6 editori si spartiscono la visibilità della scienza

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

6 editori si spartiscono la visibilità della scienza

Oligarchia accademica: gran parte dell'editoria scientifica controllata da pochissime aziende editoriali. Una distorsione cresciuta negli anni.

naturalnews.com

di Ethan A. Huff.

Ai nostri giorni, il flusso della scienza è fortemente controllato da appena sei grandi gruppi editoriali, i quali, con un progetto ben architettato, si sono impossessati del mercato delle riviste scientifiche a partire almeno dagli anni settanta. Un nuovo studio originato in Canada rivela che in larga misura è questo massiccio consolidamento del potere editoriale a decidere che cosa si innalzi al rango di "progresso scientifico".

Alcuni ricercatori della University of Montreal hanno attentamente compulsato la totalità della letteratura scientifica pubblicata tra il 1973 e il 2013 e hanno scoperto che il mondo editoriale è cambiato in modo impressionante nel corso del periodo esaminato: molti piccoli editori sono stati assorbiti da quelli più grandi, e alcuni gruppi di ricercatori universitari sono diventati sempre più vincolati agli interessi di queste grosse case editrici, che tendono a favorire le grandi industrie, come ad esempio quelle dei prodotti farmaceutici e dei vaccini.

Molta di quell'indipendenza che un tempo veniva apprezzata e tutelata in seno alla comunità scientifica, in altri termini, andava a sparire via via che i grossi editori prendevano il controllo, tanto che a quel punto dettavano quale tipo di contenuti pubblicare. Il risultato è che si è creato un oligopolio editoriale dentro il quale gli scienziati sono tenuti al guinzaglio, obbligati a seguire una tendenza onnicomprensiva verso il "politicamente corretto" e una "scienza" al servizio dell'industria.

Il Professore Vincent Larivière, principale autore della ricerca prodotta dalla School of Library and Information Science (scuola di biblioteconomia e informatica, ndt) della University of Montreal, ha affermato che «complessivamente, i grossi editori controllano oltre metà del mercato editoriale scientifico sia nelle scienze naturali e mediche, sia in campo umanistico», e ha aggiunto: «Questi grandi editori commerciali hanno enormi volumi di vendite, con margini di profitto vicini al 40 per cento. Mentre è vero che gli editori hanno storicamente ricoperto un ruolo vitale nella diffusione della conoscenza scientifica nell'era della carta stampata, è discutibile se siano ancora necessari nell'odierna era digitale».

La seguente infografica di Natural News illustra l'inquietante portata dell'oligarchia accademica:

6 editori si spartiscono la visibilità della scienza

6 grossi editori controllano i campi della chimica, della psicologia e delle scienze sociali

I campi in maggior misura controllati da questa oligarchia accademica includono quelli che hanno a che fare con la chimica, la psicologia, le scienze sociali e i settori professionali. Dall'altro lato, la ricerca biomedica, la fisica nonché le arti e materie umanistiche sono influenzate in una misura assai inferiore da queste grandi case editrici, secondo quanto evidenzia la ricerca.

Tutto ciò suggerisce che, nel corso del tempo, certe discipline sono diventate più corrotte di altre mano a mano che venivano assorbite dalla grandeeditoria. Simili contenuti, ancorché risultino spesso deformati, sono lautamente profittevoli per gli editori che non solo non devono pagare per gli articoli che pubblicano, ma rivendono i contenuti digitalmente con margini di profitto fino al 40 per cento.

Larivière ha precisato che «finché il pubblicare una ricerca su una rivista scientifica con elevato fattore di impatto costituirà un requisito affinché i ricercatori ottengano i finanziamenti per la ricerca e i riconoscimenti dei loro pari, i maggiori gruppi editoriali commerciali continueranno a mantenere ferma la loro presa sul sistema dell'editoria accademica».
Ma l'essere pubblicati da una rivista dei "Grandi Sei" non aggiunge più valore, rivela la ricerca.

Pubblicare su una rivista scientifica a impatto elevato fa davvero differenza in termini di esposizione dell'articolo e di quantità di citazioni scientifiche? Non proprio, hanno scoperto i ricercatori. La portata è all'incirca la stessa, hanno rilevato, tranne che è meno probabile che i piccoli editori promuovano attivamente un quadro di interessi particolari, ed è pertanto meno plausibile che censurino contenuti scientifici che non corrispondono con le versioni ufficiali.
«Ci si aspetterebbe che l'acquisizione di una rivista da parte di un pezzo grosso dell'editoria abbia come effetto di aumentarne la visibilità», ha affermato Larivière. «Tuttavia, la nostra ricerca dimostra che non vi è un chiaro incremento in termini di citazioni dopo il passaggio da un piccolo a un grande editore».

«Le nostre ricerche mettono in discussione il valore aggiunto reale dei grossi editori. In sostanza, la questione è se i servizi offerti alla comunità scientifica da questi editori giustifichino la quota crescente dei bilanci universitari stanziata per loro»

Tra le fonti di questo articolo sono ricompresi:

http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0127502

http://www.nouvelles.umontreal.ca

http://journals.plos.org

Fonte: http://www.naturalnews.com/050457_science_publishing_academic_oligarchy_corporate_corruption.html#

Traduzione per Megachip a cura di Rosa Pau.

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