Stirpe non cittadinanza: la favola della fuga

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Aprite davanti a voi una carta geografica dell’Africa. Potrete osservare il lungo percorso che da Agadez, una città al centro della Nigeria, conduce fino alle coste tra Zuwarah e Tripoli, da dove avvengono la maggior parte delle partenze verso il nostro Paese.

Agadez è, infatti, l’ultima tappa prima di attraversare il deserto che divide i profughi dal mare ed è anche il punto di raccolta in cui si riuniscono tutti quelli che, provenienti da vari Paesi per arrivare in Italia, da lì si mettono nelle mani dei contrabbandieri che organizzano per loro il viaggio fino alla costa libica.

In questo snodo, essenziale per intraprendere il salto finale, si concentrano dunque le migliaia di migranti che, secondo la martellante propaganda dell’accoglienza, arrivano dai teatri di guerra e sono disposti ad affrontare rischi e privazioni perché fuggono da stragi e persecuzioni. In verità, tra i circa 65.000 migranti, provenienti dalle coste libiche, che nel 2014 hanno presentato richiesta di protezione internazionale in Italia, solo un’esigua minoranza, che proviene dalla Somalia, dalla Siria e dall’Eritrea, fugge da Paesi dove sono in corso conflitti o persecuzioni. La maggior parte proviene, invece, da Nigeria, Mali, Gambia, Pakistan, Senegal e Bangladesh. E poi ci sono arrivi anche da Marocco, Egitto, Costa d’Avorio e Libia stessa. Ma in Gambia, Pakistan, Senegal e Bangladesh non si registrino guerre o tragedie epocali e in Nigeria i Boko Haram fanno strage tra i cristiani del nord est, mentre la maggior parte dei nigeriani approdati da noi sono musulmani alla ricerca di sistemazione economica. Nel Mali e in Costa d’Avorio, poi, operano i soldati francesi impegnati a spegnere l’insurrezione islamista accesasi anche grazie all’eliminazione di Gheddafi in Libia. Ma la Francia, nonostante le sue responsabilità, anche coloniali, lascia volentieri a noi anche i migranti del Mali e della Costa d’Avorio.

Altri Paesi, come il Marocco, infine, sono assolutamente pacifici.

Peraltro, se fosse vero che coloro che cercano rifugio in Italia fuggono tutti da guerre e persecuzioni, il primo elemento da considerare da parte di costoro dovrebbe essere quello della contiguità geografica, cioè quello della prossimità di un eventuale rifugio rispetto alle loro terre di provenienza, sia per ragioni pratiche e sia per non subire un completo sradicamento dalla loro cultura, dalle loro abitudini e dai loro affetti.

In questo senso, tutti i migranti provenienti dalla cosi detta Africa sub sahariana, piuttosto che confluire nello snodo di Agadez per poi riversarsi nel nostro Paese, avrebbero ottime opportunità di trasferirsi in altri Stati limitrofi, affrontando minori disagi e pericoli e senza dover sottostare alle violenze, ai ricatti e alle estorsioni degli scafisti.

In nessuna altra epoca si sono mai veduti “trasferimenti intercontinentali” di popolazioni fuggitive da teatri di guerra. L’Europa, sebbene nel corso del ‘900 abbia vissuto sul suo territorio ben due devastanti conflitti mondiali, non ha per questo dato origine ad alcuna migrazione, tantomeno extraeuropea. E allorché, in epoche passate, si sono conosciuti simili massicci spostamenti di popoli da un territorio a un altro, venivano chiamati invasioni e non migrazioni. Non dimentichiamo, inoltre, che l’Arabia Saudita e il Qatar, che pure finanziano e armano le fazioni jihadiste attive in Siria, non accolgono un solo rifugiato. E ne vietano l’entrata sul proprio territorio. La Turchia, invece, utilizza i profughi per garantire un bacino di reclutamento ai gruppi jihadisti in lotta contro Bashar Assad. I rifugiati del Libano e della Giordania sono infine la logica conseguenza della vicinanza geografica nonché etnica, culturale e religiosa di quelle Nazioni ai teatri di guerra.

Tuttavia, la grancassa dell’accoglienza clerico-marxista non prende affatto in considerazione questi elementi né le gravi conseguenze né le contraddizioni e le ambiguità delle cause di queste ondate di profughi, ma si limita (e s’intestardisce) solo a sfruttare la spinta emozionale che suscitano le immagini di donne e bambini, dei fuggitivi o delle vittime, per battere ossessivamente sul tasto dell’azione umanitaria, sul dovere del soccorso, sulla retorica del pietismo e della solidarietà.

Anzi, a tal punto è pervenuta la schizofrenia irresponsabile dell’accoglienza che, per un verso, si inviano le navi della nostra Marina Militare a ridosso delle coste libiche per soccorrere i barconi e raccogliere tutti i profughi e, per un altro verso, si cerca di individuare i così detti “scafisti” per arrestarli, processarli e condannarli per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Allora delle due l’una: o bisogna soccorrere e ospitare tutti i clandestini, perché fuggono da guerre e persecuzioni, ma in tal caso gli scafisti svolgono un’opera meritoria, analoga a quella dei nostri marinai e allora andrebbero premiati; oppure si conviene che quella dei migranti è in gran parte una falsa retorica e, allora, occorrerebbe processare per alto tradimento e favoreggiamento non solo i nostri Ammiragli che li traghettano sulle nostre coste, ma gli stessi ministri dell’Interno, della Difesa e degli Esteri nonché il presidente del Consiglio che tale sciagurata operazione (da Mare Nostrum a Triton) hanno progettato, voluto e continuano a imporci.

Per capire quale delle due soluzioni sarebbe più giusto adottare, bisogna saper leggere la realtà che si cela al di là di quella martellante propaganda che esclude qualsiasi politica di contenimento e tanto meno di respingimento, ma al contrario, sostiene che bisogna accogliere tutti, migranti e profughi, evitando anche operazioni militari di affondamento dei barconi o di pattugliamento delle coste, sia per ragioni umanitarie e sia perchè si tratta di “risorse preziose” che arrivano dall’Africa.

Considerando che questo messaggio arriva persino da Ban Ki Moon, il segretario dell’ONU cioè la più alta istituzione mondialista, quella cioè proiettata verso la costituzione di un Nuovo Ordine Mondiale, sembra evidente che si tratti non di un semplice messaggio ma piuttosto di una direttiva precisa: dovete accogliere l’immigrazione di massa perchè questa costituisce “una importante risorsa per il vostro Paese”. Esattamente la stessa sciagurata tesi dei personaggi che sono notoriamente parte della sinistra mondialista, come il ministro dell’Economia Padoan, la presidente Boldrini, il premier Renzi, l’inconsistente Mogherini e quant’altri operano nelle Istituzioni per determinare una lenta, progressiva ma inesorabile sostituzione etnica nel nostro Paese.

Questo piano di africanizzazione, che dissemina nel Paese oggi decine di migliaia clandestini, prossimamente centinaia di migliaia che sono destinati a divenire milioni, rende di fatto l’Italia il grande campo profughi dell’Europa che deve accogliere, alloggiare e sfamare coloro che saranno la riserva di mano d’opera per il mercato del lavoro del domani, così come delineato espressamente nel piano dell’ONU: «Replacement Migration: is it a solution to declining and ageing populations?».

Redatto dal Dipartimento degli Affari sociali ed economici dell’Onu, questo studio analizza i movimenti migratori a partire dal 1995 e, attraverso modelli matematici, prospetta diversi scenari che prevedono per l’Italia la “necessità” di far entrare tra i 35.088.000 e i 119.684.000 immigrati, principalmente dall’Africa, per “rimpiazzare” i lavoratori italiani, visto che tra 36 anni gli over 65 saranno il 35% della popolazione italiana e dando per presupposto che il tasso di natalità per le nostre donne resti fermo a 1,2 bambini (negli Anni Cinquanta la media era 2,3).

Le Nazioni Unite, dunque, prospettano come soluzione al problema demografico dell’Italia (e di altri paesi europei) non di sostenere i giovani e le famiglie italiane, ma di “rimpiazzare” la popolazione che invecchia con un massiccio afflusso di immigrati dall’Africa e dall’Asia. Si prendono in considerazione gli immigrati, quasi sempre giovani, che dopo lo sbarco si stabiliranno in Italia, dal nord al sud della penisola e che dovranno convivere con la popolazione autoctona. Poiché saranno molto più prolifici degli italiani, in un arco medio di 40 anni di tempo, l’Italia degli italiani si trasformerà in un “melting pot”, cioè un insieme di razze, culture e religioni dove, se ci sarà ancora un nucleo di etnia italiana, questo non sarà più la maggioranza della popolazione.

Lo studio dell’ONU calcola in circa 26 milioni il numero di immigrati e i loro discendenti che risiederanno nelle varie città italiane nel 2050. Attualmente sono quasi 5 milioni, contro i 7,8 presenti in Germania.

Questo, pertanto, è un preciso piano elaborato da uno dei massimi organismi della strategia mondialista, qual’è l’Organizzazione delle Nazioni Unite, che tranquillamente prevede la distruzione degli Stati nazionali, l’omologazione di tutti i Paesi e di ogni cultura e la creazione di un unico grande mercato globale, dominato dall’élite finanziaria, per la realizzazione di quello che sarà il Nuovo Ordine Mondiale (NWO) obiettivo finale di tutti gli strateghi del mondialismo. Di fatto, questo piano dell’ONU rientra perfettamente nel vecchio piano di Richard Coudenhove Kalergi (1894-1972), personaggio storico ignoto a gran parte dell’opinione pubblica, mai citato nei libri di storia ufficiali, ma che è considerato il vero padre di Maastricht, l’ideatore di quel multiculturalismo che è alla base anche del progetto originario dell’Unione Europea. Kalergi, nel suo trattato «Praktischer Idealismus», esponeva già nel 1925 la sua visione multiculturale e multietnica dell’Europa, affermando che gli abitanti dei futuri Stati Uniti d’Europa “non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una nuova popolazione multietnica ottenuta da un processo di mescolanza razziale”.

In sintesi il piano teorizzato da Kalergi prevedeva la necessità che i popoli d’Europa fossero mescolati con africani ed asiatici per distruggerne l’identità originaria e le culture e creare un’unica popolazione meticcia e multiculturale che, mescolata e privata di una propria identità, avrebbe reso più facile il dominio delle élite di potere sovranazionali.

Chi sono costoro? Sono coloro che usano i media, a loro servizio, per spargere la cultura dell’ipocrisia, del politicamente corretto e della caccia al razzista.

Sono massoni, lobby di potere, speculatori e finanzieri che facendoci invadere, precipitano il nostro Paese e l’intera Europa nel caos della povertà e dei conflitti razziali.

Sono i vari membri del gruppo Bilderberg che, disarticolando ogni vincolo comunitario, limitando i nostri diritti e restringendo le nostre libertà individuali, aumentano proporzionalmente le loro e si legittimano nella prosecuzione dei loro progetti egemonici.

Sono le élite culturali progressiste, sostanzialmente internazionaliste e apatridi, sono le teste d’uovo neocon, ovvero quelle delle “organizzazioni non governative” americane, cosiddette “umanitarie” e per i “diritti civili”, che sono in realtà creazioni ed emanazioni del Dipartimento di Stato o direttamente dello speculatore Georges Soros come la “Human Rights Watch”.

Sono anche società riconducibili alla Barclays Bank, potentissima multinazionale finanziaria dei Rothschild che, dietro il paravento dell’umanitarismo, finanziano il traffico di immigrati illegali verso l’Europa, con specifico riferimento alla via del Mediterraneo centrale, quella che porta dalle coste libiche all’Italia meridionale.

Sono organizzazioni filantropiche, come l’”Organisation internationale pour les migrations”, un ente intergovernativo capeggiato dall’ambasciatore americano Willliam Lacy Swing, che gestiscono il traffico di africani che arrivano sulle nostre coste e nascondendosi dietro il pretesto della “democrazia” e dei “diritti umani” sono in realtà quinte colonne al servizio dell’imperialismo americano.

Sono entità come la Open Society, Amnesty International, UHRP, Freedom House, ma anche Medici Senza Frontiere, che al momento scaricano migliaia di finti profughi sulle nostre coste. Se è vero, infatti, che i responsabili della tratta chiedono cifre esorbitanti per portare i profughi in Europa, (dai 7 ai 14 mila euro) è verosimile che, essendo gli aspiranti immigrati per lo più troppo poveri per poter pagare simili cifre, diverse organizzazioni abbiano creato un modello di cofinanziamento e contribuiscano a gran parte dei costi dei trafficanti.

A questo punto, va affermato senza remore che le migrazioni di massa verso la Ue non sono solo la conseguenza dei conflitti nel Medio Oriente allargato e in Africa, ma rappresentano un’opportunità per le centrali mondialiste statunitensi che, tramite le loro ONG si ingeriscono negli affari interni dei Paesi europei, con la loro nefasta opera disgregatrice, per promuovere l’immigrazione selvaggia e il multiculturalismo, ma anche tutto quello che può corrodere e minare le basi sociali e identitarie di una Nazione e perciò l’omossessualità e il genderismo e i diritti delle minoranze a danno delle maggioranze, nonché l’addestramento e il finanziamento dei movimenti estremisti radicali per rovesciare, tramite le rivoluzioni colorate, quei legittimi governi democraticamente eletti che non si piegano agli obiettivi strategici degli Stati Uniti.

Questa dottrina pervasiva, attribuita a Leo Strauss (1899-1973), il filosofo padre e guru dei neocon annidati nel potere istituzionale Usa, afferma che il modo più semplice per saccheggiare le risorse naturali di un Paese, sul lungo periodo, non è occuparlo, ma distruggerne lo Stato. Senza Stato, niente esercito e senza esercito nemico, nessun rischio di sconfitta. Da quel momento, l’obiettivo strategico degli USA e dell’alleanza che esse guidano, la NATO, consiste esclusivamente nel distruggere Stati, o con le armi oppure con l’intelligence e l’opera destabilizzatrice di quinte colonne inserite negli apparati statuali degli avversari e degli stessi alleati, i quali d’altro canto non possono e non debbono fare altro che adeguarsi, così com’è imposto all’Europa.

Anzi, dissanguati dai costi dell’assistenza alle masse di clandestini immigrati, impantanati nelle paludi del caos delle crisi mediorientali, dalla Libia alla Siria, economicamente prostrati dalle sanzioni applicate alla Russia e sempre più dipendenti dal punto di vista energetico, incapaci a realizzare un’autonoma politica estera e a sviluppare una credibile forza militare, agli Stati europei non rimarrà altro che accovacciarsi sempre più ai piedi di Washington (accettandone tutte le condizioni, a partire dal TTIP) e rinunciare per sempre a scelte politiche indipendenti e sovrane.

Se questo è il progetto, allora è di tutta evidenza che oggi stiamo spianando la strada all’invasione.

Per portare soccorso a 10 profughi reali, ma mischiati a centinaia di fuggitivi, finiamo con l’accogliere una massa di clandestini ai quali forniamo vitto e alloggio (sottraendo risorse e assistenza per gli italiani bisognosi) e, in assenza di una seria politica delle espulsioni, gettiamo le basi di un insediamento permanente e prolifico che, successivamente e subdolamente, mediante l’adozione dello Jus Soli, trasformerà quei clandestini in cittadini. Gli opportunisti di oggi, che già reclamano agi, telefonini, wi.fi., vitto selezionato e confort, saranno trasformati nei padroni delle nostre città, negli sfruttatori di un Paese al quale sono estranei e per il quale non hanno dato nulla.

Con l’inganno dell’emergenza umanitaria, con la retorica dell’accoglienza, con il crimine dello Jus Soli e poi col grimaldello dalla cittadinanza concessa ad africani e asiatici partoriti sulle nostre coste, si vuole scalzare la stirpe italiana, la nostra razza, per sostituirla con un meticciato anodino e sempre più manipolabile.

Questo è l’ingranaggio, sabotiamolo col cuneo della nostra identità.

Enrico Marino

Stirpe non cittadinanza: la favola della fuga

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