supera i 700mila miliardi di dollari. Si tratta di un altro castello di carte, in forma digitale, con cui vengono simulate le attività di trading, che però non hanno un valore effettivo e soprattutto non lo hanno in una crisi in cui tutti fuggono verso il contante. E non a caso vi è una caccia al contante, che non è solo originata dalle pressioni delle autorità fiscali, ma dallo stesso sistema finanziario. Infatti, ad esempio, negli Stati Uniti è stato concesso ai fondi monetari, che dovrebbero essere i più liquidi, di bloccare i prelevamenti in contanti per almeno dieci giorni. Ovunque si sta cercando di bloccare il contante all’interno del sistema finanziario. Quindi, in una nuova crisi è molto probabile che i capitali che superano i 100mila franchi vengano subito tosati e che poi ci troveremo ad avere soldi in banca bloccati che non potremo usare. Per intenderci succederà quanto abbiamo visto capitare in Grecia dove sono limitati i prelevamenti anche sui conti stipendi. Quindi, fate attenzione il contante in banca non è sicuro. E’ più sicuro quello sotto il materasso.

Quindi, il rischio di un nuovo collasso del sistema finanziario non è stato affatto scongiurato. La differenza è che questa volta saranno chiamati alla cassa in modo massiccio i risparmiatori oltre agli Stati che sicuramente correranno di nuovo in soccorso a banchieri e finanzieri. Questi ultimi hanno superato la crisi in bellezza: hanno incassato le loro liquidazioni milionarie (spesso sono rimasti alla guida delle banche) e nessuno è stato processato ed è finito in galera. Questo è accaduto nonostante siano emerse continue malversazioni e manipolazioni dei mercati a danno degli investitori. Si va infatti dalle truffe sulle obbligazioni in cui erano impacchettati i subprime alle manipolazioni dei mercati dei cambi, dei tassi LIBOR e ora anche delle aste dei buoni del Tesoro statunitense. Nessuno è stato processato e men che meno è finito in galera. I procedimenti si sono sempre conclusi con un patteggiamento in cui la banca si dichiara non colpevole e paga una multa (in questo modo il Tesoro americano ha finora incassato 56 miliardi di dollari) oppure con la condanna di un trader, cui si attribuiscono tutte le colpe e in cui la banca risulta solo colpevole di negligenza nei controlli interni. Insomma, si sta parlando di un mondo finanziario, in cui le tanto sbandierate regole di mercato e i principi di trasparenza sono specchietti per le allodole (ossia per il popolo credulone) e a tal punto potente da imporre la propria impunità.

E’ dunque comprensibile che tutto quanto è successo e continua a succedere cominci a provocare la reazione di ampie parti dell’opinione pubblica che cerca di trovare nelle nuove formazioni di destra e di sinistra, spregiativamente definite populiste, un’alternativa a quei partiti e a quei politici che hanno coperto e continuano a coprire i misfatti del sistema finanziaria. E ciò anche nella consapevolezza, come si è spesso scritto, che la crisi scoppiata sette anni fa è lungi dall’essere superata. Quindi, la crisi finanziaria ed economica si sta lentamente e con ritardo trasformando in una crisi politica.

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