LaRouche: la cultura classica e scientifica nell’educazione delle giovani generazioni

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

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Estratto del dialogo con Lyndon LaRouche nell’ambito del Progetto Manhattan, 29 agosto 2015

Domanda: È essenziale che i giovani contribuiscano alla propria sopravvivenza, per dirla in modo schietto. […] Come possiamo usare nel modo più significativo la letteratura classica, l’arte classica, la musica classica, il teatro classico, affinché queste giovani donne e questi giovani uomini siano imbevuti delle concezioni necessarie sia a partecipare alla propria sopravvivenza, cioè al processo con cui salvare la nazione, sia, in seguito, ad esercitare le funzioni di guida necessarie al progresso degli Stati Uniti d’America?

LaRouche: Beh, il problema è piuttosto serio. Abbiamo avuto due Presidenze disastrose, che in realtà sono quattro, poiché Bush fu rieletto e Obama sta terminando il suo secondo mandato. Pensate che cosa ha significato questo periodo: chi sono i bambini che nacquero nel periodo della Presidenza di Bush Jr.? Che cosa è accaduto in questi otto anni? Che cosa è accaduto ai bambini in questi otto anni, dalla loro prima infanzia all’adolescenza? Per che cosa sono adatti questi bambini?

D’altra parte, abbiamo dei cittadini codardi. Perché sono senza coraggio? Poiché hanno paura dei propri figli, i quali sono per lo più una massa di ‘ubriaconi’, dipendenti in vario modo da varie cose. Sono figli che non hanno alcun orientamento verso ciò che ha importanza nella vita. I genitori di questi bambini sono sorpresi e si chiedono: che cosa abbiamo fatto, per aver creato tali figli? Che cosa ne sarà di loro?

Così, abbiamo bisogno di un approccio molto attivo a questo problema e, ovviamente, il tema è la cultura; la cultura, in quanto tale. Prendeteli da parte, e convinceteli che alcune delle cose che occupano i loro pensieri sono cose sciocche, errate, pericolose. Certo, qualcuno potrebbe rispondere: ‘come diavolo pensi possa diventare la tua vita, continuando a vivere così?’ e qualcuno, tra i giovani, comincerà a reagire.

Quante persone, tra i giovani, hanno un lavoro, negli Stati Uniti di oggi? Quanti non ce l’hanno? Quanti hanno un lavoretto per poche ore? Che ne è delle loro competenze? Quasi nulle. Che ne è della loro educazione scientifica? Quasi nulla. Come possiamo aspettarci che funzioni la civiltà, su queste basi? Siamo minacciati da un’emergenza di carattere culturale. Penso che il problema possa essere risolto; ma non dovete pensare che si risolva automaticamente. Deve essere risolto attivamente. Dobbiamo prendere l’ottimo che abbiamo a disposizione, nei termini dei risultati culturali dei nostri cittadini, e incoraggiarne la diffusione, sperando che dilaghi anche tra gli altri.

[…]

Domanda: Con il nostro sistema scolastico.. come possiamo competere con i cinesi, o gli europei? Siamo indietro! Come possiamo competere con il resto del mondo? Il nostro sistema non è lo stesso del passato.

LaRouche: Questo è vero. Ha ragione a lamentarsi. Tuttavia, vi sono alcune persone che ancora tentano di insegnare bene, che sono competenti.

Domanda: I nostri figli e nipoti non hanno più le stesse possibilità…

LaRouche: Lo so. Ma non mi perderei in una lunga discussione su questo, con Lei. So che cosa è accaduto all’istruzione e so che ci sono pochi educatori in gamba, che hanno le idee chiare. È vero.

Il problema, tuttavia, è nella cultura degli Stati Uniti: sin dalla morte di Franklin D. Roosevelt è andata sprofondando. La sua lamentela dovrebbe essere rivolta contro chi ha distrutto ciò che era riuscito a raggiungere Roosevelt. Ciò che rappresentava, insieme ad alcuni scienziati del tempo. Sì! Gli Stati Uniti furono una grande potenza e Franklin D. Roosevelt rappresentò il principio della grande potenza degli Stati Uniti. Altre persone che gli succedettero, al pari di alcuni combattenti che abbiamo avuto, non furono da meno; abbiamo avuto grandi scienziati, in quel periodo.

Tuttavia dopo abbiamo avuto una lunga serie di pagliacci, presso l’FBI e altrove, che hanno fatto qualunque cosa venisse loro in mente. In base alla mia esperienza, avendo prestato servizio civile a quel tempo e avendo osservato la trasformazione degli Stati Uniti al mio ritorno in patria.. cominciai a capire rapidamente, in tempi strettissimi, quanto fossero diventati corrotti gli Stati Uniti.

Riflettei molto sulla questione, poiché avevo stretti legami con alcune persone vicine al Presidente, e queste persone furono quasi annientate.

Non so se sia sufficientemente anziano per capire, ma posso dirle ciò che so, ciò che è stato fatto al popolo degli Stati Uniti sotto la nuova Presidenza dopo Roosevelt: una cosa brutta e malvagia. Poi l’assassinio di Kennedy e del fratello. So i nomi di alcune persone che sono responsabili di quegli assassinii. Più tardi fui molto vicino a Ronald Reagan e lo aiutai in una certa faccenda, in una operazione particolare, e capisco che cosa gli fecero quella della famiglia Bush: gli spararono, ma sopravvisse. Poi fu la mia volta. Non cercarono di uccidermi, ma tentarono ogni altra cosa. Questa è la famiglia Bush. Mi parla di Bush? Mi parla di Obama? Le posso dire molte cose in proposito. Non avrebbero dovuto esistere, nemmeno.

[…]

Domanda: Ho una domanda sull’immortalità. Ci ho pensato molto questa settimana, poiché abbiamo perso una vecchia amica molto cara, Amelia Boynton Robinson. È scomparsa martedì scorso dopo una vita lunga e assai fruttuosa e produttiva. Diciamo che aveva 104 anni ma non possiamo escludere ne avesse 110, poiché ho una copia della sua patente di guida e una copia del passaporto che dicono che fosse nata il 18 agosto 1905.

Comunque sia, come sa bene e come sanno bene molti amici del nostro Progetto Manhattan, Amelia lavorò sin da ragazzina per far sì che la gente si registrasse nelle liste elettorali; ha continuato fino a portare Martin Luther King a Selma, in Alabama; poi, verso i settanta anni (o più?) si unì a Lei e Helga ed è stata vicepresidente dello Schiller Institute per venticinque anni, portando al mondo intero il proprio messaggio per l’emancipazione dell’umanità. Così abbiamo avuto un grande perdita.

Ma Lei ha parlato molte volte, recentemente, della questione della immortalità, del fatto che la nostra vita individuale non è semplicemente la misura di ciò che facciamo, o della grandezza delle cose possiamo compiere, ma ciò che lasciamo ai posteri. Vorrei che elaborasse maggiormente questo tema.

LaRouche: L’immortalità, direi, è espressa dalla vera creatività scientifica. La matematica non è creativa, intrinsecamente. La matematica è utile, ma dipende dalle scoperte di principio compiute precedentemente: una volta che un principio è stato scoperto, allora tale principio diventa un addendo che possiamo chiamare matematica. La ragione per cui è chiamata matematica è che la scienza l’ha cambiata, portandola a un livello scientifico superiore.

Senza questo progresso della scienza, che cosa significherebbe andare oltre la matematica, immergersi nella scienza in sé, compiere scoperte che siano davvero scientifiche?

Tutti nasciamo e tutti moriremo. Che cosa significa tutto ciò? Beh, che tutti moriremo, sì. Ma se siamo individualmente mortali, l’umanità è immortale. Essa, infatti, grazie al proprio progresso nell’effettuare socialmente un progresso scientifico di scoperte successive (non matematiche, ma scientifiche), ha la chiave di accesso alla immortalità, come specie. Questo è ciò che importa.

Sì, moriremo tutti. Anche io non so quanto tempo continuerò a vivere, benché sia ancora molto attivo e in salute. Ma la questione è che lo scopo dell’umanità non è soltanto quello di vivere, ma è quello di produrre qualcosa di nuovo per tutta l’umanità, in un modo o nell’altro. Ecco che cosa rende immortale il significato della nostra esistenza. Non possiamo non morire; ma è immortale il significato della nostra esistenza tramite le forze della creatività da noi esercitate. Ciò che si vuol fare con la propria vita, se si vuole diventare immortali, è fare qualcosa per cui non si verrà dimenticati. (applauso)

Fonte: www.movisol.org

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