Il tallone di Achille - di Cristoforo Barberi

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Il tallone di Achille - di Cristoforo Barberi

Ebbene proprio lì siamo stati colpiti e del colpo mortale l’Europa, come noi ancora la concepiamo, morirà, proprio come l’eroe omerico, entro la fine del secolo.

Intendo riflettere, senza pregiudizi, sul problema dell’immigrazione incontrollata ed incontrollabile che usa la via del mare ed attraverso il Mediterraneo invade quello che fino alla Seconda Guerra Mondiale consideravamo il “nostro” continente.

Il fenomeno dell’immigrazione di massa incomincia negli anni Settanta, quindi circa venticinque anni dopo la fine del primato europeo nel determinare le sorti del Mondo.

L’immigrazione: per alcuni una risorsa economica e culturale; per altri una invasione inaccettabile che cancellerà la nostra identità culturale e razziale, è comunque un problema di grande attualità e che oggi tutti riconosciamo come tale.

Ma se questo è un problema, indipendentemente dalla sua natura, positiva o negativa che sia, lo si affronta solo adesso da parte dell’Europa? Con oltre quarant’anni di ritardo? Ma chi ci ha governato?

Solo in questi ultimi mesi si avviano le trattative per la ridistribuzione dei migranti, adesso che questi hanno conquistato i confini degli Stati del Nord; finché questo era un problema degli Stati del Sud quelli del nord ridevano della nostra impreparazione o, quanto meno, ignoravano il problema.

Gli Stati del Nord assorbivano, fino ad ora, piccole quantità di migranti, giusto quelli necessari ad eseguire i lavori più umili e contribuire a tenere basso il salario minimo nazionale ed aumentare benessere generale e profitti dei padroni del vapore.

La recente pressione di massa li ha svegliati. Germania in testa, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Nordici, tra l’altro questi ultimi con pochissimi abitanti originari e, tutti insieme, con un tasso di crescita demografica bassissimo, si preoccupano ora e pensano a come affrontare i respingimenti.

Ma è umano respingere? Gli immigrati conoscono la risposta e dispongono sulla prima linea del fronte: bambini, vecchi, donne gravide o puerpere, invalidi e con queste truppe d’assalto aprono le prima brecce.

Se questo è un male non andava prevenuto? Il detto: “prevenire è meglio che curare” non vale per i problemi politici e sociali? Si deve attendere che il fiume esondi o si devono fare opere di bonifica preventive come esemplificava il nostro grande fiorentino Niccolò?

Ahi! Europa tigre di carta, lupo di paglia, non hai pensato quando ti sei costituita a Stato sovrannazionale (Maastricht 1992) a proteggere le tue frontiere? E quale era la più esposta e permeabile?

Dal nord non veniva minaccia alcuna, da est neanche, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, anzi si aprivano grandi possibilità di dialogo intereuropeo. Il pericolo veniva dal Sud perché i popoli di quelle regioni crescevano in numero e povertà ma sono consapevoli di possedere l’arma più potente: la crescita demografica. Vi aveva avvertito, a suo tempo, dai banchi dell’Onu Boumedienne (1974) che sarebbe capitato.

Ma la frontiera a rischio è chiara, è ben delineate e difendibile: si tratta del Mediterraneo, basta presidiare questo mare e rendere l’Europa inavvicinabile. Lo sapevano i Greci, i Romani, voi non lo sapevate? “Mare Nostrum” lo definivano per questo i Romani che saldamente lo presidiavano. Mare Nostrum hanno chiamato l’operazione di salvataggio ed accoglienza degli immigrati, ci vuole cattivo gusto ed un bel coraggio! Prima ancora i Greci per contrastare l’invasione persiana, che già allora veniva percepita come uno scontro di civiltà, allestivano flotte potenti ed agili per affrontarli in mare e cercare di non lasciarli avvicinare a terra e determinante fu la potenza navale per la vittoria finale dei Greci.

Temistocle, all’epoca, per farlo capire ai suoi, interpretò l’oracolo della Pizia, che parlava per Apollo, che il raccomandato “muro di legno” per proteggere la terraferma non era una palizzata, ma appunto la flotta, cioè i legni. Se l’Europa di Maastricht, invece di pensare solo al benessere economico conseguente agli affari ed al credito avesse messo in mare e resa efficiente una flotta di seicento navi di varia stazza da ben diciotto anni, ovviamente senza violare le acque territoriali di alcuno; oggi il problema si proporrebbe, certamente, in altri termini.

A proposito: mi risulta ad oggi che le nostre navi (intendo quelle italiane) limitano le uscite e spesso sono costrette nei porti dalla mancanza di carburante e questo conclude il quadro.

Fonte: Il giornale del Ribelle

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