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Serbia: una terra avvelenata

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

15 anni dopo i bombardamenti NATO della Serbia la corrispondente del giornale russo Komsomolskaja Pravda Daria Aslamova è andata in questo paese per vedere che segno ha lasciato lì la guerra.


Quella primavera di quindici anni fa a Belgrado anche i non fumatori chiedevano sigarette.Spopolava un tabacco di contrabbando a basso costo, che faceva diventare la gola secca e i polmoni scoppiavano dalla tosse mattutina, ma all'infelice città non importava. Fumavano ragazzini di dieci anni che hanno smesso di giocare alla guerra, fumavano studentesse in minigonne, rispettabili madri di famiglia e le vecchiette con occhi morti e vuoti. Fumavano persino i soccorritori quando trascinavano dal bombardato e ardente centro televisivo i corpi di sedici giornalisti.

Mi ricordo le loro facce, illuminate nel buio dal bagliore dell’incendio. La mattina iniziava con una sensazione di nausea, bicchieri di grappa che bruciavano lo stomaco vuoto, e "domacia kafa", un caffé casalingo (un caffè turco molto forte, patrimonio dell'Impero Ottomano). Non mi ricordo nemmeno quello che abbiamo mangiato. E non mi ricordo di aver dormito. La sirena nell'aria cominciava a lavorare alle 2 di notte, e nelle stanze bluastre per il fumo la gente balzava in piedi dalla sedia e correva alla finestra. Mi addormentai solo una volta, nella casa dei miei amici in Batajnica, un sobborgo di Belgrado, dove si trovava l'aeroporto militare. Mi hanno dato una bottiglia e mi hanno detto di bere fino a quando il soffitto non avrebbe girato come una trottola. È impossibile non dormire sempre. Alle due di notte nella mia camera esplosero le finestre, e io rotolai sul pavimento. Stavo a quattro zampe in mutande, sconvolta dalla paura, fino a quando mi ha tirata fuori sulla scala la padrona di casa di nome Melania. "Stai qui, disse. Se la casa crollerà, la scala resisterà. E di cemento armato. Vuoi una sigaretta? " Quella notte a Batajnica è morta una bambina di tre anni: Milica Rakic.
78 notti insonni si conclusero con la resa della Jugoslavia nel giugno 1999. La mostruosa macchina militare della NATO, unita alla forza ferrea anglosassone, ha spedito nel Medioevo un paese fiorente dei Balcani. I serbi scossi hanno pianto i morti e si sono detti: gli orrori della guerra sono alle spalle. Non sapevano ancora che il peggio stava solo iniziando.


"Sono tutti condannati!"

È successo a Baghdad nel 2003, pochi giorni prima dell'inizio della guerra. Un interprete iracheno mi portò in ospedale, dove erano ricoverati i bambini da Bassora. Donne in hijab con facce pietrificate stavano vicino ai letti dei loro neonati che stavano morendo di leucemia e tumori linfatici, erano bambini di due e tre anni. Molti di loro muovevano a malapena il collo, li bloccava il gonfiore dei linfonodi. Questi erano dei bambini molto seri e silenziosi. Essi non piangevano. " Perché mi ha portato qui?" - Mormorai, sbalordita da ciò che vedevo. "Sono le vittime della guerra del Golfo", mi spiegarono. "Le vittime?! Ma gli americani hanno bombardato Bassora nel 1991!”.

“A quel tempo questi bambini non erano ancora in questo mondo!". "È stata una mini guerra nucleare – raccontava il medico. Per l'operazione "Desert Storm" gli americani utilizzarono munizioni con uranio impoverito. In tutto sono state scaricate 320 tonnellate di uranio. Le madri di questi bambini hanno ricevuto una dose di radiazioni grave, ed i loro bambini sono stati condannati già nel grembo materno. Ma questa non è la cosa peggiore che vedete. A Bassora nascono bambini senza occhi e naso, senza braccia e gambe, senza cervello, con due teste. Le malformazioni congenite sono presenti in più della metà dei bambini. Solo che a nessuno importa."

Dopo pochi giorni guardavo dal balcone dell’hotel "Palestina" come di nuovo bombardavano la città di Baghdad. Allora il peggio mi sembrava la morte istantanea sotto le bombe. Dopo tutto, ero giovane e ingenua.
Insieme  al Dott Radan Dzhodich, direttore dell'Istituto di Oncologia e il miglior chirurgo della Serbia, vado in sala operatoria.
"Il ragazzo ha solo 15 anni mi spiega il dottor Dzhodich. Cancro alla tiroide in forma grave". 15 anni. Quindi è nato l'anno dei bombardamenti della NATO, mi dicevo io facendo i conti.
Due ore dopo il medico Dzhodich tiene tra le mani di un pezzo di carne umana e mi spiega: ecco la metà della ghiandola tiroidea, in cui c'è il tumore. "Ora dobbiamo scoprire se ci sono metastasi". Pochi minuti agonizzanti, e diventa chiaro: il corpo delicato del ragazzo è pieno di metastasi. "Quello che riusciremo a rimuovere rimuoveremo. Poi cuciremo, dice con ottimismo il Dott Dzhodich.  Il ragazzo avrà ancora una operazione, e probabilmente la chemioterapia. Lei deve essere stanca, vada via. Noi dobbiamo finire il lavoro."
Cammino lungo il corridoio dell'ospedale, bagnata di sudore freddo, e appesantita dal dolore umano. Davanti ai miei occhi sta la stanza dove il medico Dzhodich esamina giovani donne. Alcune piangono amaramente. La maggior parte di loro hanno il tumore alla tiroide in forma disperata.

"La tiroide è la prima a reagire alle radiazioni radioattive", mi spiegava il dott. Dzhodich. Negli ultimi dieci anni in Serbia, il cancro alla tiroide è aumentato del 300 per cento. Il sarcoma è in rapida crescita e così la leucemia. La verità è che la NATO ha usato la nostra regione come una discarica per i rifiuti nucleari. Noi ancora non sappiamo quante bombe con uranio impoverito sono cadute sulla nostra terra. Negli ultimi dieci anni non abbiamo visto alcuna indagine governativa seria sulle conseguenze del bombardamento. Siamo solo medici. Il nostro lavoro è curare. Io lavoro in oncologia come chirurgo da 40 anni. E parlo come medico: il cancro sta diventando sempre più precoce, aggressivo e inoperabile."


Che cos'è l'uranio impoverito

Sono semplicemente scorie nucleari, il cui smaltimento ha sempre avuto costi inimmaginabilmente cari.
È stato difficile trovare un paese dove si può tranquillamente, senza problemi con la stampa, seppellire le scorie nucleari. L’uranio impoverito 238 è un sottoprodotto della produzione di uranio arricchito 235. Il minerale di uranio attraversa centinaia di centrifughe, e all'uscita risulta 11% di uranio arricchito e 89% di uranio impoverito, che deve essere in qualche modo smaltito.
Nel 1970 agli americani è venuta un'idea brillantemente cinica su come utilizzare i rifiuti nucleari. L’uranio 238 è un pesante metallo radioattivo con una densità molto elevata (due volte superiore a quella del piombo, e leggermente inferiore a quella del tungsteno, un metallo molto costoso). E quindi può essere utilizzato con successo ed in modo economico per la produzione di proiettili perforanti con nuclei di uranio e proiettili, nonché per rafforzare i carri armati (il cosiddetto "uranokeramika", uno strato di uranio schiacciato tra piastre di acciaio).
Nel Pentagono non si pensava alle conseguenze dell'uso di piccole armi nucleari. Chi se ne frega dei bambini iracheni? O Albanesi? O serbi? Sì, gli scienziati avvertivano con tutta la responsabilità che l'uranio non è solo radioattivo, ma, soprattutto, chimicamente tossico. Esistono tre modalità di avvelenamento con uranio. Contatto diretto con la pelle (schegge di uranio nell'esplosione di un proiettile o carro armato). L'inalazione di polveri di uranio che vengono prodotte dalle esplosioni di bombe. E la terza via: l'acqua e la terra contaminate, che danno frutti avvelenati. Per realizzare tutto l'orrore di questi fatti, è sufficiente dire i tempi del suo dissolvimento. La longevità dell'uranio è di 4,5 miliardi di anni.

"Dopo i bombardamenti della ex Jugoslavia, abbiamo chiesto alla Nato le mappe che mostrano i luoghi in cui sono caduti i proiettili all'uranio" dice il famoso tossicologo serbo Radovan Kovacevic. "La NATO ha fornito le mappe, ma ha cercato di minimizzare il danno. Ad esempio, hanno segnalato 112 posizioni. Personalmente ho trovato la posizione di una 113°, quando insieme ai volontari siamo saliti su una montagna vicino alla città di Vranje, dove c'era una torre della televisione. I rilevatori di radiazioni si sono quasi inceppati. I ragazzi mi hanno chiesto: "Capo, cosa facciamo? Non abbiamo nemmeno le tute protettive. "Ho risposto: "Prendiamo un campione del terreno e corriamo via." Ora questo luogo è circondato da filo spinato. Se solo io ho trovato un altro posto infetto non menzionato nelle mappe, chissà quanti sono in realtà ?! Quante erano le bombe? La NATO afferma che erano 31.000, i serbi 50 mila, e invece gli esperti russi sostengono che erano almeno 90 mila".

Nel 1997, Radovan Kovacevic era il capo del Centro per la protezione dalle radiazioni. Già allora, in base all'esperienza della guerra del Golfo e i bombardamenti della NATO in Bosnia nel 1995, la Jugoslavia aveva messo in guardia la comunità internazionale, che la NATO utilizzava bombe con nuclei di uranio. La comunità internazionale rimase in silenzio, anche se l'allegato II della Convenzione sulla protezione fisica dei materiali nucleari del 1980, classifica l'uranio impoverito come materiali nucleari della seconda categoria.
Dopo l'aggressione dell'Occidente contro la Jugoslavia il tossicologo Dr. Kovacevic ha lavorato come medico in una squadra che era impegnata nella decontaminazione delle aree in Montenegro e a Lustica (allora parte della Jugoslavia). In pratica, avviene che si ispeziona uno strato di terra di diversi metri. Ma il fatto è che una parte dei proiettili penetrano più in profondità, e l'uranio così penetra nele falde acquifere sotterranee, ma le autorità hanno sempre preferito restare in silenzio.

"Ho lavorato con gli ufficiali, che sono stati coinvolti nella pulizia dei territori in Montenegro -  dice il dottor Kovacevic. Quando si operava tutti avevano distintivi e indossavano tute speciali di protezione. Allo stesso tempo, quando abbiamo analizzato il loro materiale genetico, il 75 per cento di loro avevano anomalie tipiche delle persone esposte alle radiazioni. In quel momento tra gli ufficiali si è diffuso un focolaio di influenza, e abbiamo scoperto che anche il virus dell'influenza era mutato. Abbiamo anche controllato parte dei civili. L'uomo che portava il cibo agli ufficiali, è morto in tempi brevi di cancro linfatico. I primi a lanciare l'allarme sono stati i caschi blu italiani in servizio in Kosovo (e sul Kosovo sono stati buttati tre volte più proiettili all'uranio che nel sud della Serbia). Diverse migliaia di loro hanno sviluppato il cancro, ragazzi giovani e forti, e circa trecento di loro sono morti durante la missione.
In America i medici militari si sono preoccupati solo quando centinaia di allegri ragazzi americani, con spalle larghe e con denti bianchi, dopo la guerra in Iraq, sono diventati pazienti permanenti delle cliniche oncologiche".

La mia opinione personale come medico è che l'uso di uranio impoverito nei bombardamenti comporta gravi conseguenze per la salute". Così parla l'ex ministro della Difesa e della salute della Jugoslavia, il famoso patologo, Dottor Zoran Stankovic.                                                  

"Con l'esplosione di una bomba, l'80 per cento si trasforma in polvere e il vento porta l'ossido di uranio a quaranta chilometri. L'uranio inalato entra nei polmoni e reni. Questo metallo pesante si deposita nel corpo, nelle ossa. Gli americani hanno fatto studi su soldati dopo la guerra nel Golfo Persico. Il 70 per cento degli uomini ha avuto bambini con difetti genetici, con anomalie. Abbiamo avuto un ufficiale che è stato coinvolto nella pulizia delle terre dopo il bombardamento. Sua moglie dopo è rimasta incinta e il bambino è nato senza una gamba, senza un occhio, una mano deforme con problemi cardiaci. E pensate: l'ufficiale era completamente attrezzato contro le contaminazioni. Ma questo non ha salvato suo figlio. Che cosa succede alle persone che semplicemente vivono lì, non sapendo del pericolo?"


La morte invisibile

Sotto l'erba di seta verde delle terre serbe e bosniache c'è un suolo avvelenato e acque che portano una morte lenta. La purezza pastorale dei paesaggi rurali sembra un'amara ironia sullo sfondo di un pericolo invisibile, affrontato dalla gente del posto.

"La cosa peggiore è che l'uranio attraverso la terra e le acque sotterranee, e penetra nella catena alimentare", dice il tossicologo Radovan Kovacevic. "I nostri colleghi in Croazia, hanno trovato degli animali selvatici, contaminati con uranio. Dopo tutto, gli animali e gli uccelli non conoscono confini e si muovono liberamente nella regione. Qui in Serbia, abbiamo trovato tracce di uranio in cervi e fagiani. I nostri veterinari provenienti da Vranje hanno notato una forte crescita di leucemia in capre, pecore e mucche. A volte i proiettili all'uranio cadevano nei fiumi, uno è anche finito in un pozzo, nel sud della Serbia. Abbiamo esaminato il contadino che stava cercando di ripulire il pozzo. 3759 nanogrammi di uranio, 238 per litro di urina! (Ai caschi blu in servizio in Kosovo ammalati di cancro, in un litro di urina trovavano fino a 231 nanogrammi, e nelle urine dei soldati americani dopo l'Iraq 150 nanogrammi). Naturalmente, l'agricoltore è morto in poco tempo.

In Serbia oggi il cancro è diagnosticato ogni giorno ad almeno un bambino. La NATO ci uccideva, non solo durante i bombardamenti. La NATO continua ad ucciderci come nazione da quindici anni, e il numero delle vittime è sempre in aumento. Un generale americano della NATO una volta disse: "Ancora 10 di queste guerre come in Iraq, e ci sbarazziamo totalmente delle scorie nucleari".

"La questione dell'uranio impoverito è da tempo diventata una questione politica", dice l'ex ministro della Sanità Zoran Stankovic. La Serbia stava cercando di presentare una denuncia al Tribunale dell'Aja contro i paesi che hanno bombardato l'ex Jugoslavia. Ma il procuratore Carla del Ponte ce l'ha negato per il fatto che i cambiamenti nei cromosomi delle persone esposte alle radiazioni, possono essere visti al microscopio elettronico entro un anno. Come dire: siete in ritardo. Ora è necessario effettuare l'esumazione dei cadaveri. Ma non ci sono né soldi né volontà politica. Quando i soldati italiani tornati dal Kosovo hanno cominciato a morire di cancro linfatico il governo italiano non ha voluto pagare risarcimenti alle famiglie e agli ammalati, e ha interrotto lo studio. Se le conseguenze dei bombardamenti con uranio per la salute umana sarano provate, è difficile immaginare quante compensazioni la NATO, dovrà pagare alle vittime (e in particolare agli americani), ai loro familiari e ai paesi infetti. Pertanto, nessuno è interessato alla verità....

 

"...Preferiscono dimenticare".

La piccola città di Vranje nel sud della Serbia, il cuore della regione, è la più colpita dal bombardamento dell'uranio. Una tradizione locale: attaccare sugli alberi gli annunci dei funerali.
Sto in piedi sotto la pioggia fredda che piange i morti, e guardo i loro volti molto giovani. Il motivo principale: il cancro. Come la bambina di cinque anni, appena morta.
Ma la città vorrebbe grattare via dalla memoria l'anno 1999. Nessuno vuole ricordare i bombardamenti. Tutti sono tormentati dalla paura di essere espulsi di nuovo dal branco europeo.
I serbi hanno bevuto fino al fondo il veleno dell'umiliazione, e il silenzio stabilitosi è colmo di sconfitta amara.

"Perché stai torturando la gente con i ricordi?" , mi dice la anziana dottoressa V. "Non possiamo aiutarli ormai. Penseranno che in ogni sorso d'acqua e in ogni pezzo di pane li aspetta la morte. Sì, è vero, il cancro è raddoppiato negli ultimi dieci anni.
Ma se noi, medici, cominceremo da soli a raccogliere fatti e testimonianze per l'accusa contro questi criminali della NATO, ci uccideranno tutti uno per uno. Non potete neanche immaginare, di quanti soldi si potrebbe parlare! Io, come testimone, non voglio finire la mia vita in qualche 'casuale' incidente d'auto".

"L'Istituto di Sanità Pubblica a Vranje ha preparato un piano: come studiare in dettaglio gli effetti dell'uso di uranio nella nostra regione, dice un giornalista locale, Nikola Lazic. Per le ricerche sono necessari 250 mila euro, ma nessuno vuole pagare. C'è una legge del silenzio, come scelta della politica statale. Il governo della Serbia vuole aderire all'UE e alla NATO, e il prezzo per questo, è nascondere fatti circa il bombardamento. I medici in Vranje non amano parlare della crescita del cancro. Neanche noi, giornalisti, non riusciamo ad ottenere informazioni sulle persone malate".

L'operazione della NATO contro la Repubblica Federale di Jugoslavia è la seconda di una serie di cosiddetti "interventi umanitari".
La prima è stata l'operazione "Deliberate Force" contro i serbo-bosniaci nel 1995. Entrambe le operazioni sono state effettuate senza un mandato delle Nazioni Unite e rientrano nella definizione di "aggressione militare illegale."
Anche se il motivo principale per l'intervento sono stati considerati la pulizia etnica degli albanesi nella regione del Kosovo e Metohija (dal punto di vista di Belgrado, separatisti e terroristi), la causa segreta della "guerra immediata" dicono che è stato uno scandalo sessuale in cui era stato coinvolto il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton scoperto in una relazione frivola con la stagista Monica Lewinsky. La situazione era stata prevista nel famoso tragicomico film «Sesso & potere» (Wag the Dog), uscito nel 1997, due anni prima della guerra contro la Jugoslavia. La trama del film è addirittura profetica: il presidente degli Stati Uniti, che è stato coinvolto in uno scandalo sessuale, inizia una guerra virtuale contro l'Albania per distrarre l'attenzione del pubblico.
Ma a differenza del film, la guerra contro la Jugoslavia non è stata un'immagine televisiva, ma una realtà sanguinosa.



Amnesia pubblica
Nessuna pietà per i vinti. I serbi l'hanno capito da tanto tempo. Rughe amare intorno alla bocca e occhi spenti con l'espressione “non m'importa", tutti questi sono segni di sconfitta.                                         
Invece di gettare in faccia a tutto il mondo la sana rabbia slava, i serbi la ingoiano e la soffocano.
Per Belgrado, molto tranquillamente, passeggiano turisti americani, britannici, italiani e francesi, con interesse guardano gli edifici distrutti dalla guerra, si fotografano sul loro sfondo. Come se fosse solo un tour divertente per i luoghi di una guerra dimenticata, ma in cui il loro paese ha avuto un ruolo diretto.

"Parlare di bombardamenti ora è "politicamente scorretto" osserva con ironia il politologo Giorgio Vukadinovich. "La nostra elite politica esita a parlare con persone provenienti da Occidente e ricordare loro la guerra, per non imbarazzarli casualmente.

È un paradosso: in Serbia, abbiamo un'elite pro-NATO, filo-europea e russo-scettica e il popolo pro-russo ed euro-scettico. Emotivamente, storicamente la gente qui è vicina ai russi. La Serbia è probabilmente l'unico paese al mondo in cui il presidente russo non è solo il leader straniero più popolare, ma ancor più popolare del presidente serbo. Putin potrebbe facilmente vincere le elezioni in Serbia.


In ogni paese, per avere una certa influenza, si deve pagare. Qui amano la Russia gratuitamente. Ma ecco un altro paradosso: tutti i media locali sono completamente filo-occidentali e poco a poco stanno cercando di cambiare il filo-russismo del popolo. Che cosa ha fatto l'Occidente? Ha comprato l'elite politica, gli intellettuali e i media. Ci sono due modi per controllare i media: il loro acquisto oppure il ricatto con la pubblicità. Se scrivete in difesa della Russia, non avrete la pubblicità. Semplicemente.


Mosca gioca lealmente, contribuendo economicamente. La Russia ha aperto per i prodotti serbi una zona di libero scambio, e per questo motivo, molte aziende europee stanno costruendo fabbriche in Serbia, per vendere le loro merci in Russia con il marchio "made in Serbia". Ma la gente comune conosce queste cose? No! Nessun giornale pubblicherà una cosa del genere. Però siamo costantemente bombardati dalla NATO con la propaganda europea: che dice che senza Europa la Serbia morirà. I media creano una "reltà mediatica" che non ha niente a che fare con la realtà. Per esempio, il nostro istituto "Nuovo Pensiero politico serbo" ha fatto un sondaggio nella popolazione e si è scoperto che il 70% si oppone alla NATO e il 67,5% è per l'alleanza con la Russia. Nessuno dei media ha avuto il coraggio di pubblicare i risultati del sondaggio.
I tempi dei giochi franchi è passato. Sì, Mosca ha creato la TV «Russia Today», molto bene, ma non è in serbo. Invece "Al Jazeera", per esempio, ha aperto una televisione balcanica speciale, in quanto questa è una zona enorme: Serbia, Croazia, Montenegro, Macedonia, Bosnia, Slovenia. Voi avete perso la guerra fredda, sottovalutando la "forza soffice, sottile" (soft power), e ora potreste perdere il mondo freddo. State esagerando con il fattore economico come lo avete sottovalutato durante l'era sovietica. Tutte le grandi società russe, come "Lukoil" e "Gazprom" stanno prendendo posizioni difensive nei Balcani. Sembra come la loro protezione dal racket. Essi sono disposti a pagare i media solo perché non si scaglino loro addosso. Si preoccupano di interessi corporativi ristretti. Ma sostenere i blogger pro-russi e i siti web costa pochissimo. Alle aziende russe nemmeno gli viene in mente questa cosa! E questo nonostante il fatto che i loro progetti siano largamente dipendenti dal sostegno dell'opinione pubblica.
 
A Mosca, guardano sorpresi il fatto che la nave serba gira verso l'Occidente. Come mai? Vi hanno bastonati e voi andate dalla NATO? Da fuori sembra che i serbi siano masochisti. Ma siamo stati picchiati in parte per causa vostra, perché la Serbia è l'unico alleato della Russia in Europa. I politici russi dicono spesso: non possiamo essere più serbi dei serbi stessi. Ma anche i serbi stanno pensando: non possiamo essere più russi noi dei russi stessi".


Come Eltsin ha venduto la Jugoslavia

Il 12 aprile 1999 il Parlamento della Repubblica Federale di Jugoslavia, che era già stata "spianata" per bene dagli aerei della NATO, in preda alla disperazione ha votato per l'adesione della Repubblica all'Unione con Russia e Bielorussia.
Il parlamento russo ha appoggiato immediatamente la richiesta dei serbi agonizzanti e ha vivamente consigliato il presidente russo Boris Eltsin di avviare il processo di unificazione. Eltsin non ha detto nulla. Egli ha anche ignorato l'appello della Duma di inviare subito in aiuto ai Serbi dei consiglieri militari e armi.

"A quel tempo io conducevo le consultazioni con i partner russi dell'entourage di Eltsin e dissi loro: Difendeteci! Proteggendo noi, difenderete voi!"

ricorda l'ex Ministro degli Affari Esteri della Jugoslavia Zivadin Jovanovic.


Tutto questo era visto con grande scetticismo. Per la Russia del periodo di Eltsin l'unico partner "era Washington. Volevamo comprare armi. Ci hanno risposto: non avete soldi. Perché no? C'è il debito dell'URSS verso la Jugoslavia per un valore di quasi due miliardi di dollari. Prendete quei soldi e dateci missili e aerei. I russi hanno dichiarato che la Jugoslavia era grande, ma è diventata piccola. Quindi, la restituzione del debito dovrebbe essere discussa con le altre repubbliche. Ma voi avete la struttura del commercio, abbiamo contestato, secondo la quale il 70% dei beni sono stati acquistati dalla Serbia. Prendete quei soldi. Se non bastano, aggiungiamo noi.

Sono stato testimone della conversazione del Presidente della Jugoslavia Milosevic, poi morto nel carcere dell'Aja, con il vostro ministro degli Esteri Kozyrev, pochi anni prima dell'inizio della guerra. Noi non chiediamo la carità, diceva Milosevic. Abbiamo un milione di tonnellate di grano, conserve, mais. Siamo disposti a indebitarci, ma in qualche modo li restituiremo. Abbiamo chiesto di poter comprare l'ultima generazione di aerei da combattimento e petrolio, che potevano essere trasportati sul Danubio. Ma Kozyrev era talmente innamorato di Washington che guardava tutto attraverso gli occhi americani. Non è che non avrebbe fatto nulla per la Jugoslavia, non avrebbe fatto nulla neanche per la Russia. Tale era il pensiero politico e psicologico generale della leadership russa di allora. Abbiamo anche inviato i nostri piloti per allenarsi in Russia. Dopo di che, la Russia ha detto che anche se vi vendiamo gli aerei, come faranno i vostri piloti a volare sopra Ucraina, Ungheria, Bulgaria, Romania. Essi verranno abbattuti! Non è una vostra preoccupazione, abbiamo risposto. Voleranno a proprio rischio. La risposta della Russia è stata: no. Questa non è la nostra guerra. E noi abbiamo dovuto resistere in solitudine per 78 giorni alla più grande macchina militare dell'umanità".

Ma è possibile che nessuno allora a Mosca non avesse capito che quella era in primo luogo una prova generale per la guerra contro la Russia? Mi chiedo io.

"Nessuno. I russi non capivano che la distruzione della Jugoslavia era il primo passo verso la Russia. Ho chiesto loro: meglio proteggere la Russia cominciando dai Balcani o dagli Urali? Aiutateci, e aiuterete voi stessi. Fermiamola insieme l'espansione della NATO verso l'Est. I russi ci respingevano: state cercando di spostare i vostri problemi sulle nostre spalle, dicevano.
Allo stesso tempo io insistevo con i partener europei: se state pianificando una guerra contro la Jugoslavia, questa sarà una guerra anche contro l'Europa. Vi troverete in una tale morsa soffocante statunitense, che non sfuggirete più ai loro dettami. E qual è stato il risultato? L'Europa si è impegnata a combattere in Afghanistan, in Iraq, poi in Libia, Mali, Siria, e ora di fatto anche in Ucraina. Gli Stati Uniti spiano senza esitare e controllano milioni di europei. Quelli piangono e si lamentano. Ma tutto è logico. Dopo tutto, hanno accettato di ballare con il diavolo".


Nella vignetta sopra - La Russia vuole la guerra: guardate quanto vicino hanno messo la loro nazione alle nostre basi militari!


Nuovo Drang nach Osten

La strategia di Hitler di "Drang nach Osten", "Assalto all’Oriente" ha acquisito un nuovo significato alla fine del ventesimo secolo. Nonostante il fatto che Hitler abbia fallito, il piano, in generale, è stato adottato dalla NATO.

"Il nuovo assalto all’Oriente è iniziato proprio nel 1999 con il bombardamento della Jugoslavia"

argomenta l'ex-Ministro degli Esteri Jovanovic Zivadin.

"Il vero obiettivo geopolitico è l'espansione verso i confini russi. Dal 1999, l'America ha cominciato a creare la più grande base americana fuori dal suolo americano: Camp Bondsteel in Kosovo. Perché in un così piccolo Kosovo una base cosi grande? Le serve per la Serbia? No.

Anche per i Balcani la base è troppo ampia. Qual è la ragione? Bacino del Caspio, bacino Caucasico, l'Asia centrale e la Siberia, ecco cosa giustifica l'esistenza di una simile base. Proprio con Bondsteel è iniziato l'aumento delle basi militari statunitensi in Europa, in Bulgaria, Romania, Polonia, Stati baltici, Repubblica Ceca. Ora in Europa, ci sono più basi militari degli Stati Uniti che al culmine della Guerra Fredda! Oggi il continente europeo è completamente militarizzato. Tutto questo è la preparazione per un assalto ai confini russi. Questo spiega la guerra in Georgia nel 2008 e il Maidan ucraino nel 2014. L'aggressione contro la Jugoslavia è stato un punto di svolta per l'intervento di globalizzazione. Lo scopo principale è prendere la Siberia, il più grande serbatoio terrestre di riserve naturali.
Nel 1999 alla Russia sembrava che si potesse a cuor leggero consegnare i serbi. "Basta che non scoppi la guerra, ripetevano i russi. Con gli americani ci metteremo d'accordo". Beh, ci sono riusciti? Le nuove autorità ucraine sono fermamente intenzionate ad aderire alla NATO.
Ora a Belgrado, per un'amara ironia della storia, nell’ex palazzo del Ministero della Difesa della Jugoslavia è stato aperto un ufficio della NATO, e l'esercito serbo è riformato da un generale americano. L'operazione contro la Jugoslavia nel 1999 è stata chiamata "Angelo Misericordioso". Sapete cosa vi dico: L'Angelo Misericordioso sta già volando verso la Russia."

Post scriptum: nel 1938, dopo la firma dell'accordo di Monaco sul trasferimento della regione dei Sudeti alla Germania, Churchill disse grandi parole [contro questo accordo, ndt]: «Avete avuto la scelta tra la guerra e il disonore. Avete scelto il disonore, e ora otterrete una guerra". Un anno dopo è cominciata la seconda guerra mondiale. Allora, nel 1999, la Russia ha scelto il disonore, cedendo la Serbia, e già nel 2003 ha ricevuto la rivoluzione delle rose in Georgia, nel 2004 la rivoluzione arancione in Ucraina, nel 2008 la guerra con la Georgia, e nel 2014, alle proprie frontiere, una guerra civile in un'Ucraina (una volta fraterna). La logica della storia rimane la stessa: il tradimento e la vergogna vanno lavati via solo con sangue. Purtroppo, soprattutto il proprio.
 
Traduzione a cura del Forum Belgrado Italia/CIVG.it

Fonte in lingua originale: Komsomolskaja Pravda
Fonte della traduzione italiana: Centro di Iniziative per la Verità e la Giustizia

Autore:  Daria Aslamova