L'aut aut del direttore: " Il velo o la scuola!"

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Braccio di ferro sui diritti di una studentessa islamica
Braccio di ferro sui diritti di una studentessa islamica

L'ennesima controversia con al centro un simbolo della religione musulmana è scoppiata, a metà agosto, in una scuola media di Thun, nel Canton Berna. Al centro del dissidio la decisione di un'allieva 15enne, di origine macedone ma con passaporto svizzero, di presentarsi alla ripresa delle lezioni, indossando il velo islamico. Intendiamoci, non il niqab, che lascia scoperti solo gli occhi, né tantomeno il burqa, che assomiglia a una specie di corazza, bensì una sorta di foulard. La giovane è convinta di poterlo portare dopo aver consultato la Costituzione federale che, all'articolo 15, garantisce libertà di coscienza e di credo. Se non che, passate le prime due ore di lezioni, viene avvicinata dal direttore dell'istituto, il quale le fa notare che il regolamento scolastico proibisce espressamente che gli allievi si coprano il capo.
Anche se, come hanno potuto accertare due domenicali, le Matin Dimanche e la Sonntagszeitung, una direttiva del Dipartimento bernese dell'istruzione consente di indossare il velo a scuola. La giovane islamica, tuttavia, non intende seguire l'imposizione del direttore, si appella all'articolo costituzionale che ritiene le sia favorevole ma inutilmente. "Se vuoi frequentare le lezioni devi venire a capo scoperto", si sente intimare e, al suo rifiuto, viene rispedita a casa. La sera stessa quel direttore così inflessibile telefona al padre della ragazza, spiegandogli la sua posizione: niente scuola con il velo. "Ma stiamo parlando della scuola dell'obbligo, che è un diritto", obietta il genitore, il quale non ne vuol sapere di obbligare la figlia a tradire le sue convinzioni. Di conseguenza l'indomani la giovane si ripresenta a scuola, per seguire il corso di matematica ma, ancora una volta, viene allontanata. Di più, ai suoi compagni viene proibito di darle qualsiasi tipo di assistenza, perché stia al passo con le lezioni. Prima rinunci al velo!
"Nell'ultimo anno mi sono interessata al Corano, ho scoperto che il velo dà serenità, quindi non me lo levo", la sua replica decisa. Alla fine, però, visto che la polemica, finita in pasto ai media, non si placava, la direzione della scuola di Thun e la famiglia della 15enne hanno trovato una via d'uscita, sia pure temporanea. Nel senso che il padre ha scritto una lettera al direttore, spiegando che era lui a desiderare che la giovane indossasse il velo. Come detto una soluzione non definitiva, che tuttavia consente alla ragazza di riprendere gli studi. Nell'attesa, tra l'altro, che il Tribunale Federale prenda posizione su di un caso analogo, verificatosi nel Canton San Gallo.
In Ticino, invece, come stanno le cose? "Per il settore medio - ha scritto il Consiglio di Stato al deputato leghista Stefano Fraschina - i casi di allieve che indossano il velo sono limitati a poche unità, su un totale di 12.179 studenti". "Nel medio superiore - prosegue il Governo - si segnala un solo caso, su un totale di 4.908 allievi". L'esecutivo ticinese, informa infine l'esponente della Lega, che "nel settore professionale sono stati segnalati 4 casi di ragazze che portano il velo, su oltre 11.770 giovani in formazione." Anche sul tipo di problemi, sollevati dalla ragazze velate, la questione sembra non porsi quasi. Solo in tre casi, in effetti, le direzioni scolastiche sono intervenute "per far presente, alle famiglie, l'obbligo della frequenza, alle lezioni di educazione fisica, sia in palestra che in piscina, indipendentemente dalla cultura religiosa". Fraschina, però, voleva sapere se "ci sono allievi o allieve che indossano regolarmente copricapi religiosi non di matrice islamica". "Si, tre suore", puntualizza il Governo.
Franco Zantonelli
fzantonelli@caffe.ch

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