La divergenza tra economia reale e finanza

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

La divergenza tra economia reale e finanza

Quanto accaduto negli ultimi giorni è emblematico: le Borse dei principali paesi hanno messo a segno una serie di sedute al rialzo proprio mentre dal fronte macro giungevano notizie negative. Segno dei differenti piani sui quali si muovono la finanza e l'economia. Il fenomeno non è del tutto nuovo, ma negli ultimi tempi si è accentuato, con il rischio concreto che si creino bolle speculative.
Il tema delle aspettative
La principale differenza tra i due mondi è data dalla tempistica. Mentre i dati economici si riferiscono per forza di cose al passato (dalla produzione industriale ai consumi, passando per il pil si tratta di fare un bilancio su quel che è stato), la finanza guarda al futuro. Chi investe, sia che si tratti di un cassettista, sia di un trader professionale, prende posizione su titoli e settori che ritiene sottovalutati rispetto alle prospettive di crescita. In sostanza si tratta di scommettere su una rivalutazione, che poi sarà tutta da dimostrare. Ecco perché le oscillazioni in campo finanziario sono generalmente più violente rispetto a quelle dell'economia. Proprio la necessità di prendere posizione su eventi probabili, ma non certi è all'origine della formazione di bolle in campo finanziario. Spesso, infatti, si creano aspettative eccessive rispetto a quello che concretamente si realizza, con il risultato di uno scoppio improvviso della bolla e una pioggia di vendite dovuta al panico, e spesso perfino eccessiva in relazione ai fondamentali.
Quali rischi?
Resta da capire se oggi siamo in una situazione di sopravvalutazione o meno. Le Borse corrono da cinque anni in maniera quasi ininterrotta, mentre l'economia reale arriva da un lustro di alti e bassi. E, anche per il futuro, le nubi sono fitte (dal numero ridotto di lavoratori negli Usa al Pil che non decolla in Europa).
Questo almeno per quel che concerne i mercati occidentali, ormai abituati alla droga del denaro a basso costo garantito dalle Banche centrali e probabilmente impreparati alla fase di normalizzazione dei tassi, che negli Stati Uniti dovrebbe partire a fine anno. La situazione nei mercati emergenti appare invece diversa. I lisini azionari soffrono da oltre due anni e anche le valute locali sono da tempo sotto tensione. Eppure i dati economici ci dicono che la Cina cresce comunque a un ritmo nemmeno immaginabile per l'Europa e pure i grandi malati, come la Russia, danno qualche segnale di risveglio. Probabilmente in questo caso la finanza ha esagerato nel pessimismo.

Luigi dell’Olio

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