Il linguaggio nel dibattito mediatico sul clima

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Il linguaggio nel dibattito mediatico sul clima

Sarà capitato a tutti di sentire alcuni opinionisti accusare gli scienziati che si occupano di cambiamenti climatici di essere catastrofisti e di esprimersi con un’enfasi emozionale non giustificata dai risultati scientifici. D’altro canto, gli stessi opinionisti, o altri presunti esperti, ci dicono – sembra con un linguaggio più pacato – che tutto rientra nella normalità e che non c’è bisogno di certi toni da fine del mondo.

Sarebbe interessante, allora, un’analisi del linguaggio con cui, nell’attività di divulgazione, si esprime la stragrande maggioranza degli scienziati che si occupano di cambiamenti climatici e di quello tipico di coloro che criticano i loro risultati e i loro report divulgativi (detti scettici o, talvolta, negazionisti). Dato che non è possibile star dietro a tutte le esternazioni (interviste, video, ecc.), un metodo più oggettivo è quello di analizzare il linguaggio dei testi pubblicati di divulgazione scritta.

Ebbene, ciò è stato fatto da Srdan Medimorec e Gordon Pennycook, del Dipartimento di psicologia dell’Università di Waterloo in Canada, che hanno pubblicato recentemente un articolo su questo tema nella rivista internazionale Climatic Change. I due ricercatori hanno analizzato accuratamente il linguaggio usato nell’ultimo report del Working Group 1 dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), che presenta lo stato dell’arte sulle basi fisiche dei cambiamenti climatici ed è stato scritto dai massimi esperti in materia. Allo stesso tempo, hanno analizzato il linguaggio di un rapporto sugli stessi temi uscito subito dopo ad opera del cosiddetto NIPCC (Nongovernmental International Panel on Climate Change), che racchiude un insieme di scienziati che per la maggior parte non sono strettamente coinvolti in attività di ricerca nel campo dei cambiamenti climatici, e che comunque sono critici rispetto alle posizioni IPCC.

Il risultato è stato molto interessante. Utilizzati strumenti ben conosciuti nelle ricerche di analisi testuale, Medimorec e Pennycook hanno scoperto che l’IPCC usa spesso parole di cautela, rispetto alle parole di certezza che si trovano nel report NIPCC. Nel report IPCC si dedica molto spazio all’analisi delle incertezze, in quello NIPCC no. Inoltre, nel report degli scettici si riscontrano più parole “forti” ed “emozionali”, che tra l’altro si ritrovano spesso proprio vicino alla parola “IPCC”, quasi per sfidare e discreditare questo organismo. Infine, dato che il report NIPCC nasceva proprio per rispondere scientificamente al report IPCC, ci si poteva aspettare un linguaggio più rigoroso, ma così non è stato. La risposta si è evidentemente spostata su toni più emozionali. Del resto ce lo si poteva aspettare: non c’è molto materiale scientifico per criticare i risultati presentati nel report IPCC…

Insomma, l’accusa di usare toni che coinvolgono la sfera emotiva (allarmistici o apocalittici) piuttosto che quella razionale, fatta dagli scettici nei confronti degli scienziati dell’IPCC, sembra che, ad un’analisi rigorosa, si sia rivoltata contro di loro.

Di Antonello Pasini

http://pasini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/10/06/il-linguaggio-nel-dibattito-mediatico-sul-clima/

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