La " personal economy" dell'imprenditore online

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

La " personal economy" dell'imprenditore online

Autore: Ezio Rocchi Balbi

Forse non si può parlare di un vero e proprio modello economico, ma in tutto il mondo, e anche in Ticino, assume dimensioni sempre più imponenti la figura dell'imprenditore fai-da-te; titolari di micro-aziende che abbinano passione e business e che devono soprattutto a internet la loro presenza sul mercato.
Una sorta di start-up della fantasia, come la definisce Lorenzo Leoni, direttore della Fondazione Agire, l'agenzia cantonale per l'innovazione. Ma anche una logica e conseguente evoluzione del modo di "produrre lavoro" grazie a una connessione continua sempre più diffusa, come ricorda il direttore del Dipartimento tecnologie innovative della Supsi Emanuele Carpanzano. Così c'è chi si è improvvisato taxi driver per cani e chi ha creato un microbirrificio nella cucina di casa. Chi senza usare i fornelli offre online menù completi a domicilio e chi sviluppa videogiochi sulla Rete. E c'è anche chi fa il bucato per conto terzi o chi grazie a una app tipo "airbnb" affitta una stanza di casa all'insegna dell'economia del baratto.
È la "personal economy" del terzo millennio, l'attività professionale creata su misura grazie al talento, la fantasia, il senso d'indipendenza e - appunto - il web. Tante realtà professionali, nuovi mestieri o più spesso reinterpretazioni di attività artigiane anche se nella maggior parte dei casi l'"officina" è direttamente online.
"Anche più della metà dei progetti proposti ad Agire puntano sulla tecnologia Tlc e su internet" precisa Leoni ricordando che non è un caso se la maggior parte delle nuove start-up del Paese, e circa quattro su dieci di quelle nate in Ticino nell'ultimo anno, siano piccole o medio imprese high-tech. "Coraggio, senso dell'iniziativa, spirito imprenditoriale e competenze digitali dei giovani neo-imprenditori non vanno messi in discussione- aggiunge-. L'innovazione e le competenze vanno sempre rispettate, ma l'importante è che l'autoimprenditorialità di queste 'start-up della fantasia'sia indirizzata nel settore giusto".
Delle start-up fai-da-te, insomma, e non si tratta di espedienti per sbarcare il lunario, poiché le opportunità di lavoro in Ticino non mancano, ma piuttosto il desiderio di lavorare senza "avere padroni", magari abbinando la professione alla passione sfruttando le potenzialità della comunicazione digitale."È un modello imprenditoriale molto più diffuso di quanto si creda, ed è indubbio che le nuove tecnologie abbiano giocato e giochino un ruolo fondamentale - osserva Emanuele Carpanzano -. Tecnologie che mettono a disposizione strumenti diversi, che generano un'evoluzione nei modi di produrre, di vendere e anche di lavorare. E forse è anche il caso di ricordare che nel 2014 il 50% dei beni di consumo commercializzati in Europa sono stati acquistati e venduti online".
Come confermano i testimonial intervistati dal Caffè (vedi articoli in basso) la Rete si è trasformata per loro nel migliore dei partner possibili. Il network digitale, di caso in caso, si è trasformato in vetrina elettronica, ufficio, laboratorio di sviluppo, agenzia pubblicitaria e anche in socio finanziatore quando si è trattato di reperire fondi con la formula del "crowdfunding", il finanziamento collettivo. "Ma in fondo la spinta e il coraggio del mettersi in proprio è una logica conseguenza di questo - aggiunge Carpanzano -. Senza dimenticarci che soprattutto i giovani sono sempre più veloci nel cogliere le opportunità tecnologiche che, spesso, le piccole e medie aziende recepiscono in ritardo e con titubanza. Capita sempre più frequentemente, infatti, che dopo aver fatto un po' d'esperienza in un'impresa, affrontino una loro attività originale con spirito imprenditoriale. È un cambio di mentalità. A differenza del passato, la media con cui si cambia lavoro oggi è di dieci anni".
Fantasia, innovazione e competenze digitali sono gli ingredienti principali per questi testimonial della "personal economy" e del senso d'iniziativa imprenditoriale made in Ticino. Un fenomeno che si riflette anche a livello "istituzionale", visto che la sola Fondazione Agire ogni anno riceve centinaia di richieste di sostegno all'insegna della start-up. "Nei primi otto mesi di questo 2015 abbiamo già avuto circa 1200 incontri e almeno un quarto di questi avevano delle buone basi di concretezza - conferma Leoni -. Le iniziative di queste 'start-up della fantasia' sono molto individuali, ma anche per i progetti che ci vengono sottoposti direttamente partiamo dal principio di non creare illusioni. Il nostro contributo, del resto, non è certo quello di finanziare a pioggia tutte le proposte, ma possiamo dare una mano quando si tratta di stabilirne la validità, la sostenibilità economica, insomma l'abc dell'imprenditorialità".
Una determinazione che piace a Carpanzano. "Anche perché dimostra che possiamo fare di più nella formazione - conclude il direttore del Dipartimento tecnologie innovative -. Nonostante siamo passati da circa 100 a 500 studenti, con 205 nuovi iscritti per quest'anno, non riusciamo ancora a soddisfare le richieste di queste competenze nel cantone...".
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@EzioRocchiBalbi

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