Palma Lavecchia: Mi chiamo Beba

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

La violenza sulle donne può assumere tante declinazioni differenti. Dalle violenze psicologiche, allo stalking, a quelle fisiche, fino all'atto estremo dell'omicidio. E' una piaga sociale terribile, che si deve combattere prima di tutto all'interno della mentalità non solo degli uomini, ma anche delle donne stesse.

“Un terribile proverbio ispanoamericano recita: más te pego, más te quiero, ossia più ti picchio, più ti amo. Una frase paradossale che rivela un inconscio fantasma di violenza all’interno della coppia, basata sull’umiliazione”. (Alessandro Meluzzi)

Beba, diminutivo di Benedetta, la protagonista di questo libro, è una delle tante, troppe vittime della violenza maschile contro le donne. La sua storia, raccontata attraverso i suoi occhi e quelli dell'assistente sociale che segue il suo caso, è una storia di persecuzione, resistenza e rinascita che rappresenta il paradigma dei pericoli a cui vanno incontro le donne in un Paese maschilista e ignorante qual è l’Italia.

La storia di Beba e della sua lotta per amore del figlio Mattia e della vita insegna a resistere e a non darsi mai per vinte. Ma soprattutto spiega, una volta per tutte, che se un uomo picchia una donna non lo fa per amore, ma solo per un senso distorto e malato di possesso. Quell’uomo non va protetto e le vittime non possono pensare di cambiarlo immolando la loro vita, ma va denunciato e fatto curare.

È l’unico modo per farla finita col femminicidio e per avere una società migliore.

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