Ventimila leghe sopra i mari

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

di Tania Careddu

Dei quasi quattromila chilometri di coste, da Ventimiglia a Trieste, più di duemila sono stati trasformati dall’urbanizzazione. Palazzi, ville, alberghi, porti, hanno cancellato duecentoventidue chilometri di paesaggi costieri. A poco è servita la Legge Galasso del 1985: sebbene abbia introdotto un vincolo di trecento metri dalla linea di costa, non ha vietato le nuove costruzioni, rimandando la questione alla realizzazione di piani regionali e ai pareri paesaggistici.

Figurarsi d’ora in avanti, vista l’approvazione - dal 4 agosto scorso - della Legge Madia, che modifica i termini e le condizioni per il parere - atto amministrativo autonomo e presupposto rispetto al permesso di costruire - previsti attualmente dal Codice dei Beni culturali, e determina un silenzio assenso nel caso di ritardo dell’autorizzazione di oltre novanta giorni, da parte della Soprintendenza. In assenza di riferimenti chiari e di una riorganizzazione degli uffici preposti alla gestione del vincolo, il consumo delle aree costiere italiane sarà inarrestabile.

Già il mar Tirreno è stato trasformato in maniera rilevante, tanto che solo il 30 per cento delle sue coste rimane libero dal cemento; lo Jonio è stato interessato da interventi, tipo insediamenti turistici, immediatamente alle spalle della pineta, occupando settantasei ettari di superficie; sull’Adriatico, invece, dal Delta del Po alle lagune venete e dal Conero al Gargano, la morfologia ha, fortunatamente, rappresentato una barriera contro la cementificazione.

Ma, nonostante ciò, dalle coste del Veneto sono scomparsi quarantadue chilometri, con un cambiamento dei paesaggi pari al 6,3 per cento. In Liguria, negli ultimi venti anni, sono stati cancellati quattromila metri di paesaggi costieri, occupati da attività portuali. L’Emilia Romagna, a parte la fascia che si estende dal Delta del Po fino a Comacchio ancora abbastanza integra, nella parte sud il modello turistico intensivo ha cancellato ogni lembo libero. Nelle Marche, novantotto chilometri su centottanta sono stati fatti fuori dalla speculazione edilizia, fermata solo dalla morfologia montuosa. In Toscana, in cui sorprende che solo il 15 per cento della costa risulti sotto tutela ambientale, il 44 per cento è stato modificato da interventi edilizi che hanno investito suoli, agricoli e naturali, ancora integri.

Nel Lazio, su un totale di trecentoventinove chilometri, duecentotto sono stati aggrediti per usi urbani e infrastrutturali ed è la regione dove anche le spiagge sono state invase con attrezzature turistiche imponenti. In Campania, il 50 per cento delle coste è urbanizzato e sette chilometri hanno subìto interventi di artificializzazione legati alle infrastrutture portuali e alle aree industriali, provocando danni irreparabili a un paesaggio di inestimabile valore.

In Calabria si è di fronte a numeri impressionanti: con ben cinquecentoventitre chilometri di costa consumati su un totale di settecentonovantotto, anche a causa di edificazioni illegali che hanno avvicinato centri abitati esistenti. In Puglia, sono ben ottanta i chilometri di costa aggredita.

L’Abruzzo ha il record di suoli costieri trasformati: tra la costa e il resto della regione si è creato un vero e proprio muro di costruzioni di cemento. Il Friuli Venezia Giulia continua a essere a rischio di cementificazione perché sono stati presentati progetti turistici per centinaia di migliaia di metri cubi. E il Molise è la regione dove, negli ultimi anni, è stata più importante l’aggressione del cemento, con il 26,8 per cento della costa trasfigurata, e in cui nessun tratto costiero è protetto come area parco.

Tutto questo perché non funzionano i vincoli, è incompleta la pianificazione, non esiste un sistema di controlli adeguati e di condivisione delle informazioni tra i ministeri dei Beni culturali e dell’ambiente, Regioni e Soprintendenze, Comuni e Forza di polizia. Occorre cambiare le regole di tutela e aprire i cantieri di riqualificazione edilizia delle aree costiere. Parola di Legambiente, espressa nel suo dossier Salviamo le coste italiane.

Fonte: www.altrenotizie.org