Rifugiati: chi semina vento, raccoglie uragani - di Paolo Ermani

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

C’è chi in Italia assiste e chi partecipa alla marcia delle donne e degli uomini scalzi; sia che si scenda in piazza, sia che si assista a quanto accade guardando la televisione, non ci si può non accorgere che la culla dorata in cui pensavamo di essere al sicuro semplicemente non esiste.

Si pensava che nella nostra culla dorata fossimo al sicuro, che le tragedie non ci riguardassero, che la disperazione fosse lontana, distante, che appartenesse ai soliti sfigati del pianeta. Nelle nostre belle casette, sulle nostre automobili, nelle nostre città luccicanti, sulle spiagge dove facciamo il bagno, niente potesse disturbarci, venirci a fare presente qualcosa di scomodo che non vogliamo vedere. Si riteneva che i nostri governi con i loro fantocci, potessero pensare a tutto, evitarci problemi, preservarci da ogni effetto indesiderato. E invece eccola qui piombarci in casa la disperazione, la sofferenza, la morte che da bravi occidentali figli del sistema della crescita e devastazione, abbiamo esportato in tutto il mondo. Eccola venire a bussare alla porta e se non rispondiamo, questa massa di persone, la porta la sfonda, inizia bibliche marce di centinaia di chilometri travolgendo confini, muri, fili spinati. Persone che ci appaiono in tutta la loro visibilità, la loro scomodità all’ora di pranzo e cena, nei momenti meno consoni per la nostra ligia tranquillità familiare costruita sull’indifferenza, il tornaconto e un razzismo strisciante. Poveri illusi, pensare di esportare disperazione e sfruttamento ovunque e sperare che non sarebbe mai tornato indietro nulla, sperare che i disperati si volatilizzassero, che tutti affogassero in mare, che venissero stritolati o asfissiati dai Tir in marcia ai nostri confini. Ma la disperazione che abbiamo generato è così tanta e così profonda che non basteranno mari, confini, interi eserciti e tutte le polizie del regno, a contenerla. E siamo solo all’inizio, il Pentagono stesso ci dice che per i prossimi venti anni la situazione sarà così. Non riusciamo a capire cosa fare ora, figuriamoci cosa succederà per i prossimi venti anni. E il Pentagono non calcola nemmeno i milioni  di rifugiati climatici che ci attendono. Le “magnifiche sorti e progressive” mostrano il conto e sarà salatissimo.