INFORMAZIONE. CASI RACCAPRICCIANTI, CASI PENOSI.

Pubblicato il da Cronache Lodigiane


“Una volta a nessuno era permesso di pensare liberamente. Ora è permesso, ma nessuno ne è più capace. Ora le gente vuole pensare solo ciò che si pensa debba pensare. E questo lo considerano libertà”. (Oswald Spengler, “Il Tramonto dell’Occidente”) Qui sul blog, colonna di sinistra, trovate il video di Vittorio Fera che, in tre minuti, con la ferocia decerebrata del subumano che strangola un bambino col braccio rotto e viene neutralizzato dalle donne palestinesi, rappresenta tutto il tasso di criminalità e perversione dello Stato canaglia israeliano.

Fera è stato arrestato, imbavagliato, legato e pestato ripetutamente dagli aguzzini del regime più-che-nazista, a dimostrazione della libertà di stampa che vige nell’ “Unico Stato Democratico del Medioriente”. Definizione di  quell’apologeta del cancro razzista innestato in Medioriente (“Moriente”, scrive qualcuno), Furio Colombo (“Il Fatto Quotidiano”), che non perde occasione per compiacere la Gestapo israeliana Mossad. A coloro che documentano verità afferenti ai moloch del sionismo e dell’imperialismo, questa è la sorte da riservare. Negli stessi giorni e senza profferire un alito sul sequestro del cittadino italiano impegnato, secondo impeccabile deontologia professionale, a dare visibilità alle nefandezze del nazistato, l’infanticida-capo Netaniahu, dopo aver ricevuto a Tel Aviv la più abietta delle sottomissioni dal sodale Renzi, veniva ricoperto di saliva a Firenze dal correligionario Marco Carrai, proconsole per i traffici toscani del clown di Rignano. L’italo-israeliana Fiamma Nirenstein,  pasionaria del sionismo come vissuto a Gaza e perciò novella ambasciatrice di Netaniahu nel suo stesso paese, tratteneva a stento l’orgasmo.

Il giornalismo nel tempo di Renzi e suoi corifei: Avaaz e i suoi bancarellisti
Spazi e onori sconfinati, invece, all’altro giornalismo, quello embedded assoldato dalla Cia e dai potentati criminali di Stato e privati, che nell’era Obama-Renzi imperversa come mai prima. Nei cosiddetti main stream media, come nei giornaletti-lobby di provincia. Come in Etruria News di Civitavecchia, dove uno scrivano gradito ai violentatori dell’ambiente ha lanciato un fetido attacco a uno dei più prestigiosi e coraggiosi combattenti per l’ambiente, Gianfranco Amendola, ora Procuratore Capo al tribunale di quella città. Avendo smascherato e perseguito il coacervo di malfattori ambientali e tangentari dell’Alto Lazio, da Bracciano alla stessa Civitavecchia, riuscendo, tra le altre imprese giudiziarie, a bloccare il tentativo di fare della discarica di Cupinoro (esaurita), a monte del lago di Bracciano, la nuova Malagrotta romana, Amendola ha pestato parecchi piedi. E la reazione dei piedi non è tardata. Il gruppo “Salviamo Bracciano”, facendo torto e vergogna al suo oggetto sociale, ha ripreso e rilanciato, insieme al giornaletto locale “L’Agone”, un appello al Presidente della Repubblica, poi da questi inoltrato al CSM, in cui anonimi diffamatori lanciano nebulose accuse e mafiose illazioni contro il Procuratore.

A dimostrare oltre ogni dubbio la strumentalità dell’attacco basta e avanza la sua presa in carico nientemeno che di Avaaz, l’associazione Usa di raccolta firme con pretesti ambientalistici e obiettivi di sostegno alle guerre imperialiste, che sollecita adesioni su proposte all’apparenza condivisibili (Amazzonia deforestata, orso bianco in pericolo…) per schedarne i firmatari. George Soros, massimo delinquente delle speculazioni finanziarie e delle destabilizzazioni di valute e paesi, la sostiene. I suoi dirigenti sono tutti annidati in Wall Street e nei circoli governativi di Washington, grandi protagonisti, come è noto a tutti, della lotta per ambiente, diritti umani e di tutti i viventi, contro la guerra. La versione rozza di Amnesty e  HRW. Un braccio operativo della National Endowment for Democracy, specialisti di regime change. Colpendo un magistrato e ambientalista integerrimo, dalla storia personale contrassegnata da un indefesso impegno per la legalità e la salvaguardia di ambiente e salute, di cui tutto il mondo ambientalista  è testimone da decenni, ci si inserisce nella campagna di devastazione del nostro territorio e di protezione dei malfattori lanciata dal regime Renzi. Le sue leggi, come lo “Sblocca Italia”, sono la più demenziale e delinquenziale aggressione mai concepita al paese e ai suoi cittadini: piattaforme petrolifere in tutti i mari, trivelle in tutte le regioni, superfetazione di inceneritori, TAV, esautorazione di tutti i poteri decisionali e di controllo intermedi, regioni, provincie, comuni, sopraintendenze ai beni culturali, ambientali, archeologici, abolizione del Corpo Forestale dello Stato. Provvedimenti che preparano il terreno all’adozione da parte del governo dei trattati TTIP e TISA, negoziati tra Ue e Usa e finalizzati alla cancellazione della sovranità nazionale, alla privatizzazione di ogni bene e servizio, al cappio mortale delle multinazionali su economia, welfare, lavoro, ambiente. salute, istruzione, produzione. Quella contro Gianfranco Amendola è una manovra perfida, senza basi materiali, giuridiche, morali, che richiederebbe un’immediata e forte mobilitazione di tutti coloro, cittadini, associazioni, forze politiche, a partire dai 5Stelle, che hanno a cuore la difesa del più prezioso patrimonio nazionale e, implicitamente, di uno dei suoi migliori portabandiera. I propagandisti  Usa di Avaaz ci portano a Giulia Innocenzi, giornalista e conduttrice televisiva all’ombra dello pseudosinistro Michele Santoro. Innocenzi, moglie del telefonista TIM, regista di terza fila e comico frustra-risate, Pif, è la responsabile italiana di Avaaz. Si è fatta valere come tribuna del senso comune uccidentale nella trasmissione “Anno Uno”, dove resta memorabile la sua virulenta aggressione a un ospite che si era permesso di avanzare qualche dubbio sull’integrità politica, estetica e morale delle sue eroine, le zoccole Cia Femen, ucraine e Pussy Riot, russe. In perfetta coerenza Avvaz, una delle espressioni più maleodoranti della miasmatica “società civile”, la bionda musa dell’egocrate salernitano, si è impegnata in una profonda analisi di Stato, società, storia, cultura e politica dell’Iran. Ne è venuta fuori quella demonizzazione dello “Stato Canaglia” che tanto serve gli empiti terroristici e bellici di USraele. Al cuore dell’anatema: il “maschilismo imperante e una grave misogenia”, cose di cui, dice, non è necessariamente colpevole la religione (dribbla il rischio che si pensi a quella cattolica), bensì “il regime iraniano, che di fatto ha sancito la separazione tra uomini e donne”. E come si esprimono le “perversioni” (sic) indotte dal regime nei maschi? Con “una palpata al fondoschiena per strada”. Essendo  poca cosa rispetto alle smanacciate che frequentano culi negli autobus italiani, l’Innocenzi ha chiamato in soccorso un’amica che si dichiara vittima di continui soprusi quotidiani. Un martirio che non è mai occorso a donne con cui ho lavorato in Iran sul mio film “Target Iran”, ne mi è stato denunciato dalle tantissime donne che lì ho incontrato. Senza contare le centinaia di coppiette che, serene e libere, mano in mano, incrociavo nei parchi, per strada, nei centri culturali. Senza badare a un Iran, maschilista fino alla perversione, che ha il 64% dei laureati femmine e in cui le donne occupano in massa le più alte cariche e professionalità scientifiche e culturali del paese. Ma che volete, si chiama marketing. Curioso, ma utile ad avallare balle, vanno sempre in coppia le fanciulle martiri in Medioriente. Ricordate la bufala delle Due Simone sequestrate, comparse a sorpresa, intabarrate e imbavagliate, all’orizzonte iracheno, con sul posto in pieno deserto un battaglione di telecamere pronte a diffonderne la “liberazione “ ai 4 angoli del pianeta? O le altre due ragazze, Greta e Vanessa, con manuali d’assalto per i “ribelli” Al Qaida in borsa e propositi umanitari sulle labbra, sequestrate, guarda la sfiga, proprio da coloro che erano corse a curare. E poi, riscattate con qualche milioncino dei contribuenti e quindi onorate di lauri e commosse lodi in patria. Figuratevi cosa mi accadrebbe se, tornato dalla Siria, mi si scoprisse crocerossino tra i combattenti del “dittatore” Assad, con manuali militari nella borsa. Vita nel menzognificio all’epoca dei pacchetti di sicurezza Passiamo dal particolare al generale. Siamo entrati in un mondo dove la bugia è protetta da leggi e sbirri e chi le oppone la realtà effettiva corre rischi di giorno in giorno più seri. Nel menzognificio universale devi abitare tranquillo e costruttivo. Ogni arredo acciaccato, ogni piastrella infranta, ogni fondale lacerato, ti espongono, non solo alla cacciata dal palazzo, ma a vituperio, persecuzioni, neutralizzazione, gabbio. A questi intemperanti si sta provvedendo in misura risolutrice. I pacchetti sicurezza che ogni montatura terroristica ha fin qui partorito nei maggiori paesi europei, le polizie nuove e superiori a quelle nazionali che l’UE modella dalla creta degli appassionati di videogiochi di macelli, da Eurogendfor alla nuova polizia per le frontiere (finita fuori fuoco, questa, per l’obiettivo bagnato di lacrime sui migranti), sono solo un anticipo. L’esempio viene, come suole, dagli Stati Uniti. Dal giorno di questo agosto in cui il Pentagono ha pubblicato il suo nuovo ordinamento sulla libertà d’informazione , “Manuale della legge di guerra”. Come se ce ne fosse stato bisogno quando soli cinque grandi aggregati di stampa-radio-tv-internet detengono l’oligopolio di un’informazione sostanzialmente monopolista. Ma bisogno ce n’era, al meglio non c’è limite. Il nuovo manuale sanziona i giornalisti non embedded con la definizione di “belligeranti privi di privilegi”(leggi: diritti) e ne determina la detenzione indefinita, senza processo, tipo Irlanda del Nord e campi libici di Graziani, qualora si ritenga che simpatizzino o collaborino con il nemico (il “nemico primo” essendo i propri mercenari Isis e Al Qaida). Da noi il regime Renzi, benevolmente definito post-democratico per non dire che costruisce lo Stato di Polizia, prepara il terreno promettendo ai giornalisti sanzioni per chi diffonde intercettazioni e filmati di rilievo penale, ma anche solo di rilievo morale e sociale. E assicurando fermi preventivi a chi potrebbe disturbare il manovratore. Mussolini è riabilitato. Definire, come fa lo Sblocca Italia, “strategiche” le Grandi Opere della consociazione mafia-Stato-imprese, vuol dire trasformarle tutte in zone militari e garantire a chi le disturba, magari solo per iscritto, risposte militari. Nell’enclave-laboratorio della Valsusa già succede. Tutti terroristi. Potenziali tali anche gli operai che il decreto Renzi tratta come il Valletta Fiat d’antan e addirittura peggio di quanto avesse fatto il ministro del lavoro del Reich: tutti spiati se fanno un mugugno, masticano troppo lentamente e ci mettono troppo a pisciare. Ed, essendo tutto il mondo Nato paese, a sua volta il fiduciario Usa, satrapo dell’Azerbaijan (il cui gasdotto amerikano TAP andrebbe a squarciare la Puglia), sbatte in galera  per sette anni, una reporter, Khadija Ismaylova, che aveva espresso dubbi sulla democraticità e sull’integrità del tiranno ladrone..    E la elevazione a legge della pratica in uso fin da Baghdad 2003, quando Bush intimò ai noi inviati presenti a Baghdad di passare dalla parte dell’esercito invasore, pena rappresaglie. Che arrivarono, sia bombardando gli hotel “Mansur” e “Palestine”, dove eravamo alloggiati, sia cannoneggiando, all’entrata nella capitale, Il “Palestine”. Due giornalisti uccisi. Alcune associazioni Usa per i diritti civili protestano. Ma il manuale resta. Chi non procede con l’elmetto sotto gli  ordini del comandante Usa, ma guarda la guerra dall’altra parte, è, per definizione, un ”unprivileged belligerent” e se l’è giocata. Fosse retroattivo, questo provvedimento sistemerebbe me e tutti coloro che stavano a Belgrado sotto le bombe, con i palestinesi nelle case polverizzate, con gli iracheni, a Damasco, a Tripoli, in Honduras con i manifestanti contro il golpe fascista Usa, nel Donbass, a scrivere o filmare qualche cratere con dentro pezzi umani, in Somalia ad ascoltare qualche donna stuprata dagli occupanti della “Forza di pace” dell’Unione Africana.. Siamo avvisati. Scoperti dalla parte sbagliata, intenti a fare quello che Seymour Hersh, Premio Pulitzer, faceva quando documentava la strage di Mi Lay in Vietnam, ascoltando radio Damasco o Tehran e riferendone, siamo fottuti. Domani chi critica l’amico Renzi diventa belligerante privo di privilegi, a fianco del nemico. E ma gliene incorrerà. E chi mette la classica ciliegina sulla montagna di manette se non Israele, il cui parlamento, oltre a far bastonare e arrestare videomakers, approva il diritto di sparare sui ragazzini manifestanti (sennò lo Stato ebraico rischia di venire frantumato dalle pietre) e definisce atto terroristico, quindi fucilabile, chi sventola bandiere del popolo titolare del territorio. Che noi sventoleremo sempre, anche quando cripto-Netaniahu nostrano ne proclamerà il carattere delittuoso. Dalla libertà di stampa a quella di dire le altre cose come stanno. Con 275 voti a 150 la Camera degli Usa, assediata dalle  lobby di chimici e agroalimentari, ha passato una legge  che proibisce alle autorità degli Stati dell’Unione di regolare ed etichettare cibi geneticamente modificati (OGM). La gente non deve sapere gli intrugli chimici e genetici che le multinazionali gli cacciano in bocca. Con il TTIP, l’accordo di “libero” scambio con gli Usa, non ci sarà più legge, norma, governo, che potranno impedire la diffusione, anonima, degli Ogm. E’ la democrazia, baby. Giro del mondo in 80 bugie, o giù di lì Tutto questo mette a grande agio, in vista di prebende e onori e al riparo da smentite e sputtanamenti, tutti gli “embedded” del giornalismo di servizio che all’Occidente, divenuto Uccidente, fanno da trombettieri. In Turchia, il Fratello musulmamno Erdogan sbatte in galera due giornalisti britannici che non turiboleggiavano il sultano. Ma il Fratello Musulmano che se ne occupa nel “manifesto” non ha che occhi e orecchie per quel golpista egiziano di Al Sisi che arresta i giornalisti di Al Jazeera, voce del Califfo del Qatar, Al Thani, (ufficiale pagatore di quell’altro califfo, Al Baghdadi che con i suoi terroristi impazza per il Sinai e al Cairo). Al Jazeera è quel verminaio pseudo-giornalistico che, dalla Libia delenda est a Siria e Iraq, diffonde il verbo Nato-Golfo e relative menzogne, a partire dalla storia del “golpe” di Al Sisi, che invece era una rivolta anti-Fratelli Musulmani, di milioni di egiziani, a finire con quella, nel 2013, del tentato golpe islamista a Rabaa el Adawiya, dove un centinaio di persone morirono sparate sia dai Fratelli, sia dalla polizia. Una fogna dalla quale si sono salvati il caporedattore e la redazione di Beirut, quando si sono dimessi per non avallare il terrorismo giornalistico e armato qatariota contro Libia e Siria.


Al Sisi, il cattivone L’ira contro l’Egitto del buon Acconcia è la stessa dei Fratelli Musulmani, del proprietario del Qatar, dei mercenari Isis e di coloro che in Occidente se ne servono. Prima, a dispetto del caos creato nel paese dagli attentati delle bande jihadiste, Al Sisi rifà il Canale di Suez, potenziandolo a favore delle entrate del paese, poi l’ENI  scopre davanti all’Egitto il più grande giacimento di gas del Mediterraneo, restituendo al Cairo un ruolo di grande influenza economica e politica. A scapito di Israele che aveva già rubato il giacimento di Gaza, ma si vede ora più che dimezzato nel vaticinato ruolo di fornitore di gas a Europa e Asia. A noi ne verrebbe l’ulteriore vantaggio di non dover subire più lo squarcio al Salento con il TAP, il gasdotto che porterebbe gas amerikano dall’Azerbaijan, tagliando fuori la Russia. E magari riceverebbe nuova forza l’istanza popolare e dei 5Stelle di stoppare l’epidemia renziana delle trivellazioni in terra e in mare. Poi ci sono l’appoggio militare egiziano  al governo di Tobruk, l’unico che possa evitare l’attacco Nato alla Libia rimuovendo in chiave araba il bubbone jihadista (attacco che invece è auspicato dagli amici del governo golpista dei FM a Tripoli), prevalendo sugli arnesi tripolini del Qatar e dell’Occidente, come sui loro apprendisti stregoni dell’Isis. Infine, c’è il vistoso avvicinamento dell’Egitto alla Russia, con frequentazioni intense Mosca-Cairo e accordi economici e militari. C’è un altro pezzo dell’energia mondiale che rischia di sfuggire al controllo USraeliano.  Gli embedded di ogni sponda non possono che muoversi come Acconcia. L’alternativa comporta l’applicazione del Manuale del Pentagono. Sia ben inteso, qui di governi immacolati, rispondenti ai nostri sogni, non ce n’è. Se ne andata perfino Cuba. Ma starsene alla finestra perché non ce ne sono e sdegnare di favorire, con le riserve politico-ideologiche che si vogliono, tutto ciò che ostacola il Leviatano atlantico-sionista, è collaborazionismo. Curioso come i due quotidiani che si considerano gli unici critici nell’oceanica cialtronaggine della grande stampa, orrendamente ignorante, in malafede, servile, cioè “il manifesto” e “Il Fatto Quotidiano”, si muovano su convergenze parallele per quanto concerne questi settori internazionali. Entrambi furoreggiano contro Al Sisi, ma anche contro i jihadisti; contro Assad, ma anche contro l’Isis (sempre meno contro Al Qaida, visto che il generale Petraeus e Assopace li considerano un possibile ricambio democratico ad Assad); contro Putin, ma anche contro i nazisti di Kiev. Dove quel che conta è il primo termine dell’accoppiata. Convergenze parallele Entrambi si entusiasmano per la nuova “rivoluzione colorata”, chiamata “Tu Puzzi”. istigata da USraele e Arabia Saudita in Libano per farla finita con Hezbollah (la prima era stata celebrata da Guido Caldiron sul felicemente defunto “Liberazione”: Ora, da capofila della lobby, questa penna israelita imperversa sul “manifesto”). Il correligionario Stefano Feltri sul “Fatto” condivide l’ideologia, prima esaltando Draghi come “l’unico uomo politico” d’Europa, poi arrivando a decretare la fine della politica e l’avvento, per la felicità di tutti, del “regime della tecnologia”. La Cupola, i fratelloni di Bilderberg, dovrebbero apprezzare un tale fervorino alla dittatura mondiale. Non si vede la differenza di questi “critici”, “antagonisti”, dalle lenzuolate del campione di saltafosso Adriano Sofri. Imbrattono il già non candido “La Repubblica” per raccontarci che I peshmerga curdi d’Iraq, ascari di un governo infeudato a Israele (che ne riceve il petrolio e ricambia con servizi segreti e accaparratori di terre) e quelli che, col consenso di Erdogan, hanno fatto una brevissima e non gradita sfilata a Kobane, sono gli unici veri eroi della lotta all’Isis. Tutti fanno brodo, specie le spie. Nulla da stupirsene col personaggetto Sofri. Ma stupisce un Marco Travaglio, tanto battagliero contro il malcostume interno e tanto corrivo nei confronti di quello estero e dei suoi sicofanti. Forse un bravo giornalista non è necessariamente, come si vede dal decadimento della testata, sempre più confusa e gossipara e sempre più embedded in politica estera (tanto da vergognarsene al punto da averla esiliata in fondo al giornale), è un buon direttore di giornale. Tsipras curdi A proposito di curdi, cosa vi avevo detto infilando il curdo turco Demirtas, capo del partito “filo-curdo” DHP che tenta di fare le scarpe, anche a botte, al PKK in guerra con Ankara, nella grande manovra imperialista e reazionaria dei falsi sinistri? Che Demirtas è il commilitone di Tsipras, dell’Obama buono, di Raul Castro, del Renzi di centrosinistra, forse dell’iraniano Ruhani, sicuramente del nordirlandese Gerry Adams, che ha barattato la sua impunità di capo dell’Ira con la demolizione dell’Ira, l’abbandono del diritto storico all’unità irlandese per la quale generazioni di patrioti si sono battuti, e qualche posto ministeriale nel governo neocoloniale di Belfast, in coalizione con i fascisti unionisti. La vera schiuma della politica, lo strumento risolutore prima delle bombe o delle False Flag. Ma anche il vessillo dell’unanimismo destra-sinistra nell’era della “società civile” e della “fine delle ideologie”. Nello stesso momento in cui Erdogan innaffia di ordini, soldi e armi le bande dell’Isis e di Al Nusra, reprime nel sangue una rivolta popolare divenuta endemica, spazza via gli ultimi detriti delle istituzioni democratiche, compie in combutta con la Nato genocidi in Kurdistan e Siria e ne commissiona altri in Libia, Egitto, Iraq, Nigeria, prolunga l’agonia del pur malleabile Ocalan, il compagno curdo Demirtas entra nel governo, in questo governo, quello del sultano genocida. Falsi positivi In Colombia i “falsi positivi” sono un contadino inerme ammazzato da paramilitari o soldati, ma rivestito di uniforme a fucile in modo da sembrare un “terrorista” delle FARC. Da noi falsi positivi sono sguatteri di regime fatti passare per giornalisti. E’ l’informazione che ci rifila sempre nuovi falsi idoli da venerare e supportare. Grande è il clamore sul candidato democratico Bernie Sanders negli Usa, vindice dei lavoratori, migranti e diritti civili. Totale è il silenzio sulla sua pronuncia a favore del programma dei droni in Afghanistan, Yemen, Somalia, ovunque, che con Obama hanno raggiunto l’apice degli assassinii, senza imputazione e processo, di civili, matrimoni, funerali. E anche sul suo silenzio-assenso per il Patriot Act che, grazie all’11/9, ha trasformato gli Usa, con una polizia-esercito feroce e impunita e con campi di internamento per “sospetti” in tutti i 52 Stati, in modello per tutto l’Uccidente. Non c’è da stupirsi di fronte a un giornalismo, “manifesto” in testa, che a suo tempo salutò la candidatura di Hillary Clinton come l’epifania dell’”Angelo bianco”. Travaglio, che non risparmia al giornalismo da saliva le sue eccellenti catilinarie (ma le risparmia alla propria redazione esteri, tra le più appiattite sulla disinformazione atlantica), nel ridicolizzare del Corriere della Sera gli immeritati prestigio e aulicità, smerda anche uno dei suoi più autorevoli editorialisti, Sabino Cassese (a volte ospitato pure dal “manifesto”). Da legalitario qual’è accusa l’ex-giudice costituzionale ed ex-candidato al Quirinale per grazie di Napolitano, di vari misfatti. L’accanimento contro la Costituzione, l’attacco alla magistratura, fatta responsabile del dilagare della criminalità e della crisi di una giustizia che arresta troppi colletti bianchi e rende biblici i tempi dei processi. Cassese esalta il modello americano, nel quale i giudici sono sottoposti al governo e ne ricevono le linee guida. Sostiene una giustizia “sostenibile”, che cioè tenga conto dei superiori interessi (politici, aziendali). Quale quelli di cui la Consulta, secondo il ministro Poletti, nel sancire la restituzione del maltolto ai pensionati, non ha tenuto conto. E’ il nuovo ordinamento post-1789 e post-1948: la legge è diseguale per tutti. Con alti magistrati come questo c’è da stupirsi se, da Berlusconi in poi, ogni governo non ha mirato ad altro che a rendere la giustizia compatibile proprio con quella che l’alto magistrato chiama la “dilagante criminalità”. Ma a me la caricatura di Cassese magistrato tratteggiata da Travaglio ricorda altre imprese del nostro. Non era lui il presidente del Tribunale dell’Aja per la Jugoslavia che agli Usa e all’UE servì per criminalizzare e incarcerare le vittime serbe, esonerare i carnefici e, incidentalmente, ammazzare Slobodan Milosevic? Non fu lui a presiedere un tribunale sul Libano che s’inventò le più strabilianti accuse e prove per scaricare sulle spalle della Siria e di Assad il classico attentato terroristico di Israele? Quello che fece saltare per aria il primo ministro Rafik Hariri. Era il 2005. Ne seguì la solita turbolenza libanese tra settori opposti che avrebbe dovuto minare la crescente forza di Hezbollah e preparare il terreno alla facile vittoria degli invasori nazisionisti nel 2009. Le cose andarono diversamente e l’esercito israeliano, da anni collaudato su ragazzini lanciapietre, crollò di schianto al confronto con combattenti veri. Il mondo perbene ne renda eterno merito a Hezbollah, oggi di nuovo impegnato contro le bande di ventura lanciate sulla Siria da USraele e, insieme a esercito e popolo siriani, responsabile del fatto che, dopo 4 anni e mezzo del più sanguinoso assalto dai tempi delle crociate, la Siria resta in piedi. Un rantolo da Parigi Se Cassese ci fa ribrezzo, che dire della madre di tutte le scelleratezze radical chic, Rossana Rossanda. A questa dama di Rue de Rivolì la maturità non ha inciso solo le onorevoli rughe del tempo. Ne ha squarciato il falso volto di guru della sinistra. Dopo aver sfasciato quanto di buono sopravviveva nel “manifesto”, la sedicente “ragazza del ‘900“ lo ha lasciato in mano a chi, da D’Alema a Bertinotti a Hillary Clinton a Obama a SEL a Tsipras, ha trascinato le sparute schiere di lettori incorreggibili nel mondo di Alice nel paese delle meraviglie. Ne ha pervertito del tutto la rotta infilandolo nella crociata dell’Uccidente contro la Libia lanciando l’appello a novelle “brigate internazionali di Spagna” perché si avventassero su quel paese, implicitamente affilando le mannaie che hanno fatto a pezzi Gheddafi. Era lei, memorizzate, che, insieme a tutta una serie di gaglioffi cambiacasacca, allevò anche un supereroe della categoria, Gianni Riotta, già “manifesto”, poi Stampa, Corsera, New York Times, Washington Post, Tg1, Sole 24 ore, fino al coronamento con un quasi clandestino talk-show sul Tre per analfabeti della conoscenza, del linguaggio e della critica. Un grande cursus honorum nella migliore informazione dell’Impero. L’Orlando Furioso scritto da Ariosto, per compiacere il mecenate, cardinale Ippolito e tutti i D’Este, è una filippica al confronto. Oggi, irriducibile a qualsiasi ravvedimento, che poi sarebbe in contrasto con la sua missione, ha emesso una nuova fatwa contro chi non riconosce in Tsipras il nuovo Giovanni Battista martire. Suo merito eroico: essere ricorso al voto di popolo contro la sentenza capitale pronunciata dallaTroika. “Per scegliere il proprio destino” scrive. Indifferente al fatto che Tsipras, mettendosi poi a 90° sotto i sodomiti di Bruxelles, Washington e Francoforte, al popolo che aveva detto NO, ha sputato in faccia il suo SI. L’oscenità si completa con un “bravo” a Mario Draghi che, in virtù di quello sputo, ha fornito nuova liquidità… alle banche greche e ha ipotizzato una ridefinizione del debito greco. Perchè i greci si estinguano in tre, anziché in due anni. Infatti questi bravi pragmatici europei, Draghi e l’FMI, rassicura la brigatista internazionale di Libia, ci tengono a Tsipras, in quanto in lui hanno trovato un “interlocutore greco abbastanza solido”. Solido quanto basta per far peso sul corpo spiaccicato della Grecia. Riferendosi con velenosità alla sinistra dissidente di Syriza, pronuncia uno dei suoi aforismi epocali: “E’ sempre da sinistra che le sinistre debbono attendersi il peggio”. L’hai detto, sorella. Solo che sappiamo noi a chi riferirlo, l’aforisma.
Gaza Resterebbe da dire dell’abiezione totale e generale che l’Europa e relativa stampa di servizio hanno manifestato sull’attuale tsunami migratorio, fino a nausearci con l’ipocrisia suprema in cui si sono affratellati misericordiosi, razzisti e assassini, sull’immagine di un bimbetto siriano spiaggiato su una riva del Mediterraneo. “L’Europa a una svolta!” hanno proclamato. Quella svolta che non c’è quando a finire inceneriti o spappolati sono, non uno, ma migliaia di bambini di Gaza, Siria, Iraq, Afghanistan e ovunque imperversi l’Uccidente. Altro che svolta, non si è neppure voltata, l’Europa.  E non svolterà neppure stavolta. Ne parleremo nel prossimo pezzo: “Misericordiosi, xenofobi, oligarchi euratlantici: una faccia, una razza.” ( Fonte: www.stampalibera.com)

 

QUI I VIDEO POSTATI DA FULVIO GRIMALDI SUL SUO SITO http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2015/09/informazione-casi-raccapriccianti-casi.html#more

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