L'inaspettato interesse di Carl Gustav Jung per il fenomeno UFO

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

L'inaspettato interesse di Carl Gustav Jung per il fenomeno UFO

Pare che Carl Gustav Jung, il celebre psicanalista svizzero allievo di Sigmund Freud, fosse molto interessato al fenomeno UFO dal punto di vista professionale, soprattutto per gli aspetti psicologici della mitologia moderna.

A rivelare il suo interesse per il fenomeno UFO e una lettera scritta dallo stesso Jung nel 1957, recentemente messa all’asta dalle Swann Auction Galleries.

Lo scritto era indirizzato al giornale New Republic di Washington e sembra essere una risposta alla richiesta del direttore del giornale di scrivere un articolo sul fenomeno UFO, in occasione di un libro dello stesso Jung che sarebbe uscito di lì a poco.
Infatti, nel 1958, lo studioso scrisse un libri incentrato sugli aspetti psicologici del fenomeno UFO, dal titolo “Un mito moderno. Le cose che si vedono in cielo”.
Date le implicazioni del fenomeno sulla psicologia della mitologia moderna, Jung sembra registrare un unico rammarico, scrivendo che “dopotutto, uno deve quasi rimpiangere che gli UFO sembrano essere reali”.
Secondo quanto scritto nella descrizione fornita dalla casa editrice del libro scritto da Jung, la principale preoccupazione dello studioso non quello di stabilire la realtà o la falsità degli UFO, ma di studiarne le sue implicazioni psichiche.

Invece di speculare sulla loro presunta origine extraterrestre, Jung si chiede quale possa essere il significato di questi fenomeni, reali o immaginari che siano, per l’umanità, in un momento come questo in cui si sente minacciata come non mai nella sua storia. Secondo quanto scrive Jung, gli UFO sono da considerarsi come un fenomeno descritto nella forma del ‘mito moderno’.
La lettera scritta da Jung per New Republic, pare essere una piccola presentazione richiesta allo scrittore dal direttore Harrison, in previsione del libro in uscita. Così si legge nella lettera:

“Caro signor Harrison,
il problema degli UFO è, come ha giustamente lei detto, molto affascinante, ma allo stesso tempo è anche sconcertante, dal momento che, a dispetto di tutte le osservazioni che mi sono note, non vi è nessuna certezza circa la loro natura.
Dall’altro lato, vi è un materiale schiacciante che punta sulla loro natura mitica o mitologica. E’ un dato di fatto che l’aspetto psicologico del fenomeno è così fondamentale, che quasi si deve rimpiangere il fatto che gli UFO sembrano essere reali, dopo tutto.
Ho seguito il fenomeno, per quanto possibile, ed effettivamente sembra che qualcosa sia stato visto e confermato anche dai radar, ma nessuno sa esattamente ciò che sta vedendo”.

Come indicato nella lettera, anche se Jung era interessato principalmente all’aspetto psicologico del problema, aveva fatto comunque ricerche approfondite per capire se il fatto mitologico era fondato su un evento fisico.

Pubblicato nel 1958, Un mito moderno. Le cose che si vedono in cielo si occupa dei sempre più numerosi, all’epoca, avvistamenti di “dischi volanti”.
Da una rassegna dei dati obiettivi disponibili sul fenomeno e dall’analisi delle sue tracce nei sogni e nelle opere degli artisti, Jung conclude che si tratta di immagini unificatrici prodotte dall’inconscio con una funzione di rassicurazione, di fronte a uno stato di smarrimento collettivo negli anni del dopoguerra.
Ma non esclude l’ipotesi – suffragata dalla teoria della sincronicità – della percezione di realtà fisiche concrete non ancora dimostrabili con strumenti scientifici.
Nel 1955, Jung aveva infatti scritto un articolo su una rivista britannica che trattava degli UFO, chiamata Flying Saucer Review, nel quale affermava:

“Nel corso degli anni, ho raccolto una notevole mole di osservazioni, incluse le relazioni di due testimoni oculari da me conosciuti personalmente. Ho letto anche sulla questione. Tuttavia, posso solo dire con certezza: queste cose non sono un semplice ‘rumor’, qualcosa è stato visto”.

Benché il suo intervento su Flying Saucer Review mostrasse l’interesse dello studioso per il fenomeno dei dischi volanti, il fatto di aver utilizzato il termine ‘mitologico’ nel suo libro ha dato forza agli scettici che hanno voluto fargli affermare che gli UFO non fossero reali.
Per rimuovere ogni dubbio, Jung ha pubblicato un rapporto di cui diede notizia l’Associated Press e pubblicato il 30 luglio 1958 sul New York Herald Tribune. Si legge:

“Il dottor Carl Jung, psicologo svizzero, afferma in un rapporto pubblicato ieri che gli oggetti volanti non identificati sono reali e mostrano segnali di guida intelligenti, probabilmente ad opera di piloti quasi-umani. Secondo lo studioso, il fenomeno è molto più che una semplice suggestione.
Una spiegazione puramente psicologica è esclusa. Il dottor Jung, che ha cominciato il suo studio sugli UFO nel 1944, ha diffuso la sua dichiarazione attraverso l’UFO-Filter Centre dell’Aerial Phenomena Research Association (A.P.R.O.)”.

Fonte: ilnavigatorecurioso.it

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