La pax delle mafie regna sovrana a Roma

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

L'alleanza per gestire gli affari illeciti nella capitale italiana
L'alleanza per gestire gli affari illeciti nella capitale italiana

Quando ancora il terremoto istituzionale era solo annunciato, l'assessore alla legalità e trasparenza del Comune di Roma, nominato commissario straordinario di Ostia, Alfonso Sabella, ex magistrato di Palermo, raccontava un aneddoto: "I Fasciani, gli Spada, i Triassi. Sono le famiglie mafiose di Ostia. Imprenditori e trafficanti, spacciatori e usurai. Quando Pasquale Cuntrera, boss di Siculiana, scappò dal carcere di Parma, nel 1997, lo intercettai in Spagna mentre parlava con i Triassi di Ostia". Alfonso Sabella, dopo le stragi Falcone e Borsellino, guidò le forze di polizia impegnate a stanare i boss di Cosa nostra latitanti. E se Pietro Aglieri o Giovanni Brusca sono finiti in carcere, molto lo si deve a lui.
In questi giorni il Consiglio dei ministri ha deciso che la "X Municipalità" di Roma, Ostia appunto, andava sciolta per infiltrazioni mafiose: "Il Municipio - avevano scritto nella loro relazione i commissari del prefetto Franco Gabrielli mandati a studiarsi tutte le carte del Comune - risulta profondamente inquinato e piegato alle esigenze delle consorterie criminali".
I ricordi dell'assessore ex sostituto procuratore di Palermo, raccontano la presenza della vecchia mafia e della moderna camorra in territori come Ostia, frequentata da centomila romani che d'estate diventano mezzo milione. Per tanti anni Roma non ha voluto vedere quello che solo con l'arrivo del procuratore palermitano Giuseppe Pignatone, hanno svelato le indagini.
"La caratteristica principale dei fenomeni criminali della Capitale è la complessità". Era il dicembre scorso, alla vigilia della retata di Mafia Capitale, quando il procuratore Pignatone intervenne così in un convegno promosso dal Pd. È una criminalità antica e moderna, quella capitolina. Evoluta rispetto alla Banda della Magliana, il gruppo che terrorizzò Roma negli anni Settanta. Intanto, perché nella Città eterna la "Mafia spa" ha il suo "Palazzo di vetro". Tutte le consorterie mafiose nazionali, internazionali e locali hanno le loro rappresentanze. Si parlano, dialogano, fanno affari insieme. Coabitano. In un rapporto riservato mandato al Prefetto, scriveva la Squadra mobile: "Roma è un vero e proprio centro di riciclaggio del denaro sporco derivato dal traffico di droga e armi, dalle estorsioni, dall'usura e dalla prostituzione".
La 'ndrangheta calabrese? Prendiamo la famiglia Casamonica, quella dei funerali del boss con il "tiro a sei", la carrozza con sei cavalli, la banda che suonava la colonna sonora del "Padrino" e "Odissea 2001 nello Spazio" e l'elicottero che lanciava petali di rose sul corteo funebre. I Casamonica hanno rapporti con la 'ndrangheta e sono presenti in una importante fetta del territorio. Stiamo parlando dei quartieri orientali e della fascia sud-est della Capitale, dove coabitano con il clan Senese, che nasce legato alla camorra. I Casamonica hanno le loro roccaforti a Genzano, Nettuno, Lanuvio, Cerveteri, e nei quartieri della Romanina, Anagnina, Tuscolana, Porta Furba. Mille affiliati, più di cento arrestati, indagati, processati.
Cosa nostra, 'ndrangheta, camorra, Mafia capitale, clan vari, piuttosto che farsi la guerra per la conquista di una fetta del territorio o del mercato criminale (droga, usura, riciclaggio, prostituzione) cooperano. "Mafie italiane e mafie straniere - si legge nel rapporto della polizia di Roma - convivono senza conflitti tra loro. E fanno affari in comune, soprattutto nell'ambito degli stupefacenti e delle armi". Già, perché la mafia moderna della Capitale non ha bisogno di sparare. Usa la corruzione per raggiungere i suoi obiettivi. In perfetta sintonia con il contesto della "Città eterna". È una mafia che compra burocrati e funzionari comunali, assessori e consiglieri comunali. Conquista appalti milionari e forniture, dà lavoro per assistere i migranti e fa affari nel settore dei rifiuti.
Roma, è convinto il procuratore Giuseppe Pignatone, è "la complessità criminale". Con 45 clan distribuiti sul territorio e 383 beni sequestrati (immobili e aziende). Dal "Café de Paris" della via Veneto raccontata nella "Dolce vita" alla Casa del Jazz, dalle catene di pizzerie ad alberghi, case, dalle "Boutique del gioiello" di via Trionfale (dei clan della 'ndrangheta di Africo), agli allevamenti di animali da macellare, alla ristorazione. Oggi la città comincia a guardarsi allo specchio. Ora il governo ha deciso di sciogliere la municipalità di Ostia e nei fatti mettere sotto tutela il sindaco Ignazio Marino, affidando nuovi compiti al prefetto Gabrielli.

GUIDO RUOTOLO, DA ROMA

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