Candidati stelle e strisce con tanti " verdoni"

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Corsa alla Casa Bianca, in 3 mesi raccolti 144 milioni
Corsa alla Casa Bianca, in 3 mesi raccolti 144 milioni

Di Alessandra Baldini, da New York

Hillary pigliatutto? Sì, ma non solo. Bernie pigliatutto? Vero anche questo. La vittoria dell'outsider? Non c'è dubbio, ma non è l'unica chiave di lettura. La corsa alla Casa Bianca 2016 è la più imprevedibile degli ultimi trent'anni. Non aiutano neanche i numeri, nel Paese del dollaro. I "verdoni".
Oltre 144 milioni di dollari in tre mesi: il terzo trimestre del 2015 ha portato somme record nelle casse dei candidati alle primarie. Ma la grande maggioranza dei fondi sono entrati soltanto in poche campagne, lasciando le presidenziali stratificate su tre livelli: chi ha, chi ha poco, e i candidati senza speranza che presto inevitabilmente getteranno la spugna.
Con 33 milioni di dollari in banca e una forte performance al primo dibattito democratico, l'ex segretario di Stato Hillary Clinton è ancora la regina della corsa in entrambi i partiti, ma il senatore socialista del Vermont Bernie Sanders la tallona con 27,1 milioni di dollari a cui si aggiungono 3,2 milioni raccolti dopo il duello della scorsa settimana. Sanders rastrella "alla Obama" a colpi di microcontributi e si è permesso il lusso di rispedire al mittente il denaro donato dal Ceo di Turing Pharmaceuticals, Martin Shkreli, diventato il volto pubblico di un aumento dei prezzi dei farmaci. Assieme, i due democratici staccano di parecchie lunghezze i dieci del partito avversario dove, a sorpresa, il neurochirurgo Ben Carson guida il gruppo con 20,8 milioni, a riprova che gli outsider sono competitivi. Ma il miliardario Donald Trump, grazie anche alla pubblicità gratis che gli è stata consentita per tutta l'estate dai media - l'ultima boutade, che George Bush non ha fermato le stragi dell'11 settembre - resta in pista e (sorpresa?) si è rivelato eccezionalmente frugale quanto a spese elettorali.
Le autodenunce dei candidati al Federal Election Commitee (Fec) sono fresche di stampa. Su dieci repubblicani, solo cinque hanno raggiunto la base da dieci milioni giudicata ragionevole dagli strateghi elettorali per montare una campagna con chance di vittoria. Sono Jeb Bush, Ben Carson, Ted Cruz, Marco Rubio e, sulla base della possibilità di finanziarsi da solo, Donald Trump. Se dunque per Chris Christie, John Kasich, Rand Paul e Bobby Jindal la stagione sembra segnata (Carly Fiorina è resuscitabile perché il suo trend di fundraising è in ripresa), il fatto saliente è che Jeb Bush non è decollato. L'ex governatore della Florida, che sembrava destinato a ripetere gli exploit del fratello George W. quando nelle due settimane successive all'annuncio della candidatura rastrellò 11 milioni di dollari, si è limitato ad altri 13 milioni nei tre mesi successivi.
Non è sorprendente, ma i due democratici hanno raggiunto il loro target seguendo strade opposte: se il 77% dei 650 mila finanziatori di Sanders vengono da piccoli donatori "under 200 dollari" e solo 250 di loro hanno contribuito col massimo consentito dalla legge di 2'700 dollari, Hillary conta l'80% tra i contributori "over 200". Tra i rivali, l'ex governatore del Maryland Martin O'Malley si è fermato a 1,28 milioni: deludente, ma meglio che Jim Webb (696mila dollari) e i risibili 15'457 dollari di Lincolm Chafee, di cui poco più di quattromila autocontribuiti.
Le dichiarazioni alla Fec raccontano solo una parte della storia: i super Pac (Political action committee) non devono fare rapporto che all'inizio del prossimo anno e i loro forzieri fanno impallidire quelli delle campagne. È da prima dei tempi del Watergate che poche persone e poche aziende incanalano tanti fondi con tanto anticipo sulla campagna, per lo più veicolandoli attraverso i canali legalizzati dalla sentenza della Corte suprema Citizens United di cinque anni fa. Il New York Times di recente ha studiato il fenomeno: solo 158 famiglie hanno finora dato la metà di quanto serve per essere eletti. Sono bianchi, ricchi, anziani e maschi, in una nazione che è sempre di più determinata da giovani, donne, afro-americani e ispanici.
In una economia che ha creato miliardari in ogni settore industriale, i grandi donatori si sono arricchiti in solo due, la finanza e l'energia. Fracking e petrolio, hedge funds e banche. Più di una dozzina sono nati all'estero: immigrati da Cuba, l'ex Urss, Pakistan, India e Israele. Per lo più il loro cuore batte per la destra: 138 su venti, ma tra questi venti il clan dei Soros - padre George e figlio Jonathan - legati alla Democracy Alliance, una rete di donatori cresciuta da Hollwood a Wall Street, che hanno scommesso milioni e milioni di dollari su Hillary.

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