Immigrazione: nessuno è innocente di Luciano Fuschini

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Tutti ripetono giustamente che il fenomeno migratorio in atto è qualcosa di epocale, destinato a cambiare profondamente la storia del mondo. Invece è raro udire e leggere altre considerazioni che una completa informazione e la visione attenta delle immagini dovrebbero suggerire.

Intanto il fenomeno non interessa solo l’area del Mediterraneo. L’Oriente asiatico e l’America latina vedono svolgersi quotidianamente l’identico dramma, che si configura quindi come un enorme trasferimento di masse, di dimensioni mondiali. Dato che non ci sono guerre ovunque e dato che molti dei migranti provengono da Paesi che fanno registrare consistenti aumenti del famoso PIL, disponendo inoltre di migliaia di euro o di dollari necessari per le traversate, né le guerre né la miseria sono fattori unici, o comunque decisivi. Una corretta informazione obbliga a questa prima conclusione.

Una lettura attenta delle immagini ci dice che gli emigranti sono in massima parte giovani maschi, robusti e ben nutriti. La stessa osservazione veniva spontanea vedendo le scene dei richiedenti asilo provenienti dall’est europeo dopo il crollo dei muri (oggi ne vengono eretti più di quanti ne siano crollati allora). In particolare gli albanesi che si riversarono da noi erano uomini ben in carne, non poveri esseri scheletriti. Né poveri esseri scheletriti sono i neri africani o gli arabi che oggi sciamano per le nostre lande. Non sono affamati e anche quelli che fuggono dalla guerra, come i siriani, hanno veramente il diritto di abbandonare il loro Paese? I giovani maschi robusti che bussano alle nostre porte non dovrebbero essere loro ad arruolarsi per difendere il loro Paese? Se non lo fanno loro, chi lo farà?

Allora si impone la domanda: perché si avventurano in un viaggio costoso, pericoloso, pieno di disagi e sofferenza? Scartate come solo parzialmente vere l’ipotesi della fame e quella della fuga dalla guerra, qualcuno si abbandona a valutazioni dietrologiche, che hanno sempre un fondamento perché la realtà non è mai soltanto quella che si vede. C’è l’ipotesi di un disegno politico di destabilizzazione dell’Europa, ma chi la formula non tiene conto del fatto che le migrazioni sono mondiali, investono tutti i continenti. C’è l’ipotesi senza dubbio realistica che quelle masse siano spinte da trafficanti che lucrano sulle loro speranze e sulle loro illusioni, nei Paesi di origine e nei Paesi di arrivo: anche da noi sono già ben emersi gli interessi dei centri di accoglienza, delle mafie, degli imprenditori che utilizzando quella manodopera a buon mercato abbassano i livelli di tutti i salari, dei proprietari di case e appartamenti che altrimenti resterebbero sfitti…

Tuttavia anche questa considerazione non soddisfa del tutto, perché non spiega come possa essere tanto persistente un inganno che costa ai migranti enormi sofferenze.

 

Le anime belle dei marcianti scalzi, ma anche tanti antagonisti che non si sono piegati alle menzogne di regime, mettono sotto accusa l’Occidente, che ha saccheggiato le risorse degli altri continenti, ha distrutto i loro Stati, ha sobillato e armato le fazioni.

Tutto vero. Però è anche vero che si sono potuti commettere tutti quei misfatti perché i popoli dell’Africa nera sono divisi da ancestrale odio tribale, che è porcheria tutta loro senza la quale non sarebbe stato possibile dividerli e aizzarli gli uni contro gli altri. Pochi decenni fa nel Ruanda-Burundi 800.000 persone sono state massacrate a colpi di machete, semplicemente per odio tribale fra Hutu e Tutsi. Essendo i Tutsi mediamente più alti degli Hutu (“siamo i Vatussi, altissimi negri” cantava Edoardo Vianello in una canzonetta demenziale degli anni ’60), quando questi ultimi ne catturavano uno lo “accorciavano” col machete, mutilandolo nelle gambe. Non c’è bisogno di forniture di sofisticatissime armi occidentali, o russe, o cinesi: la fabbricazione di un machete è alla portata di tutti.

Fra le masse musulmane è facile scatenare odio reciproco, per le divisioni settarie e i fanatismi insorti fin dagli anni immediatamente successivi alla morte del Profeta. Le canaglie che dirigono gli USA, la Gran Bretagna, la Francia, e la nostra Italietta, possono pescare nel torbido e smembrare gli Stati perché fra sunniti, sciiti, salafiti, wahabiti, alawiti, fratellanze musulmane, confraternite sufi, ci sono abissi di odio che si trascinano da secoli.

Mettiamocelo bene in testa: nessuno è innocente. Mai. Possiamo individuare diversi livelli di responsabilità, e la nostra colpa è al massimo grado, ma nessuno è innocente.

 

A questo punto proviamo a dare un’altra risposta alla domanda: perché si avventurano in quelle peregrinazioni angoscianti, se non sono ridotti alla fame e se solo pochi sfuggono alla guerra (e non dovrebbero farlo)?

Per rispondere dobbiamo aggiungere un’ulteriore considerazione. I flussi migratori evitano Paesi ricchissimi e poco popolati come l’Arabia Saudita, come evitano i Paesi dalle economie emergenti dei Brics. Si riversano tutti verso l’Europa Occidentale, il Nord America (USA-Canada) e l’Australia, cioè verso quello che è percepito come l’Occidente.

Siamo probabilmente in presenza di un’allucinazione collettiva, paragonabile a quella che nel medioevo spinse al massacro masse di giovanissimi nella “crociata dei bambini”. Un’allucinazione che è forse il segno più vistoso dell’eccezionalità di tempi apocalittici. La maggior parte di quei milioni di vaganti vede nell’Occidente l’Eldorado della vita facile, dell’assistenza gratuita, dello sballo alla portata di tutti, del sesso offerto senza remore moralistiche.

Sotto accusa non è quindi solo il nostro imperialismo. Sotto accusa è quella società dell’abbondanza e della libertà sfrenata che ha caratterizzato l’Occidente nella seconda metà del secolo scorso e fino ad oggi. Era un’abbondanza fondata sullo sfruttamento delle risorse degli altri continenti e sul debito, debito degli Stati e delle famiglie, debito sanato da altro debito in una spirale di follia.

La nostra abbondanza, pagata con l’infelicità di una nevrosi di massa indotta dai ritmi di una competizione continua, ha proiettato nel mondo un immaginario collettivo distorto che ha fatto dell’Occidente un miraggio.

Appurato che nessuno è innocente, costatato che chi ci sta invadendo è preda di un’allucinazione, che fare? Niente altro che difendere le nostre terre, anche con una durezza che può sembrare insensibilità, e proporci finalmente di cambiare dalle radici quel modello di vita, di produzione e di consumo che sta devastando le menti nostre e di chi ci vede come il regno della felicità.


Fonte: Il Ribelle

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